Tre anni e mezzo a spese nostre…

Altissimo sulla scala degli sciacallaggi
Altissimo sulla scala degli sciacallaggi

Oggi c’è stata una scossa di terremoto alle 7e40 di mattina, la più forte da che io mi ricordi… Una cosa grossa, davvero. Fidatevi, anche se non l’ho scritto su Facebook.

La Cittadina Senatrice Enza Blundo (M5S, e come te sbaji?), invece, ha scritto subito il suo pensiero su Facebook… Poco dopo ha modificato il post e l’ha reso un po’ più soft.

(Già qui ci sarebbe da farsi qualche domanda su questo tirare il sasso e nascondere la mano su Facebook di un’esponente di un Movimento che si fonda sulla mistica della Rete. La rete, come tutti sanno, non dimentica e andrebbe usata con attenzione e, ove possibile, collegata al cervello… Ma vabbè… E’ stato già detto in altre occasioni che l’analfabetismo non solo digitale scorre possente in certi ambienti…)

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.italotreno, qualche tempo dopo… 

Anni fa, avevo scritto un post – non male, a rileggerlo adesso – in occasione del mio primo viaggio su Italotreno. Benché non parlassi solo di Italo e il post, come spesso accade, diventava l’occasione per parlare d’altro, era piuttosto evidente che l’esperienza mi era piaciuta parecchio e, al netto degli inevitabili poraccismi all’italiana, l’avrei ripetuta volentieri.

Nell’ultimo mese, per motivi che forse (finalmente) racconterò altrove, ho preso diversi treni Roma-Milano-Roma e, caso ha voluto, che abbia sempre preso il Frecciarossa. Per il viaggio di oggi, però, non so bene perché, ho preso Italotreno e, visto che l’esperienza si sta rivelando drammaticamente diversa dalla precedente, è proprio di questo che voglio parlare.

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On Brexit

Brexit2

A me questa Brexit, da qualsiasi lato la si guardi, fa incazzare. Mai avrei pensato che con il Movimento5Stelle qui da noi, quella verduraia della Le Pen in Francia, epigoni di Salvini e Meloni in ogni angolo di Europa, proprio in UK, dove ci sono ancora la Regina, il Commonwealth e i Lord con la parrucca, ci potesse essere un’epifania così deprimente di quello che stiamo (tutti) diventando. Metto qua di seguito alcune riflessioni che ho fatto in questi giorni.

E adesso?

Tra tutte, la cosa che mi ha lasciato più l’amaro in bocca di questa brutta, brutta faccenda, è il fatto che non c’era un piano. Nel senso: porti il tuo popolo ad una decisione di tale portata, mediante un referendum che, per definizione, ha solo due esiti possibili, fai campagna per uno di quei due risultati, pure con toni e modi da fiera di paese, poi vinci e non sai cosa fare? Ti rimangi un’ora (nel senso di sessanta minuti) dopo le promesse che hai fatto per mesi e cominci a dire “Non così in fretta… Calma… C’è tempo…

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Igiene del discorso

Sonoricco

Non mi capita spesso perché preferisco rimanere nella mia comfort zone, ma di quando in quando mi capita di trovarmi in mezzo a discussioni piuttosto concitate su quello che in Italia va sotto il nome di “politica”.

Premetto che non frequento persone che la pensano – almeno sulla carta – molto diversamente da me: i fascisti li evito da sempre per incompatibilità ambientale, i berlusconiani si sono estinti (ma anche prima non è che si vedessero molto) e i grillini nel pieno delle loro seriose funzioni mi fanno cambiare marciapiede. Di turbo-renziani non ne conosco, almeno nella cerchia più stretta: i miei amici sono tutti, in qualche modo, nostalgici.

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#vinciamonoimaancheno

Ammetto che mai come stavolta ho votato PD turandomi il naso. Solo venerdì pomeriggio ho trovato lo stratagemma psicologico per superare la mia più volte manifestata repulsione per Renzi e il suo codazzo. Non ve lo racconto, anche perché ne sono fiero fino a un certo punto. Ma, per quanto debole sia stato il mio meccanismo mentale, quel voto obtorto collo mi permette adesso di essere, per una volta, soddisfatto dei risultati.
Pensandoci stamattina, ancora un po’ assonnato, mi rendo conto che la soddisfazione (e il sollievo) del day after sono un sentimento molto grillino, molto destruens: hanno perso gli altri, quelli che io ritengo jatture terrificanti e pericolose per l’Italia (e per l’Europa).

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Schegge di palestra /2 – La consulente

L’anno scorso mi sono iscritto alla mia attuale palestra usufruendo di un’offerta estiva del tipo “TuttiDentro”. Abbonamento annuale a un prezzo davvero stracciato. La palestra, per quel che a me interessa,vale e ci vado più volentieri di quanto immaginassi: quindi confermerei volentieri l’abbonamento anche per l’anno prossimo.

Temo che, nonostante l’ABC del Customer Care affermi il contrario, non mi sarà possibile rinnovare l’abbonamento allo stesso prezzo di quest’anno. Premiare la fedeltà dei clienti soddisfatti è un principio del marketing che evidentemente non si applica alle palestre e ci sarà sicuramente un aggravio dei costi. La questione, quindi, è minimizzare tale aggravio.

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