Due parole sulla privacy e sul registro delle opposizioni

registro pubblico delle opposizioni t Due parole sulla privacy e sul registro delle opposizioniTra le varie e disparate cose che mi capita di fare al lavoro, c’è anche quella di essere al centro, insieme a qualche collega, di tutte le discussioni, le analisi e le decisioni che riguardano il tema della Privacy. Di questo tema, sempre caldo (ma mai bollente, fateci caso), si sente parlare continuamente e spesso a sproposito. Tutti si appellano alla privacy (propria) alla prima occasione, ma tutte le volte che se ne sente parlare in televisione si parla sempre di casi eclatanti, di abusi esagerati, di situazioni in cui si potrebbero configurare ben altri reati. La privacy nella vita di tutti i giorni, nella vita delle persone comuni rimane qualcosa di indistinto e pertanto abusabile e abusato, sia dai colpevoli che dalle vittime.

Ovviamente, non sono un avvocato e il mio lavoro mi permette di vedere solo una minima parte della questione che, se non ve ne siete ancora resi conto, è vastissima. E’ però una parte interessante per l'”uomo della strada” perché riguarda i call center, le chiamate a casa, il telemarketing, ecc. Insomma, quelle cose su cui la privacy, essendo l’unica normativa vigente, è chiamata ad intervenire un po’ come asso-piglia-tutto.

Un equivoco di fondo

Perché -diciamocelo- se stiamo a cena dopo una giornata di lavoro e il telefono squilla per propormi un nuovo contratto di qualche servizio, ci disturba il fatto di alzarci e essere “costretti” a discutere con uno sconosciuto di qualcosa di cui in quel momento non ci frega nulla. Quello è il problema, non il fatto che il mio numero di telefono sia stato acquisito più o meno illegalmente. Questo almeno lì per lì… Poi però, quando ti chiamano tutte le sere, cominci a cercare una soluzione e quindi cerchi di aggrapparti a qualcosa per tagliare le unghie a questi rompipalle. E qui entrano in gioco la privacy, la riservatezza del dato personale, la disponibilità o meno del proprio numero di telefono per fini commerciali, i consensi (sempre poco informati) concessi o negati, le denunce, le lettere al garante, ecc.

Ma proprio perché l’appellarsi al proprio “diritto alla privacy” passa dall’essere un “fine” ad essere un “mezzo”, ecco apparire una serie di zone grige ed è, a mio modesto avviso, naturale che ci siano dei casi, a parità di disturbo e di incazzatura, in cui si ha ragione e casi in cui si ha torto.

Il Registro

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Ciò premesso, dal 1 Febbraio 2011 è attivo e operativo in Italia il Registro delle Opposizioni: mediante una semplice procedura online (o anche con altri mezzi più arcaici) si può iscrivere il proprio numero di telefono, purché presente su elenchi pubblici, e, so the story goes, “dire addio alle chiamate pubblicitarie”. In pratica funziona così, il numero inserito nel registro finisce in una blacklist globale verso cui i diversi operatori che intendono effettuare chiamate pubblicitarie devono verificare le proprie liste di numeri da chiamare. La lista di numeri da chiamare viene inviata al Registro, si confronta con i numeri in blacklist e la lista depurata viene riconsegnata all’operatore per essere utilizzata. Tale lista depurata è valida e utilizzabile per 15 giorni soltanto perché nel frattempo qualcun altro presente nella lista potrebbe essersi iscritto al Registro.

Per gli operatori è già un lavoraccio questo andirivieni di liste, ma non solo. Il servizio di filtraggio è a pagamento e le sanzioni previste per la chiamata di numeri presenti sul Registro sono decisamente elevate, specie se confrontate con le precedenti legate alla semplice violazione della normativa sulla privacy sul numero singolo.

Lato utente cosa succede? Supponendo che il tutto funzioni regolarmente (ed è già una bella supposizione), il nostro cittadino astioso e insofferente, che con grande soddisfazione registra il suo numero convinto di poter cenare e tranquillo e aver finalmente debellato lo Stato Imperialista delle Multinazionali, potrebbe avere qualche sorpresa. Vediamole. (Anche se bisogna dire, tranne che per la prima fattispecie delle tre che elencherò, la Giurisprudenza è ancora incerta).

