Popcorn Time?

Popcorn TimeIeri sera, dopo averlo scoperto grazie al Post, ho provato PopCorn Time. Una specie di Sky-on-Demand che prende i film direttamente dai torrent in giro per la rete e te li fa vedere in streaming sul computer/TV di casa. In pratica, si seleziona un film, si aspetta un po’ (5 minuti) e si comincia a vederlo, mentre lui intanto si sta scaricando il resto.

Funziona? Sì, nel senso che effettivamente il film si scarica e si fa vedere. Il problema è che la visione è tutt’altro che fluida: i cinque minuti iniziali di attesa sono più dieci che cinque e una volta partito il film, seppur di ottima qualità audio/video, si blocca ogni 20-30 secondi, rendendo il tutto praticamente inguardabile. Io, ieri sera, volevo vedere Riddick (nientemeno), ma dopo un quarto d’ora di sofferenza ho mollato. Inoltre, l’interfaccia è molto lenta a reagire ai comandi, roba anche di 20-30 secondi tra un click e l’altro.  Infine, per ora ci sono solo film e non le serie. Gli darò altre possibilità, magari era una sera sfigata, ma per ora è bocciato. Fin qui per dovere di cronaca.

Però, stimolato dai commenti al post linkato sopra, volevo fare qualche riflessione.

I commenti, come è facile immaginare, si sono subito attestati sulla (il)legalità di uno strumento del genere e, più in generale, sui download di contenuti in rete da fonti non ufficiali. L’ipocrisia dietro discorsi del genere, soprattutto in assenza di misure repressive degne di questo nome, è come sempre sesquipedale. Quelli che dicono “io sarei disposto a pagare”, infatti, aggiungono sempre un “se” in fondo alla frase. Vediamoli questi “se”, che sono principalmente due..

… Se mi facessero spendere una cifra ragionevole.

Premesso che zero è la cifra ragionevole per eccellenza, chi decide cosa è ragionevole? Tu? Il mercato? La libera impresa? Innanzitutto, fino a che ci sarà una concorrenza che costa zero, sarà ben difficile dare un prezzo a un servizio del genere. Ma soprattutto cosa “pagherebbe” quel costo? Il tuo desiderio di legalità o, come sarebbe più normale, i costi aziendali, le royalties sui contenuti e il margine che rende profittevole lo sbattimento intrinseco nell’operazione? Perché, se il costo eventuale servisse solo a lavarti la coscienza, questo non potrebbe essere troppo alto, altrimenti avresti già rinunciato. Se invece il prezzo servisse, in presenza di uno stato di polizia, ad evitarti la galera, potrebbe essere in teoria alto a piacere, ma anche qui, paradossalmente, non dovrebbe essere troppo alto, altrimenti dedicheresti il tuo tempo ad altro e non saresti più un cliente potenziale. In entrambi i casi, con buona pace della ragione e della ragionevolezza, il prezzo sarebbe fatto da condizioni esterne al rapporto “libero” fra cliente e azienda fornitrice: da un lato, l’arbitrio del cliente, il prezzo della sua tranquillità di coscienza, dall’altro la ferocia di un eventuale stato di polizia.

… Se qualcuno mi offrisse esattamente lo stesso servizio.

Qui il discorso si fa meno banale. A parte la difficoltà di definire, sul mercato libero, il concetto di “stesso servizio”, c’è un problema di fondo e sono le dinamiche radicalmente diverse che muovono, da un lato il mondo del “download illegale”, e dall’altro quello dei servizi legali. Non so quanto io sia naif pensando quello che sto per dire, ma ho l’impressione che il mondo “illegale” sia portato avanti da volontari che, in virtù di qualche meccanismo virtuoso, lavorano tanto- almeno alcuni – e gratis: trovando i film in giro, rendendoli disponibili sui propri hard disk, tenendo in piedi community di entusiasti, valutando la qualità dei contenuti, creando e rendendo disponibili sottotitoli di qualità per praticamente qualsiasi cosa in qualsiasi lingua. Ma c’è di più. Tutto questo avviene, nel caso delle serie TV a distanza di ore (ore!) dalla prima messa in onda. Sfido qualunque azienda a fornire un servizio del genere, anzi lo stesso servizio, e starci dentro con i costi. Perché il punto è proprio qui, non è solo illegalmente gratuito il film scaricato, ma è ugualmente gratuita tutta la filiera che lo produce.

E non è un caso che sia pure con modelli economici discutibili, che convengono agli stessi artisti fino a un certo punto, i servizi che funzionano di più sono quelli di streaming musicale, dove l’unità di misura del contenuto è più piccola, la “coda” è più lunga e, soprattutto, lo sbattimento da “post-produzione” è praticamente assente.

Post simili a questo

2 pensieri riguardo “Popcorn Time?”

  1. aggiungo un altro “se”
    se avessi tempo per vedere tv on demand pagherei anche ma non avendolo i miei una tantum sono stream gratis

  2. Sull’ultimo punto pago felicemente Dazeer che per 5 euro al mese mi da musica, tanta e anche a volte bizzarra.
    Unico neo: non ci sono i Metallica!!!

    Personalmente una cifra che metterei sui film/serie è 10 euro. Ammetto che per me la presenza di sottotitoli e fluidità è necessaria.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.