# pude

Stasera mi stavo guardando Ottoemezzo con Twitter davanti e ho scoperto il #pude.

ggente

C’erano Scalfari e Floris: era l’ultima puntata della stagione e c’era effettivamente un’aria un po’ da fine scuola e gavettoni. Ma insomma una chiacchierata normale su Letta, Renzi, l’Europa, Grillo, Berlusconi. La Gruber faceva domande assist, Scalfari diceva le cose che scrive e Floris diceva le cose che pensa (ma a Ballarò non può dire più di tanto, vista la brutta gente che deve invitare in trasmissione). Un po’ lo studio monocolore, un po’ il fatto che tutti e tre sono, per motivi diversi, invisi alla militanza twitterista (cripto-)grillina, il tono dei tweet era tutt’altro che lusinghiero. (Quello di sopra è l’unico ironico e controcorrente, perché, si sa, i grillini non ridono mai).

L’hashtag di quasi tutti era #ottoemezzo (e vabbè) e #pude. Che cazzo sarà sto #pude, mi sono chiesto legittimamente e ho cercato.

Trattasi nientemeno del Partito Unico Dell’Euro, che, usato naturalmente con scherno, si va ad accostare inevitabilmente ad altre sigle parimenti evocative che infestano la mia memoria di massa. Ve ne metto qualcuna giusto per inquinare anche la vostra:

  • SIM: Stato Imperialista delle Multinazionali
  • FODRIA: Forze Occulte Della Reazione In Agguato
  • ATAC: Associazione Teologica Amici Cristo
  • UPIM: Unione Pompieri In Mutande
  • ECC. E Che Cazzo!

Ma #pude, dicevamo. Io davvero non ho capito a che titolo alla gente gli sta sul cazzo l’Euro. Posso capire avercela con l’Europa e/o con la BCE, ma l’Euro è uno strumento. Davvero credono che la condizione loro, dei singoli sfigati che twittano #pude, migliorerà se torniamo alla lira?

Tanto per cominciare, io gli troverei un nome meno sfigato, se proprio dobbiamo tornare a qualcosa di autarchico. Poi, tralasciando le questioni di politica monetaria, di cui io, diversamente dai cantori del #pude, ammetto di non capire nulla, mi porrei questa semplice domanda.

L’Italia, sia come “politica” che come “sistema”, ha gestito il passaggio dalla lira all’Euro nel modo più cialtrone possibile, ce lo ricordiamo tutti. Ora, questi – che sono gli stessi che dicono che devono andarsene tutti a casa i giorni pari e a fanculo i giorni dispari – pensano che saremmo in grado di gestire un’altra transizione di quella portata, uscendone non solo vivi, ma anche più ricchi e più felici? E’ surreale. Questa, tra l’altro, è sempre la stessa gente che vuole bloccare la TAV (quindi, preferisce “non fare”) perché “tanto in Italia questi cantieri finiscono tutti in mano alla mafia“.

Io credo che la più grande mistificazione di questi anni è aver generato nella testa della gente la confusione fra il dissesto dei conti pubblici con il dissesto dei conti privati, cioè dei conti in banca di ognuno di noi. Attenzione: io non dico che non stiano entrambi messi male, né che non ci sia una certa relazione fra i due stati. Ma io davvero non riesco a vedere il nesso funzionale fra l’uscita dall’Euro (i.e. separazione de facto dall’Europa che credo ci rimpiangerebbe ben poco) e il miglioramento medio e rapido delle condizioni spicciole di ciascuno di noi.

Cosa si aspettano? Che la politica, finalmente libera da irriferibili patti massonici di ispirazione vichinga, torni a spendere e spandere e trovi a tutti un bell’impiego pubblico anni Settanta in carrozzoni alla Fantozzi, stavolta con Farmville al posto della battaglia navale fra geometri? Oppure, si aspettano che descresciamo felici e viviamo di turismo, energia sostenibile e piste ciclabili?

Io sarò “pessimista” e “triste” come Scalfari, ma in un futuro del genere vedo solo disuguaglianze da economia sudamericana; vedo solo un’occasione di più per far prendere il sopravvento ai furbi; vedo solo, soprattutto, l’abbandono definitivo della nave da parte di chi può farlo.

E tutto questo mi fa venire anche un retro-cattivo-pensiero. Tempo fa scrissi:

Una delle più grandi lezioni di vita che ho avuto in tempi (forse troppo) recenti è che io, per quanto sia generalmente ritenuto e mi ritenga “una persona intelligente”, non sono assolutamente in grado di fare “qualsiasi” lavoro/attività mi si metta a fare. E questo – si badi – indipendentemente da qualsiasi formazione specifica che possa ricevere, da qualsiasi periodo di adattamento mi si possa concedere e, soprattutto, da qualsiasi entusiasmo possa provare.

Più o meno nello stesso periodo in cui questa certezza auto-ridimensionante prendeva cappello nella mia testolina, si faceva strada nella società italiana, di pari passo con la sfiga che la iniziava ad attanagliare per via della crisi, il pensiero diametralmente opposto. La gente iniziava a pensare che loro erano “i buoni”, “i capaci” e che, se solo il “mondo crudele” avesse dato loro una possibilità, avrebbero realizzato magicamente i loro sogni individuali e trasformato l’Italia nel paese di Bengodi. (*) (**)

In un altro post di qualche tempo fa, me la prendevo con il superomismo fracassone ed autoreferenziale del neofascismo romano, ma a pensarci bene c’è qualcosa di peggio. C’è questa marea di gente che si crede sto cazzo e non vale un cazzo…

Una specie di superomismo rosicone, risentito, benaltrista e casalingo. Una cosa alla Alberto Sordi, però 2.0.

Sì, lo so. Ve lo meritate Alberto Sordi. Come sempre.

(*) Ci sarebbe quasi da dire per fortuna che ci stanno i cattivi…

(**) Ad oggi, gli unici che hanno avuto una occasione del genere (vincitori di Gratta e Vinci, a parte) sono i parlamentari grillini… Viene quasi da piangere.

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