Prima delle primarie

Due parole sulle primarie, perché nei dibattiti post-elettorali quello che viene rinfacciato al PD da una destra perdente e annaspante è che “i loro candidati hanno perso le primarie“. A parte che le hanno pure vinte (in diversi luoghi tutt’altro che marginali), l’argomento è oggettivamente una cazzata.

Le primarie servono a scegliere il candidato migliore, non a rafforzare o indebolire un partito. Le primarie di per sé sono già una dimostrazione di forza del partito che le organizza oltre che una lezione di democrazia per tutti gli altri.

Ciò detto, ci sono almeno due cose che il PD dovrebbe dire, in quanto organizzatore, prima di ciascuna competizione.

  1. Che ci deve essere accordo sui valori fondanti fra tutti i candidati e, se del caso, anche sul programma: altrimenti, soprattutto a livello nazionale, ci saranno i Vendola e Grillo di turno che non vedono l’ora di fare da mosca cocchiera, attingendo a risorse non loro.
  2. Una volta smarcato questo obiettivo comune, a quel punto il “popolo delle primarie” potrà scegliere la persona che ritiene più affidabile/votabile/presentabile, quella che, in altre parole, gli dà maggiori possibilità di vincere sullo “stesso” programma.

In altre parole, le primarie non scelgono il programma, ma scelgono la persona. Chi partecipa alle primarie dovrebbe aver già sottoscritto una piattaforma d’intenti comune e  si dovrà impegnare a rispettarla (seriamente) qualunque sia l’esito: sia se le perderà, sia, soprattutto, se le vincerà. Per questo ci vogliono delle regole, la definizione delle quali dovrebbe essere un obiettivo primario per il PD, soprattutto adesso in cui, auspicabilmente, il collante dell’antiberlusconismo sta venendo meno.

In particolare, se io mi dovessi trovare a scegliere fra Vendola e Bersani in un prossimo futuro, probabilmente sceglierei Bersani comunque. Ma prima ancora di cominciare a pensarci, dovrebbe esserci un “tavolo” fra tutte le forze politiche che presenteranno candidati alle primarie e stabilire *prima* un terreno comune. Vendola non dovrebbe essere messo in grado di trasformare in un colpo solo un partito di 4 sfigati da 4% (sì e no) in un partito da 30%.

Poi ci sarebbe da chiedersi come si faccia a votare Vendola se non si rientra nei 4 sfigati di prima, ma questo è un altro discorso.

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