La Roma Nord che non ti aspetti

Gustav_Klimt_016

Il semaforo di piazza Gondar alle novemmezza di mattina, sia pure in una bella giornata di sole come oggi, non è il luogo dove ti aspetti che le giornate possano cambiare in meglio, anzi.

Oggi, in particolare, c’era fila fino alla rampa della Tangenziale e c’era il solito vecchio in doppiafila ad ostruire anche il cunicolo in cui con la moto si sarebbe riusciti a passare. Arrivo al paraurti del vecchio, scatta il semaforo ed è il momento di fare i prepotenti, partire in anticipo e mettersi malamente davanti alla macchina in fila che dovrebbe passare. read more

Semi-agorafobo

Stasera, guardando Vespa col suo plastico navale (piccolino, raffazzonato e soprattutto rivolto dalla parte sbagliata), ho capito una cosa.

Ho capito perché non me la sono sentita (finora) di parlare dei passeggeri della nave. Non per rispetto dei morti, figuriamoci. Ma perché nella mia testa si era creata una specie di equilibrio fra due pensieri contrastanti uno acido e cattivo, inspirato dal diavoletto, e un altro più solidale ed empatico suggerito da quel che rimane dell’angioletto (che, anche se fa una vita di merda, ancora batte un colpo ogni tanto). read more

Il Tu e il Lei

Sunday - Edward Hopper, 1926

Come qualcuno al Nord mi ha fatto notare, a Roma si tende a dare del tu. Più che in altri posti.

Entri in un negozio, almeno in uno in cui sei o sei stato coevo dei commessi e della merce venduta, e il più delle volte ti dicono “Ciao. Ti serve qualcosa?” o “Ciao. Che ti faccio?“… Io stesso, per primo, nella maggior parte dei negozi do del tu e esordisco con bel “Ciao!”, per mettere le cose in chiaro.

Anche se il fattore anagrafico è fondamentale, non tutti siamo sempre lucidi o pronti per decidere così su due piedi se il lei è più adatto del tu ad un certo interlocutore e pertanto decidiamo utilizzando un default legato più alla location dell’incontro che all’analisi in tempo reale della situazione. read more

40 e 60?

Hopper


E' passata una settimana dal disastro elettorale e, come molta sinistra, anche io ho quasi finito le parole.
Siamo un paese di destra, popolato da lobotomizzati, ladri, ignoranti e tele-dipendenti. E' vero che 5 anni fa finì 11 a 2 per "noi", ma solo perché, temo, alle elezioni regionali non ci sono i ballottaggi e si può vincere anche con meno del 50%. Stavolta, infatti, il vento è girato e hanno vinto gli altri. Di tutte le regioni mi dispiace per il Piemonte, in cui Mercedes non so se localmente avesse fatto bene o male, ma comunque si era comportata in più occasioni da mujer vertical. Ciononostante, è stata battuta per un pugno di voti da un leghista con la faccia da fesso, segno di abbeveramento reiterato per generazioni ad alcune sorgenti alpine.
"Poco sole, prendono poco sole" ripeteva mia madre, quando veniva a trovarmi a Ivrea davanti a una certa idiozia ambientale, tipica, a suo dire, dell'atmosfera montanara. read more

Pride

rothko 2

Più di un anno fa, su Anobii mi sono trovato a voler recensire il libro Piattaforma di Michel Houellebecq.
Nonostante il libro mi sia piaciuto molto e probabilmente di cose da dire ne avrei avute diverse, ho preferito ricopiare (a mano, non con copia-incolla) una pagina che mi aveva veramente colpito.
Questa mia “recensione” sta, nel tempo, ricevendo molti voti positivi sul sito e, siccome è quanto mai attuale, ve la ripropongo para para. Con un caveat, che è facile immaginare: condivido profondamente il problema, un po’ meno la soluzione. read more

Meta-tema (o tema sul tema)

Tramontaccio Hopper

Forse non si direbbe, ma odiavo scrivere.
Brutta grafia, poche idee e soprattutto poca voglia. Fin dalle elementari, non andavo mai oltre una stentata colonna e mezza, quando i miei compagni di classe (le mie compagne, in verità) ne facevano sistematicamente ben più di quattro, sconfinando -addirittura- sul secondo foglio protocollo. Vabbè, mi consolavo dicendo che scrivevo piccolo e stretto, ma non ingannavo nessuno (me per primo) e i punti-a-capo, messi lì solo per rubare delle mezzerighe, erano lì a dimostrarlo.
Pensierini, temini, temi in classe erano sempre visti come un incubo (“E mo’ che ‘cce scrivo?“) e il (raro, per fortuna) tema a casa era visto come un’amara ingiustizia, una pugnalata a freddo, oltre che come la tumulazione di un pomeriggio.
Generazioni di prof, ciononostante, hanno mantenuto, against all odds, una certa fiducia nelle mie capacità di prosatore e sono stati rari i casi in cui mi hanno messo meno di sei… Un sei stentato, forse, ma costante, che non mi ha mai creato problemi a fine anno. Dopotutto, non facevo errori di ortografia, le parole le mettevo bene in fila e poi, almeno per gli standard della scuola pubblica, con la punteggiatura gliel’ammollavo. read more