Tre riflessioni su Istanbul

Eccoci qua, di ritorno da una piacevolissima gita ad Istanbul. Piacevole e molto stimolante.

I pensieri che mi sono turbinati in testa in questi quattro giorni di turismo al limite estremo dell’Occidente sono davvero tanti. Un po’ di riflessioni su Istanbul, niente di particolarmente elaborato, ma voglio scriverli qui alla rinfusa giusto come promemoria e come (forse) inizi di riflessioni più articolate. Saranno diversi post… E già questo è un po’ lunghetto.

Ottomani

La mia visione dell’Islam storico è travisata dall’immagine attuale dell’Islam stesso. A me ha fatto davvero impressione vedere che il sistema di potere ottomano riusciva ad essere al tempo stesso una potenza europea e una teocrazia islamica ante-litteram. La religione islamica era un puntello fondamentale del potere dei Sultani e le moschee monumentali (e bellissime) sono lì a dimostrarlo, ma la stessa ricerca della monumentalità, insieme ad alcune scelte urbanistiche, tradisce un gusto e un’ispirazione molto europea, per la quale l’Islam non è che un accidente. Il Palazzo Topkapi – fatta la tara ai troni tempestati di diamanti, ai caffettani, alle reliquie del profeta e alla profusione di cupole e cupolette – è una residenza reale europea al pari di Versailles, per dire, con le comodità, gli agi, le frequentazioni e la vita di corte che ci si aspetterebbe alla corte dei cattolicissimi Asburgo o degli ortodoss(issim)i Zar. Donizetti, per dire, componeva pezzi in onore del Sultano. Insomma, anche se ci vuole poco a soffermarsi sulle turcherie e gli esotismi delle apparenze, guardando bene, conoscendo la storia (*) e cercando di capire ci vuole poco anche a vedere che la sostanza è europea. L’Islam oggi, stretto tra talebani e integralismi vari, tra pessima integrazione qui da noi e sceicchi in Ferrari lì da loro, è nel nostro immaginario molto più diverso e molto più lontano di quanto lo sia stato in epoche passate. Sono cose che si sentono dire spesso, ma a Istanbul si vedono anche.

Bizantini

Ma non ci sono solo gli Ottomani e l’Islam, per più di un millennio Istanbul-Costantinopoli-Bisanzio è stata la capitale dell’Impero Romano d’Oriente, dove si parlava greco, ci si sentiva Romani, ci si ingarellava per il primato sulla Cristianità con il Papa di Roma e facilmente si trovava ad essere la Civiltà più ricca e avanzata dell’Alto Medioevo. Dell’Impero Bizantino, io non so niente. Ho letto diverse volte in questi giorni, la corposa pagina di Wikipedia, ma, nonostante quella lettura e nonostante la visita a quello che rimane della loro capitale, l’essenza di questa civiltà monstre, che pare giganteggiasse in quei secoli sabbatici della civiltà europea, continua a sfuggirmi. L’idea che ne ho sempre avuto è quella di una civiltà decadente, retriva, teocratica, rivolta al passato e non al futuro e che, per un accanimento terapeutico dell storia, è finita molto più tardi di quanto meritasse. Un sistema che ha avuto la sua epoca d’oro intorno al VI secolo dopo Cristo e che poi si è trascinato, prendendo molti più schiaffi di quanti ne riuscisse a dare, perdendo pezzi e potere, avvitandosi sulla propria auto-referenzialità per altri nove (nove!) secoli. Il problema è che questa mia immagine non nasce da fonti autorevoli. Tutt’altro. Capisaldi ne sono la scena de L’Armata Brancaleone a casa di Teofilatto dei Leonzi, la canzone Bisanzio di Guccini

e l’idea di triste e manieristica ieraticità che emanano i mosaici di Ravenna e di Santa Sofia. Avevo grosse aspettative sul fatto che andando alla fonte – a Costantinopoli, cazzo! – potessi trovare finalmente elementi per ricredermi. E invece niente. Quello pensavo, quello penso ancora. Mi sa che è il caso di affrontare la faccenda in modo un po’ più professionale, tipo leggendosi un libro…

Turchi

Sabato scorso era la Festa della Repubblica Turca. C’erano bandiere turche ovunque, credo di non aver fatto una singola foto in esterni in cui non ci fosse almeno una bandiera rossa con stellina e mezzaluna. Vedere bandiere rosse in giro mette allegria, ma più di tutto vedere questo patriottismo così partecipato e percepire l’affetto che i Turchi di oggi ancora nutrono verso Mustafa Kemal Ataturk (morto nel 1938, mica ieri) scalda il cuore. Rimandando ulteriori e più informate riflessioni a dopo la lettura della biografia-mattone del Nostro che ho comprato all’aeroporto, costui ha evitato un’invasione alleata alle porte di Costantinopoli durante la Prima Guerra Mondiale, ha raccolto i cocci di un impero che era in decadenza da un paio di secoli almeno, ha vinto una guerra civile e ha fondato ab nihilo una nazione puntando sull’omogeneità etnica e culturale invece che (come molti suoi contemporanei) sull’imperialismo espansionista. Sicuramente non sarà oro tutto quello che luccica e voglio capire che cosa mi racconta il libro ad esempio su Cipro, sul Kurdistan, sul ruolo dell’esercito e su altre zozzerie della Turchia moderna, ma progettare e realizzare, sia pure in modo verticistico e para-autocratico, una nazione democratica, moderna, laica, capace di essere una vera potenza locale di 78 milioni di abitanti non è impresa da poco, visto anche i cattivi esempi che alla sua epoca non mancavano. E vogliamo parlare del rimanere fuori dalla Seconda Guerra Mondiale e dell’entrare nella NATO già nel 1952? Insomma, ad avercene…


(*) Su questo farò a breve un post (eccolo), che è una cosa che mi fa di molto incazzare.

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5 commenti su “Tre riflessioni su Istanbul”

  1. Ammetto di essere leggermente preoccupato dai movimenti europeisti che, volenti o nolenti, vedranno prima o poi l’ingresso nella CE della Turchia. 72 milioni di cittadini a cui aggiungere almeno altri 100 milioni di turchi residenti all’estero sono una “massa” elettorale notevole rispetto agli altri stati membri, in grado di esercitare una spinta notevole in qualsiasi direzione.
    Mi consola il fatto che in quel paese molto ancora deve essere fatto per ottenere il requisito d’ingresso e probabilmente per allora sarà l’Italia ad esserne fuori 😀

    Detto questo non conosco i “turchi” ma ho conosciuto molti bosniaci musulmani da cui tutto sommato derivano…e nel leggerti ho ritrovato parecchie assonanzi comportamentali e culturali.

  2. ho letto, con molto interesse i tuoi riflessioni su Istanbul :). Io sono stata li, l’anno scorso e devo dire che mi ha affascinato con la sua diversita. E come se ci fosse una scisma che divide la Turchia orientale e occidentale. quando stai nell Istanbul occidentale e vedi una citta normale occidentale dove tutti vanno in fretta :), la musica moderna e contemporania e poi passi il Bosforo e mi sono trovata qualche anno indietro (Uskudar). Hai visto la Basilica Cistern? Bellissima 🙂

    1. Ciao Dori,
      la Cisterna Basilica è la cosa che mi è piaciuta di più. Misteriosa e affascinante, è difficile associare quei due aggettivi ad un’attrazione turistica.

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