Il consenso

Il consenso ad-hoc raccolto da questo o quel provider all’atto della stipula del contratto, se presente, “batte” l’iscrizione al Registro. Quindi, se siete clienti Telecom e a suo tempo avete dato il consenso a Telecom per finalità diverse da quelle legate all’attuazione del contratto, Telecom può (continuare a) chiamarvi e voi dovete fare pippa, come si dice dalle mie parti. Questo valeva ai tempi della sola legge sulla privacy e continua a valere con il Registro delle Opposizioni. In altre parole, in presenza di un consenso dimostrabile da parte del chiamante, il telefono continuerà a squillare, sempre a ora di cena.

Le finalità

Ricordando che  l’obiettivo è non farsi disturbare, non credo che, se il telefono squilla per proporre un contratto o per farvi partecipare a un sondaggio o per condurre una ricerca scientifica o storica (la definizione è all’art. 4, comma 4), per voi faccia molta differenza: sempre dovete lasciare il boccone a metà, alzarvi, smadonnare e trascinarvi fino all’apparecchio. Eppure, è molto probabile che tranne che nel primo caso potreste non avere ragione in dibattimento. Certo, il numero chiamato deve essere stato ricavato mediante metodi documentati e legali, ma questa è la vecchia legge sulla privacy e l’introduzione del Registro non ha spostato di una virgola questione (per ora). Occhio che la finalità è anche importante per stabilire la liceità per attività diverse dal telemarketing di altre pratiche che rendono inutile il Registro, tipo la generazione casuale di numeri. Spesso, infatti, in tutte le telefonate massive si va un po’ ‘ndo cojo, cojo… Non è che cercano proprio te, va bene anche tua nonna,  tuo figlio, e comunque lo scopo si raggiunge sui grandi numeri, quindi, anche se tu hai tutti i motivi per non essere interessato a quanto proposto, qualcun altro lo sarà. Intanto, voi inforchettate e il telefono squilla…

La chiamata automatica

Come descritto da Mantellini in questo post, pare che ci siano chiamate automatiche da parte di operatori registrati  sul Registro (qui se volte consultare chi si è iscritto e.. chi si è sbagliato ad iscriversi icon smile Due parole sulla privacy e sul registro delle opposizioni ), che “chiedono di premere 1, se si vuole essere intortati da un operatore”.  Pare che il Registro delle Opposizioni si applichi a chiamate “mediante l’impiego del telefono”. La poca giurisprudenza a disposizione (convegni e interpretazioni del Garante) considera Telefono = Operatore in carne ed ossa e quindi si potrebbe dire che la chiamata automatica è consentita… In realtà, la chiamata automatica era già vietata dall’articolo 130 del Codice Privacy, che vieta qualsiasi contatto automatico, in assenza di consenso e si torna alla casella 1.

In cauda venenum

Infine, vorrei fare delle considerazioni di carattere generale:

  1. ancora riguardo al consenso, alcuni contratti con gli operatori italiani “storici” (Telecom, Enel, Italgas, Acea) sono stati stipulati in tempi antichissimi e “preistorici” rispetto alla normativa sulla privacy… Chi ha questi contratti si trova in una specie di limbo giuridico… Non ha dato il consenso, certo, ma nemmeno l’ha negato.
  2. mi sembra che, in virtù di quanto detto e dell’incertezza che ancora avvolge la materia e se l’obiettivo è non essere disturbati “senza se e senza ma”,  questo dépliant sia un esempio di overpromising, quasi di pubblicità ingannevole. Poi dentro, la faccenda del consenso la spiega, però…
  3. dopo 13-15 anni di dibattito sul telemarketing, c’è ancora (tanta) gente che compra cose e contratti per telefono e questo è un aspetto che viene spesso trascurato…

Update: è uscito pure uno spot sul tema… Che la butta, se possibile, ancora più in caciara.

Update/2: ho trovato anche questo servizio del TG di La7 che spiega la faccenda molto chiaramente.

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