Il reato di Schroedinger

Torno ancora sulla sentenza dell’Aquila, quella che era all’origine del post precedente, per fare una considerazione generali sulla magistratura e sulla percezione che abbiamo generalmente di essa (almeno da questa parte qua).

La prima riguarda quelli che si affannano a dire che “è solo la sentenza di primo grado, molto probabilmente sarà ribaltata nei gradi di giudizio successivi” (che magari sono gli stessi che vedono nella magistratura la punta di diamante della società civile, l’unico potere dello stato ancora decente e, soprattutto, ritengono che chiunque sia indagato, non sia degno nemmeno di andarsi a prendere un caffè al bar).

E sticazzi che la sentenza può cambiare in Appello, dico io. I tre gradi di giudizio servono a capire meglio, ad acquisire nuovi elementi, non a ribaltare le sentenze che non ci piacciono. Se è un’aberrazione che i membri della commissione siano stati condannati, lo è anche se questa sentenza verrà ribaltata in Appello. Il fatto che ci sia la possibilità di ripensarci, è una cosa che dà lustro al nostro ordinamento giudiziario, ma non solleva le persone che lo applicano dalla gravità e dalla responsabilità delle loro decisioni.

Ogni volta che una sentenza viene ribaltata nei gradi successivi, è, prima ancora che dei giudici, dei PM o degli imputati, una sconfitta del Diritto: se qualcuno in coscienza ha deciso che, secondo la legge, qualcosa era bianco e, tempo dopo, qualcun’altro, secondo la stessa legge, ha deciso che era nero, la colpa è della legge che è scritta male o, peggio ancora, è il reato stesso ad essere tanto fumoso da poter esistere e non esistere allo stesso tempo, come il gatto di Schroedinger.

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2 commenti su “Il reato di Schroedinger”

  1. Non sono d’accordo. E non perché sono uno di quelli che è certo che la sentenza del processo alla commissione GR sarà ribaltata nei gradi successivi.
    Non si tratta di indeterminazione e di meccanica quantistica in questo caso ma di giudizi espressi in base a “prove” che per loro stessa natura spesso hanno ben poco di scientifico. La Franzoni è stata “innocente” per anni fino ad arrivare alla condanna definitiva pur non avendo mai nessuno trovato l’arma del delitto. Migliaia di processi basati su testimonianze oculari (sulla cui attendibilità potremmo scrivere a lungo) sono poi stati confutati da nuovi elementi. E questo partendo dal presupposto che ogni giuria faccia il suo lavoro con coscienza ed onestà e proprio perché tu stesso scrivi che ogni grado successivo al primo serve “a capire meglio, ad acquisire nuovi elementi”

    1. Mah, Jake. Non saprei. Ci sono reati e reati. A me questo non sembra un reato per il quale si potranno acquisire “nuove prove”. Il delitto è stato compiuto alla luce del sole e sta alla mera opinioni di questo o quel giudice decidere se delitto sia stato o meno. È normale che il giudice decida secondo la sua coscienza, ma qui davvero non c’è nient’altro a cui appoggiarsi. Non contesto la sentenza, né chi la emette, né il verso in cui essa va. Non era quello il punto. Il punto è che laddove il reato è fumoso e opinabile, sarebbe meglio non giudicare proprio. Questa riflessione deriva anche dal mio libel, magari te lo spiego a voce alla prossima.

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