RWC11, l’Italia e l’anomalia del rugby

In questi giorni, si sta svolgendo in Nuova Zelanda la Coppa del Mondo di Rugby (RWC11). Io per la mia passione antica che conoscete la sto seguendo con una certa attenzione, grazie anche a MySky che mi risparmia gli effetti di un fuso orario criminale. L’Italia è finita in un girone di ferro con Irlanda, Australia, Russia e Stati Uniti. Le prime due sono rispettivamente le squadre più in forma dell’emisfero boreale e di quello australe, mentre le altre sono due squadre materasso – la Russia più degli USA – ma anche lì poteva dirci meglio.

Poco importa comunque, visto che ai quarti di finale ci vanno le prime due. All’inizio del torneo, l’obiettivo era di vincere con le squadre materasso (ovviamente), perdere con dignità con l’Australia e giocarsela con l’Irlanda: cosa difficile, mai successa in competizioni importanti (forse mai successa e basta), ma ritenuta comunque possibile nel nome dell’italico entusiasmo, di cui parlavo nell’altro post.

Australia – Irlanda (di due RWC fa)

L’Italia in tutte le precedenti RWC non è mai arrivata ai quarti e – temo – nemmeno quest’anno sarà la volta buona… Eh, sì… Perché noi abbiamo fatto il nostro perdendo con dignità con l’Australia e stravincendo ieri con la Russia, ma l’Irlanda ha pensato bene di vincere con l’Australia, contro il pronostico che la dava sfavorita. Questo vuol dire che l’Irlanda è uno squadrone (con buona pace dell’italico entusiasmo) e che adesso è l’Australia che si candida al secondo posto del girone. E con l’Australia abbiamo già perso, sia pure con dignità.

Esiste un ranking mondiale delle nazionali di rugby e l’Italia è stabilmente fra il nono e il dodicesimo posto. Davanti a noi ci stanno le tre nazionali australi, Sudafrica, Australia e Nuova Zelanda, e le cinque del vecchio Cinque Nazioni, Inghilterra, Galles, Francia, Irlanda e Scozia, e siamo a otto. Oltre a queste, abbastanza stabilmente davanti a noi, c’è l’Argentina e qualche squadra oceanica, tipo Fiji o Samoa. Ma se anche fossimo solo noni andare ai quarti sarebbe praticamente impossibile, considerato che si tratta di rugby (e non di calcio o di tennis) e che ai quarti vanno solo otto squadre. Insomma, il problema è strutturale e va oltre la ferrosità del girone.

In ormai quasi trent’anni di frequentazione, infatti, mi sono convinto che il rugby è uno sport molto anomalo. Per fare un paragone matematico lo definirei “asimmetrico e fortemente non lineare”. Seguitemi.

Le partite di tutti gli altri sport – qualcuno più, qualcuno meno – rientrano con probabilità diverse, ma comunque significative, nelle seguenti quattro categorie:

  1. il massacro della squadra più debole ad opera di quella più forte;
  2. la partita tirata, in cui può vincere ciascuna delle due squadre;
  3. la rimonta (dell’una o dell’altra squadra);
  4. il sovvertimento del pronostico (cioè il molto debole che vince sul molto forte).

Nel rugby, banalmente, le ultime due possibilità non esistono. O stravince il più forte, o due squadre sono molto vicine come valore e qualità di gioco che la partita è tirata e di esito incerto. Questo vuol dire che è possibile, solo guardando le condizioni iniziali (il ranking, il blasone, lo stato di forma, l’esperienza internazionale), prevedere il tipo di risultato finale, cioè se sarà un massacro o se se la giocheranno punto a punto. E fin qui è l’asimmetria.

La non linearità invece è funzione del fatto che se vai sotto di 2-3 mete in venti minuti è molto probabile che nei rimanenti sessanta te ne faranno un’altra decina (i.e. massacro) (*). Le rimonte, come ho già detto, sono estremamente improbabili, io non ne ricordo nessuna e di partite ne ho viste.

Io mi spiego la frequenza dei massacri e l’assenza di rimonte, considerando che segnare una meta è cosa in fondo abbastanza facile, se l’altra squadra perde la concentrazione, per scoramento o per le troppe botte ricevute: basta tenersi la palla stretta e correre, magari pure sulle ali dell’entusiasmo (quasi mai italico). Senza contare, infine, che spesso una delle due squadre è anche oggettivamente più forte, cioè corre, passa, placca e mena visibilmente di più dell’altra.

Sicuramente, l’ho razionalizzata un po’ troppo, ma è un fatto – sconvolgente, se paragonato ad altri sport – che in questa RWC sta capitando spesso e volentieri che la squadra più debole faccia “riposare” i titolari, schierando le riserve, quando incontra la squadra più forte per poi scendere in campo con la squadra migliore nelle poche partite in cui ha qualche speranza.

Per fortuna che il rugby è spettacolare in sé, perché altrimenti sarebbe uno sport talmente ineluttabile da essere al limite dell’inguardabilità.

 


(*) Tornando per un attimo al calcio, il Barcelona, che è già una bella eccezione, vince quasi con tutti (annullando virtualmente i casi 3 e 4), ma molto raramente con risultati tipo cinque o sette a zero.

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6 commenti su “RWC11, l’Italia e l’anomalia del rugby”

  1. In effetti le rimonte latitano in questo sport.
    Tanto rare da essere ricordate come la neve ad agosto a Roma.
    La Francia con la Nuova Zelanda del mondiale 1999 è un esempio per tutti.
    Negli ultimi due anni direi al finale di heineken cup i quest’anno e un Sud Africa Nuova Zelanda del tri-nation dello scorso anno.
    Poi se quando vai sopra di più di sette punti si dice che hai fatto il break un sospetto che rimontare una meta non sia cosa troppo semplice.

    Ti lancio una chiave di lettura.
    Il rugby pur essendo uno sport di squadra è anche uno scontro uno contro uno spesso e volentieri.
    Se gli uni sono più grossi, più veloci e più abili degli altri alla fine è ovvio chi vince.
    E l’Italia in alcuni reparti non è ne forte ne veloce ne abile per cui la sconfitta è certa.
    In altri forse lo è di più. Se si fa la media arrivi al ranking che ha la squadra.

    1. E’ vero, caro vecchio, c’è Francia – All Blacks del 99. Ma c’è gente che ancora si sogna quella partita la notte ad ogni latitudine e ad ogni longitudine.
      La tua chiave di lettura finale è ancora più deterministica della mia… Per fortuna che almeno il rimbalzo della palla ovale è imprevedibile.

      A

  2. Se fosse vera questa cosa il rugby sarebbe il paradiso degli scommettitori sistematici, ovvero di coloro che cercano il minimo guadagno ma sicuro…

    1. Ottima osservazione. Io purtroppo non sono pratico, ma, se tu lo sei, ti chiederei di fare un’indagine su come funziona il mondo delle scommesse nel rugby. Che quote ci sono sul risultato o se, come mi aspetterei almeno su certe partite, le quote significative sono solo sul fatto che gli All Blacks facciano più o meno 50 punti contro la Namibia.

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