Ritagli

Ogni giorno, giracchiando in giro, si trovano cose scritte da altri, molto più autorevoli di me che vale la pena conservare. Cose che mi piaccio e cose che non mi piacciono, cose che mi aprono la mente e cose che mi fanno incazzare… Non idee, per quelle c’è il blog, ma, appunto, cose. Non so se questa sezione avrà un futuro, se mi stuferò presto o se mi scorderò proprio della sua esistenza, ma proviamoci.

Su Prezi

Non so se avete presente: si tratta di un software (scaricabile o utilizzabile online) che consente di realizzare presentazioni “dinamiche”, che il sito pubblicizza come “non lineari”.Qui ne trovate qualcuna a mo’ di esempio, sugli argomenti più vari. Ebbene, quest’anno almeno un quinto delle presentazioni che hanno accompagnato la prima fase dell’orale degli studenti della mia commissione erano realizzate con Prezi e non col consueto Power Point. Che dire? Innanzitutto, che Prezi sembra subito fighissimo, ma per usarlo bene bisogna, forse, essere ancora più abili che con Power Point. I due terzi della decina di presentazioni fatte col nuovo software non ne sfruttavano le potenzialità innovative: in altre parole erano presentazioni tradizionalissime, lineari, “da Power Point”, solo buttate giù col nuovo sistema fighetto, generando un esito insensato. Inoltre, l’effetto mal di mare è dietro l’angolo: Prezi crea una sorta di gigantesca mappa concettuale attraverso la quale la presentazione “naviga” ruotando e girando l’asse dei testi e delle immagini proposte a piacimento, ma saperne tirar fuori una roba guardabile richiede, a mio parere, molto studio, notevoli abilità grafiche e – forse – anche l’argomento giusto. Insomma, preparatevi: se credevate che l’orrore di certe presentazioni Power Point fosse inavvicinabile potreste presto essere smentiti.

Con gli anni forse ho capito che in Italia ci sono state due civiltà di blog: la prima è cominciata più o meno nel 2001, ha avuto una fase di espansione intorno al 2003, e poi ha continuato a vivacchiare fino a oggi in siti come il mio. La seconda è cominciata con beppegrillo.it, che ha scatenato emulatori che oggi sono diventati a loro volta blog importanti. Questa ondata di blog grillini mi è un po’ arrivata addosso senza che me ne accorgessi: ogni tanto mi imbattevo in uno di loro, e non riuscivo a capirlo. L’approccio viscerale, l’abitudine a mettere in scena linciaggi, la passione per le immagini e i fotomontaggi trash, l’anti-intellettualismo esibito (chiunque li critichi è uno snob o un radicalscic); e, dal punto di vista dei contenuti, la chiamata alle armi contro un complotto mondiale che ci impoverisce, ci fa ammalare con le scie chimiche, non vuole che fuggiamo quando stanno per venire i terremoti, e ci violenta i bambini. Tutto questo era intorno a me, sugli stessi server su cui giravano le mie parole, ma ci ho messo veramente troppo tempo a riconoscerlo, e mi dispiace. (Da Leonardo, 15.03.2013)

«Il decorso di ogni craze è segnato da certe fasi, che a volte si possono distinguere molto chiaramente e che seguono rigorosamente lo schema di una malattia a carattere epidemico. Prima di tutto si presenta un periodo di incubazione, durante il quale l’idea, benché presente nella mente di alcune persone, non tende a propagarsi. Segue una fase in cui l’idea si diffonde rapidamente. Il numero di persone che accettano l’idea aumenta così velocemente, da presentare talvolta un carattere quasi esplosivo. Appena il numero massimo delle persone influenzabili viene raggiunto, la velocità di diffusione dell’onda incomincia a diminuire. Questa è la terza fase. La quarta fase è caratterizzata dal formarsi di una resistenza all’idea, paragonabile all’immunità acquisita contro un’infezione. Durante questo periodo il craze decresce: nelle persone già colpite l’entusiasmo si indebolisce, mentre si verificano solo pochi casi nuovi. Se dura ancora, nella quinta e ultima fase, l’idea resta stazionaria o viene conglobata nelle usanze occasionali di molte persone o rimane fissa nella mente di alcuni entusiasti. In circostanze favorevoli, essa può rimanere per fiorire di nuovo in qualche epoca futura, quando l’immunità sia scomparsa» (Lionel S. Penrose, On the Objective Study of Crowd Behaviour) (Da Malvino, 5/3/2013)

 

