Reckoning

mak

Se fossi in po’ più movimentista, mi iscriverei al PD.

Perché c’è aria di rifondazione e perché ho capito un po’ di cose che sono successe in questi giorni.

Ho capito, per esempio, che il partito sapeva di essere diviso al suo interno da molto prima di questi giorni. Rodotà era divisivo per se (perché laico, perché fuori dai giochi, perché sostenuto dai grillini) e che, quindi, un partito che si è diviso su Prodi e su Marini non poteva non dividersi, ancora più sanguinosamente se possibile, su Rodotà. Il fatto che a me piacesse averlo come presidente non cambia la sostanza delle cose: i numeri non c’erano (e stendiamo un velo pietoso sulle promesse a mezza bocca di Beppe Grillo).

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Stream this cock

Conclave_gabbiano

Perché devono fare le consultazioni in streaming? Cercare un accordo passa, per definizione, dal concedere qualcosa all’altro. Non glielo vuoi/puoi/devi concedere? Bene… Se non ci sono le condizioni, non ci sono le condizioni. Quello che dirai prima e quello che farai dopo, saranno più che sufficienti per farmi capire cosa è successo durante

Perdere (e far perdere) due ore in streaming a farmi vedere quanto sei duro e puro è campagna elettorale fatta con i soldi dei cittadini, travestita da trasparenza. Invece di trovare un modo per risolvere i miei problemi, stai lì a parlarti addosso e a recitare una parte, invece di provare a capirsi.

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Ora come allora… Una merda.

Aaah,com’era diverso…

Se avessi avuto l’età, e il diritto di voto, nel ’94 avrei votato per il “Polo della libertà”, la coalizione con cui Forza Italia e Lega Nord si presentavano agli elettori del Settentrione. (Andrea Mingardi, oggi su Il Post)

Non che ce l’abbia particolarmente con Mingardi – so a malapena chi sia e me ne scuso – ma a me questo rimpianto generalizzato del Berlusconi delle origini (Monti, Giannino, Sechi e altri grossi e piccoli calibri della destra sedicente “liberale”) mi fa venire l’acidità di stomaco.

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Sparagli Peter, sparagli now…

Guardatevi questo video (via IlPost). E’ in inglese, ma si capisce.

Si capisce anche perché è stato pensato per un target di anime semplici. Concetti semplici, scritte grosse che ripetono quello che dice la voce, pochi colori,… Aggiungerei pure un’estetica, non so quanto voluta, da videogioco sparatutto.

Ma non è soltanto l’estetica ad essere puerile, il messaggio lo è molto di più. Le “figlie del Presidente”, le “guardie armate pagate con i soldi dei contribuenti”, i “vostri figli”, … Questa gente fa ribrezzo.

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Libel (o diffamazione)

Iniziamo con un proverbio arabo (trovato su Facebook, quindi di attendibilità più che dubbia, ma) decisamente in tema.

Ogni parola, prima di essere pronunciata, dovrebbe passare da tre porte.
Sull’arco della prima porta dovrebbe esserci scritto: “È vera?”
Sulla seconda campeggiare la domanda: “È necessaria ?”
Sulla terza essere scolpita l’ultima richiesta: “È gentile ?”

Ci sono due notizie in questi giorni che mi spingono a scrivere questo post che era in attesa già da un po’ di tempo. Si parla di diffamazione e le due notizie sono questa, che dovreste aver sentito, e questa che forse vi è sfuggita. Sono storie strane, secondo me, come è strano tutto quello che riguarda la diffamazione.

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Tu sarai diverso, ma in fondo sticazzi

Io questo Franco Fiorito lo conosco. E lo conoscete anche voi. […] Franco Fiorito, “er federale de Anagni”, è uno di noi. La parola “casta” è perlomeno fuorviante. Lascia intendere che esista un ceto parassitario alieno alla brava gente che lavora, quasi una cricca di invasori. Purtroppo non è così. Tra casta e popolo c’è osmosi, e un continuo, costante passaggio di consegne. Fiorito non nasce ricco e non nasce potente. Fiorito è un prodotto della democrazia. Molti italiani che oggi sbraitano contro la casta, ove ne facessero parte, sarebbero identici a Franco Fiorito, per il semplice fatto che sono identici a Franco Fiorito anche adesso. […]. (Michele Serra, L’Amaca di oggi, dal blog di Triskel)

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