Ancora sui referendum

Sarà che non siamo un paese normale, ma bisogna riconoscere che su questi referendum del cazzo c’è un grosso equivoco e un po’ di cattiva coscienza.

E’ una cosa ovvia, lo so. Ma la verità, l’unica verità, è che la guerra non sarà e non è mai stata fra SI e NO, ma fra quorum e astensione, perché è arcisicuro che, se il quorum verrà raggiunto, stravincerà il sì in tutti e quattro i quesiti. Tuttavia, vedo che, oltre a  me, ci sono anche un bel po’ di altri blogger e liberi pensatori che si esercitano oziosamente a dire che andranno a votare certo (mica come quegli altri…), ma voteranno NO a questo o a quel quesito.

Fa bene parlare d’acqua e di nucleare ogni tanto, fa bene cogliere l’occasione per studiare e conoscere una materia per prendere una decisione informata, ma, come ho detto, è comunque, una volta che si va al seggio, una decisione oziosa al limite del segaiolo.

E’ significativo nondimeno che le dissertazioni meno bovine su questo o quel quesito vengano proprio da quei pochi che voteranno NO. Ho l’impressione che (non per tutti, ovviamente) questa legittima voglia di quorum, sia sinonimo di una voglia di SI a tutto, senza se e senza ma. Non è una cosa da avvelenarcisi, ma non è bella da vedere.

Fin qui è solo un’impressione e un’autocritica, perché ho fatto il segaiolo anch’io, ma c’è anche un altro fatto, un limite grande dell’istituto referendario che avevo sempre avvertito a livello subliminale, ma mai messo a fuoco con chiarezza.

Poiché il wording del quesito referendario (qualsiasi) non è scritto in linguaggio naturale, ma in un guazzabuglio di articoli, commi e “volete voi”, è pressoché impossibile presentare in maniera chiara, asciutta e imparziale il quesito stesso.

Le interpretazioni partono da un banale “se parla de acqua pubblica e de privati cattivi” o, peggio, “de bambini col cancro, no che nun li volemo” (e questo è il livello di approfondimento che basta al 90% del partito del Quorum-SI), fino ad arrivare a pipponi argomentatissimi, ma comunque sempre orientati, perché la scelta delle parole, anche senza volerlo esplicitamente, è filtrata dalle idee e dalle fonti di chi scrive e dai pregiudizi di chi legge. Non mi va di mettervi una marea di link a suffragio di quanto scritto, ma fatevi un giretto in rete e, tra i blog più illuminati e la sinistra facebook-militante, vedetevi come sono spiegati gli stessi quesiti: in particolare, il secondo sull’acqua (quello a cui il vostro affezionatissimo segaiolo voterà no).

Questo è il bello (e il brutto) della politica, mi direte. Ma non stanno dicendo tutti che questi quesiti riguardano la vita della gente e la politica non c’entra niente? E se poi sono questioni così politiche, perché devo decidere io?

Post simili a questo

2 commenti su “Ancora sui referendum”

  1. sottile come sempre 🙂 ma credo che – questa volta – sia proprio necessario essere un pò bovini : se c’è una lezione chiara (seppur meschina) da trarre dal quasi ventennio appena trascorso è che le dissertazioni più fini e i sottili distinguo non muovono – ahinoi – le masse, ma dividono e inacidiscono le menti raffinate in grado di seguirle, lasciando il favore della massa ai semplificatori … Senza arrivare al Pensiero Unico, un pò di semplificazione penso possa seriamente aiutare a uscire – definitivamente – dal Pantano

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.