Il punto non è che lo strumento [la rete nella visione dei grillini, n.d.r.] sia aperto e che gli imbecilli abbiamo modo di farsi strada nella discussione e contaminarla. Il punto non è che la libertà del mezzo lo esponga alla malafede di qualche idiota che ne mina la capacità di ragionare con civiltà e dialettica democratica. No. Il punto è che la strategia comunicativa di Casaleggio è stata per anni quella di dare forconi e fiaccole ai cittadini del villaggio, caricandoli poi a molla perché si sentissero di dover considerare forconi e fiaccole come il loro strumento più prezioso. L’industria automobilistica li inganna con auto a idrogeno nascoste, quella farmaceutica diffonde vaccini che provocano l’autismo, l’AIDS non esiste ma fa lavorare i biologi e i farmacisti, gli esami per molti tumori servono solo ai rimborsi sanitari, i detersivi sono inutili e i terremoti si potrebbero scoprire in anticipo, se solo si volesse. La tecnica del blog di Grillo gestito da Casaleggio è molto precisa: togliere autorevolezza a tutto ciò che ne ha, costruire un’immagine di mondo governato da poteri forti che hanno dalla loro solo la dote della malafede, e allenare i lettori a brandire con orgoglio i forconi, a urlare quello che sentono nella pancia, a essere indignati, tutti insieme, in gruppo, andiamo a prendere il bastardo, cacciamolo a calci nel culo. Nessuno degli altri ha competenze. Sono tutti degli incapaci, dei cani, degli approfittatori, e lavorano sulla base della disonestà. Perché tutto è facile. Non serve ragionarci sopra. Le cose o fanno schifo o sono giuste. E quando sono giuste in genere sono nostre, oppure sono molto lontane nello spazio e nel tempo. (Matteo Bordone – 07/11/2012)

Se ieri sera il Governo ci ha solo ascoltato allora scateniamo la guerra. E se è stata solo un’audizione, allora faremo sentire le nostre ragioni. Se vogliono il braccio di ferro davvero succede l’inferno. Oggi pomeriggio ci incontreremo nuovamente con il Governo e formuleremo le nostre proposte e non è possibile che il governo non ci ascolti. [...] Ci sono delle liberalizzazioni che è giusto si facciano, per esempio, quelle sui servizi finanziari, sull’energia, sulle banche che porterebbero davvero dei benefici ai cittadini, ma queste saranno fatte con il piumino. Fare di tutta un’erba un fascio è una cazzata (Loreno Bittarelli, presidente Uritaxi – 18/01/2012)

 

Questa è la misura dell’EROEI – dall’acronimo inglese Energy Returned On Energy Invested, energia ricavata su energia consumata (per l’estrazione) – che riferita a una fonte di energia ne indica la sua convenienza in termini di resa energetica. Per fare l’esempio del petrolio, la resa energetica è calata dell’80% – da 100 a meno di 20 – dagli anni ’50 ad oggi. La minor produttività delle risorse rende meno convenienti gli investimenti reali, favorendo la finanziarizzazione e l’esasperazione degli investimenti virtuali che hanno portato alla crisi odierna, in cui siamo ancora palesemente immersi. (Filippo Zuliani, 29/11/2011)

 

There is a cult of ignorance in the United States, and there has always been. The strain of anti-intellectualism has been a constant thread winding its way through our political and cultural life, nurtured by the false notion that democracy means that “my ignorance is just as good as your knowledge”. Isaac Asimov (da Andrea Beggi, 30/11/2011)


È passato molto tempo da quando studiavo Auerbach e il realismo in generale, ma ancora oggi quando correggo qualche tema di tredicenne, e sbatto inevitabilmente contro sintassi traballanti, punteggiature insensate o inesistenti, “perché” che non spiegano e “ma” che non avversano, proprio mentre sto per accartocciare il foglio protocollo… mi torna in mente Gregorio di Tours, grande e sgrammaticato scrittore che coi cocci del latino s’inventò una lingua nuova e un realismo nuovo, patrono di tutti noi cattivi e incompresi scrittori sempre in guerra con punteggiatura e logica. Magari il mio peggior studente sarà il cronista dei prossimi barbari; possa San Gregorio illuminargli il desktop, mentre raschia dalla memoria fissa qualche e-book inutile e comincia a scrivere le gesta del popolo tamarro. (Leonardo Tondelli su Il Post, 18/11/2011)

 


Al di là delle polemiche e dei distinguo, mi piace sottolineare invece questo aspetto: in tutte le nostre grandi teorie decrescitiste, di nuovi modelli, di mondi possibili abbiamo sempre data per scontata l’esistenza dello Stato. Uno Stato che certo andava “convinto”, nelle sue istituzioni, della bontà di certi provvedimenti e di nuove scelte. Ma mai a nessuno dei più autorevoli ambientalisti è mai passato per l’anticamera del cervello che i mezzi pubblici potrebbero semplicemente non esistere più o quasi più. Persino i più catastrofisti, nell’ipotizzare il rifugio di emergenza in campagna per il crollo della civiltà occidentale, sceglievano accuratamente sulla carta geografica un paesino con la sua stazione ferroviaria. Nel quadro di ciò che sta accadendo, tutto ciò appare di un’ingenuità disarmante; eppure, ci fa capire anche quanto sia grande il cambio di paradigma da affrontare. (da Petrolio, 16/11/11)

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