Schegge di palestra /2 – La consulente

L’anno scorso mi sono iscritto alla mia attuale palestra usufruendo di un’offerta estiva del tipo “TuttiDentro”. Abbonamento annuale a un prezzo davvero stracciato. La palestra, per quel che a me interessa,vale e ci vado più volentieri di quanto immaginassi: quindi confermerei volentieri l’abbonamento anche per l’anno prossimo.

Temo che, nonostante l’ABC del Customer Care affermi il contrario, non mi sarà possibile rinnovare l’abbonamento allo stesso prezzo di quest’anno. Premiare la fedeltà dei clienti soddisfatti è un principio del marketing che evidentemente non si applica alle palestre e ci sarà sicuramente un aggravio dei costi. La questione, quindi, è minimizzare tale aggravio.

E qui entra in gioco Simona, la “consulente”. Quando arrivo la sera in palestra, sempre un po’ trafelato e di corsa, vedo sempre pattuglie di giovinette che si intrattengono con i clienti in entrata e spiegano fitte fitte, vergando linee e numeri sul dietro di fogli di carta, qualcosa di estremamente complesso sugli abbonamenti.

Devo dire che visto che sono un ragazzo sveglio, non avevo capito subito che cosa facessero né le avevo antropologicamente ancora ben distinte dalle receptionist che stanno dietro al bancone. Stesso trucco, stesso look strappo-minimal, stessa bigiotteria, stesso sguardo un po’ vitreo: per me rientravano tutte nella categoria evergreen di “sciacquette da palestra”.

Fino a che, verso gennaio, mi suona il telefono e una voce freschissima mi dice: “Alberto? Ciao. Sono Simona. Gabriella, la tua vecchia consulente, non lavora più qui e io sono la tua nuova consulente. Quando possiamo vederci per conoscerci?

Io, a parte non avere la minima idea di chi fosse mai questa Gabriella, rispondo squillante: “Certo. Facciamo il giorno X alle sette. Ti chiedo gentilmente di essere puntuale perché non vado in sala pesi, ma faccio i corsi e quindi alle sette e mezza max vorrei stare in sala“.

Ah, sì, certo. Non ti preoccupare. OK per il giorno X.

Il giorno X alle sette io sono lì, ma lei ha da fare per evidente overbooking del mio slot e io mentre faccio anticamera, capisco la faccenda dei due tipi diversi di “sciacquette”. Simona, verso le sette e venticinque finalmente mi “riceve” e, accampata sul tavolinetto di vimini davanti alla reception, mi spiega, con grande profusione di numeretti e linee dritte, l’offerta imperdibile (non dice che è “solo per me”, ma quello è il tono). Ovviamente, il desiderio incontenibile di “conoscerci” è durato il tempo di una stretta di mano e siamo passati subito al sodo.

L'”offerta imperdibile” consiste nell’abbonarsi per 3 (tre) anni ad un prezzo annuale pari al 250% di quanto ho pagato per quest’anno.

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E ci sono pure 5 trattamenti estetici inclusi (in tre anni) e due sedute da un’ora con il personal trainer (sempre in tre anni)… Non voglio pensare cosa mi avrebbe proposto, se si fosse trattato soltanto di un’offerta qualsiasi, invece che di una imperdibile… Forse una libbra di carne (così dimagrisci pure, no?)… Ovviamente devo decidere (di spendere 1600 euro) lì su due piedi, anzi sul tavolino di vimini. Mah, le dico che proprio non ci siamo e che per il momento non ho proprio idea se rinnoverò o no l’abbonamento (beato chi c’ha un occhio da qui a tre anni, credo di averle profeticamente detto).

Devo avere calcato un po il tono sul “non ho proprio idea“, perché lei si è un po’ indispettita e mi ha chiesto cosa ci fosse che non andava nella palestra. Io le ho spiegato che non ho grande piacere a venire in palestra, nel senso che non ci sto bene dentro, quindi tutto quello che esula dal mio programma fitness autoconvocato (due ore a tutta per due volte a settimana), dal centro benessere agli spogliatoi, alla sala pesi, alle feste e ai concorsi a premi, li percepisco come tempo rubato alla mia vita che è orgogliosamente “altro”.

Simona, dimostrando una capacità di ascolto attivo encomiabile, mi dice che al centro benessere ci posso andare nel weekend se in settimana non riesco… Ecco appunto. Ci lasciamo con un “ci penso, tanto il tuo numero ce l’ho” molto di circostanza e la faccenda finisce lì… Oltre alla catena alimentare delle sciacquette, capisco pure che rinnovare l’abbonamento a un prezzo abbordabile sarà tutt’altro che semplice…

Passano i mesi e Simona torna alla carica. Squilla il telefono, ma stavolta visto che mi ero segnato il numero in rubrica, so cosa mi aspetta e rispondo brillante. Cioè, io so cosa mi aspetta, Simona no. Tanto che mi dice di nuovo: “Alberto? Ciao. Sono Simona. Gabriella, la tua vecchia consulente, non lavora più qui e io sono la tua nuova consulente. Quando possiamo vederci per conoscerci?

Ora, io sarò pure un personaggio triste e dimenticabile, ma lei proprio non lo è: non mi va di scendere troppo in descrizioni fisiche che la renderebbero riconoscibile e vanificherebbero il nome falso che le ho dato, ma Simona ha una faccia davvero “strana” e – fidatevi – non si dimentica. Vabbè, dopo averla convinta a fatica che già ci conosciamo, prendiamo un appuntamento per la proposta di una nuova offerta imperdibile. Immagino.

Dico “immagino” perché, nonostante ci siamo dati almeno quattro appuntamenti (sempre alle sette il giorno X e il giorno Y della settimana), tutte e quattro le volte (l’ultima poco fa), mi ha mandato un sms e mi ha detto che non poteva e se potevo andare a un’altra ora un altro giorno. Ovviamente no.

E’ interessante notare – non so se c’è o ci fa, nel senso che potrebbe essere una tattica “consulenziale” – che ogni volta che mi ricontatta dopo avermi dato buca, più o meno velatamente lascia intendere che sono stato io a non presentarmi, anziché lei a disdire… Incurante, sembrerebbe, del dialogo per sms al di sopra dell’ultimo che mi ha mandato. Visto che non riusciamo a beccarci (per me) e a conoscerci (per lei) ed è così smemorina, le ho suggerito di mandarmi una mail.  Vediamo che succede.

Lato antropologico a parte, visto che mi è capitata con tutta evidenza una consulente “particolare” anche tenuto conto dello sciacquettame quadratico medio, vorrei fare qualche riflessione su tutto questo.

Prima riflessione: perché una consulente e non un bel listino prezzi? Noto ed affisso, così ognuno trae le sue conclusioni?

Seconda riflessione: perché io non posso girare per la palestra e pensare che tutti stanno pagando quanto pago io? Perché tutta questa discrezionalità?

Terza riflessione: perché bisogna parlare di queste cose triviali (e approssimative) di persona appoggiati su un tavolinetto di vimini con il casco in mano e il borsone a tracolla e non per iscritto o per telefono?

Quarta riflessione: perché tutte le offerte sono tarate sullo spendere “molto” per avere “ancora di più” e non ce n’è una che fa spendere “poco” per avere “solo quello di cui hai bisogno”? (Questa, mi rendo conto, è un po’ troppo cosmica).

Quinta riflessione: la mia idiosincrasia verso l’ambiente palestra è una cosa così anomala che non merita nemmeno di essere presa in considerazione, non dico per un’offerta ad-hoc, ma almeno per la gestione delle obiezioni da parte della “consulente”?

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