Professionisti del non pensiero

Noi siamo dei ciclisti, siamo venuti a questa gara per correre, e chiediamo solo che il pubblico ci permetta di farlo. Siamo dei  professionisti, chiediamo rispetto da parte di tutti, nei confronti  del nostro lavoro… Qualcuno è andato anche oltre ai fatti e ci ha rifilato delle sberle. Per noi questi comportamenti sono inaccettabili, siamo degli sportivi, ci alleniamo e fatichiamo quotidianamente per poter correre, non accettiamo che i nostri sforzi vengano resi vani in questo modo (Ivan Basso, ieri)

Si sta davvero eccedendo. Quello che è avvenuto oggi non ha niente a che fare con il ciclismo, uno sport del tutto estraneo politica e alla violenza. Non avevamo motivi per non dare il via libera alla richiesta degli organizzatori. Non abbiamo mai fatto politica e peraltro avevamo dato indicazioni, rispettate, che non fossero esposti simboli di partito (Renato Di Rocco, presidente della Federciclismo, ieri)

Manifestazione apolitica

Il Giro della Padania (?!) di ciclismo è stato teatro di episodi di contestazione da parte di militanti del PRC (?!?!) e ci sono stati dei microtafferugli anche a danno dei ciclisti. Pur non piacendomi le degenerazioni violente, anche quando si tratta solo di un paio di schiaffoni, è davvero sorprendente che i ciclisti e la Federazione non riescano a capire come il partecipare ad un qualcosa che si chiama Giro della Padania non possa essere un atto neutro, una vox media professionale, ma un atto inevitabilmente politico. La Padania non esiste, lo sanno tutti, lo sa pure il Trota e vive praticamente solo in queste manifestazioni che ne scimmiottano altre a carattere nazionale.

Il fatto che questo tipo di manifestazioni, penso anche a Miss Padania, siano diventate dei baracconi abbastanza grossi e “importanti” nei rispettivi ambienti, non ne cancella il marchio propagandistico (anche eversivo, nel caso specifico) e non dovrebbe renderle più appetibili agli occhi dei partecipanti. In questo caso, il nascondersi dietro il “siamo dei professionisti ed è solo una gara sportiva” o non vale o è la dimostrazione fiammeggiante del fatto che il cervello serve soltanto per pedalare (o sfilare).

Cattive coscienze ed idiotismi da carenza cronica di iodio a parte, bisogna però dire anche un’altra cosa. E cioè che la Lega, al Nord, si è talmente confusa con il paesaggio che è richiesto un pensiero apposito, attivo, volontario e consapevole, per ricordarsi che certi orrori non sono “naturali”, ma creati ad arte a partire da considerazioni di tornaconto ideologico e politico… E chissà con quali soldi…

Quando una cosa brutta come la propaganda leghista si confonde così bene con il paesaggio e la “cultura” popolare (ancora, penso anche a Miss Padania), vuol dire che questi ultimi sono devastati ben oltre il punto di non ritorno.

PS: il fatto tutto questo sia possibile anche perché la maggior parte dei ciclisti e delle squadre italiane professionistiche vengono proprio dal profondo nord leghista, di cui sono naturale espressione ed emanazione, costituirebbe un’aggravante in quanto ideologizzerebbe anche le vittime di queste contestazioni e non solo l’organizzazione.

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