Ancora sui portoni del manicomio
7:55, stamattina. Driiiin…
Primo pensiero: che suono del cazzo che c’ha sto campanello… Per fortuna che non suona mai.
Secondo pensiero: chi cazzo è a quest’ora?
Terzo pensiero: Ah, già… L’elettricista che doveva mettere il citofono nuovo, c’era un cartello appeso due settimane fa che diceva che sarebbero venuti un giorno della settimana scorsa e di “farsi trovare a casa”… Beati loro… Evidentemente, nel weekend sono andati a ripetizioni dal KGB e hanno capito che, se vuoi trovare la gente a casa, devi suonare all’alba.
Bene. “Chi è?” “Sono il “ragazzo dell’elettricista” devo cambiare il citofono…”
(Soffermatevi un attimo a pensare a quanto sono già sul pezzo a certi orari criminali… Fatto? Proseguiamo).
Anzi, non proseguiamo… Facciamo un passo indietro.
L’episodio di stamattina si inserisce – come è facile intuire – nell’epos dei lavori di renovatio degli spazi comuni del mio condominio e, in particolare, trattandosi di citofoni, nella sottotrama relativa ai portoni di cui avevamo già dato ampiamente conto tempo fa (*). La saga è ben lungi dall’essere conclusa (ormai sono quasi tre mesi che siamo in quelle condizioni surreali), ma sono successe alcune cose.
L’Assemblea ormai è praticamente riunita in seduta permanente e quasi tutte le sere allestisce una specie di situation room nell’androne della Palazzina A (**). In queste sessioni si delibera, spesso a cosa già fatte, sui temi più disparati.
Esempio. Hanno montato le plafoniere ai piani. Eh… ma so’ brutte… Compriamone altre… Sì, ma quali? Si dà mandato all’Amministratore di selezionare 6 o 7 tipi di plafoniere, con relativi prezzi e tempi di approvvigionamento, fra le quali l’Assemblea sceglierà a maggioranza. Che cosa bisogna fare con quelle già montate, quanto ci costa questo smonta e rimonta e soprattutto, si è mai vista una plafoniera da pianerottolo “bella”, pare non siano argomenti su cui l’Assemblea abbia troppa voglia di discutere.
Ma il cruccio vero rimangono i portoni (chevvelodicoaffa’)… La situazione descritta nel post precedente non è cambiata: i portoni sono sempre lasciati aperti dai condòmini previdenti e chiusi da quelli che devono fare pace col cervello. Il problema è che il passaggio per i portoni avviene sempre e rigorosamente in modo alternato. Il previdente passa e lascia aperto. Il rinco passa subito dopo, trova aperto, s’incazza e chiude (perché fa freddo, perché ci sono i ladri, i zingari, ecc.). Ripassa il previdente, trova chiuso, s’incazza e lascia aperto… E così via, fino a che non passa l’amico del previdente, che ovviamente non ha le chiavi per aprire e s’incazza pure lui. Chiama l’amico previdente con il telefonino, l’amico scende, smadonna e gli va ad aprire, insultando chiunque gli si pari davanti lungo le scale (***).
Scusate il ripasso, ma non posso pretendere che vi rileggiate l’altro post.
Come plafoniere on steroids, i portoni installati prima di Natale non piacciono alla Kollektive Intelligenz del condominio (anche se, chiamandola Intellgenz, Jung è fin troppo buono). E, come le plafoniere, vanno cambiati.
Credo, ma non sono sicuro, che vogliano togliere i pannelli in ferro e farli tutti in vetro (blindato, ovviamente, per via dei zingari). La Ditta, quindi, li deve smontare e rimontare. L’operazione porta via 4-5 giorni a portone e, visto che i portoni andavano tenuti chiusi anche per il freddo, l’operazione per il portone numero 2 è coincisa con la prima nevicata e per il portone numero 3 con la seconda (cfr. il criticatissimo disegnino). Una svolta… Visto che, nei giorni in cui non c’erano, i portoni sono stati sostituiti con due “ante” di cellophane pesante, stile mattatoio dei videogiochi (****).
La notizia comunque non è che i portoni adesso sono più belli (anzi, è stato aggiunto un maniglione in ferro battuto che fa molto arte povera), ma che questi sono tornati dotati di apertura elettrica (ooooooh). Questo fatto placa i cartellismi legati al malfunzionamento delle maniglie, ma non risolve i problemi. Perché? Perché, mentre sul portone 3 non si può fare niente fino a che non mettono il secondo quadro di citofoni, sul portone 2 il comando elettrico è stato messo all’interno, dentro la Palazzina A. Cosicché chi rimane intrappolato fra le due palazzine, ancora non può aprirlo, esattamente come prima (applausi).
E qui torniamo al riccetto “ragazzo dell’elettricista” di stamattina.
Io: “Senti, te posso fa’ una domanda? Ma l’apertura del secondo portone sarà messa pure all’esterno, vero?”
Lui: “No… C’hanno detto de no… A me me pare ‘na cazzata…”
Io: “E se io c’ho ospiti come gli apro?”
Lui: “Po’ esse che glielo poi apri’ da qua [indica il citofono]. Forse… A me me pare ‘na cazzata, ma c’hanno detto de fa’ così”
Io: “Ma non se po’ fa’ come tutti i palazzi del mondo, che c’hanno l’apriporta all’esterno?”
Lui: “Sì… Se dovrebbe fa’ così… Certo. Scusa se te lo dico, eh? Ma questo me pare ‘n palazzo de matti… Per esempio, le plafoniere, no?…”
Io: “Sì… Certo. No, che nun m’offendo… Anzi… metto su un tè, te va?”
(*) A proposito di quel post, qualche purista del disegno tecnico si è lamentato del mio schizzo su carta a quadretti, scambiando evidentemente l’Alberti con l’Alberto.
(**) Io passo, dico due cazzate e saluto “perché c’ho gente a cena”…
(***) Sappiate che il più previdente dei previdenti (e anche il più simpatico) abita al quinto piano e, per motivi che un giorno vi racconterò, non prende l’ascensore.
(****) Fortunatamente, i zingari nel frattempo non hanno ucciso nessuno… E nemmeno i licantropi.
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Tags: citofoni, condominio, plafoniere, portoni


Anche l’amico del previdente aveva capito che alla fine non avrebbero messo l’apertura esterna tra il portone 3 il 2.
Secondo me non hanno mai ospiti e non si sono mai posti il problema.
La mia teoria invece è che si tratta di una democrazia distorta: la Palazzina A non dovrebbe votare sui cazzi specifici della Palazzina B. Non solo, ma i più attivi in assemblea della Palazzina B sono quelli che abitano al pianterreno: per loro aprirti la porta di casa e/o il portone non fa differenza.