Pingback con le contropalle

 

Il mio blog fa circa 40-50 contatti al giorno. Sapevàtelo.

Non so se è tanto o poco – probabilmente, anzi sicuramente, poco -, ma non ci devo svoltare soldi sopra, nessuno mi sta col fiato sul collo e, di base, lo uso come una specie di giardino zen intellettuale e dialettico, cosa che per ora non ha prezzo.

Le statistiche di WordPress, però, ci sono e io le guardo. Come al solito, con occhio antropologico. Tempo fa avevo aperto su FB un album in cui collezionavo le parole e le sequenze di parole che, da google ed equivalenti (c’è ancora chi usa Virgilio per cercare le cose, pensate), portavano la gente sui miei post. Non lo aggiorno da tempo quell’album, ma a me faceva ridere vedere cosa pensa la gente, cosa scrive, come lo scrive e il rapporto tipo lampada di Aladino che intrattiene con google.

Fatto sta che, fatta la tara dei 15-20 lettori assidui che hanno il bookmark e degli “amici” che ci arrivano da Facebook, il grosso dei contatti giornalieri, mi è sempre venuto da google e google image. Ed è normale, visto che il miei lettori abituali non sono dei maitre-à-penser di Internet (non se ne abbiano a male), non fanno tendenza, ma soprattutto sono io stesso ad essere piuttosto autoreferenziale, non tanto in quello che scrivo, ma nel modo in cui, quasi con pervicacia, non lo pubblicizzo. Il non pubblicizzare mi fa stare a posto con la coscienza (*), ma rende l’amministrazione del blog abbastanza frustrante: nonostante i continui attestati di stima per quello che scrivo, almeno per i post più significativi, chi arriva qui da google finisce sempre sugli articoli più improbabili (autovelox, taxi, quadri 3d,…), che, rispetto a certe cose che sono fiero di aver scritto, sono davvero poca cosa.

Dei 40-50 visitatori al giorno, un buon 70% viene da google cercando quelle parole chiave su cui evidentemente c’è poca concorrenza (“costruire un cappello da giullare”, tira molto per esempio, o anche “quadri 3d”(**), o “autovelox viale Jonio”), il rimanente 30% viene per visita diretta da bookmark o da facebook e questi sono i lettori hard-core, che ringrazio. In questa situazione, mi trovo stretto fra alcuni blockbuster (dei poveri) che mi fanno traffico, ma che non mi frega niente di aver scritto, e le visite degli amici che sono necessariamente (e fortunatamente) “quotidiane”, ma che “vivono alla giornata”: si riducono quando non scrivo e sono interessate solo al contenuto nuovo. Da quando ho aperto il blog ho scritto quasi mille post e, anche se magari non saranno tutti memorabili, a pensare che molti di questi non li legge (più) nessuno, mi rimane un senso di spreco.

Poi, ieri sera ho fatto, abbastanza inconsciamente, una cosa.

Ho trovato un post su Il Post (***) che parlava (male) di Groupon e leggendolo ho pensato che avrei potuto portare la mia esperienza nei commenti riassumendo (riassumere ogni tanto fa bene – non sembra, ma lo so) questo post che avevo scritto tempo fa. I commenti però erano chiusi (lo sono ancora) su Il Post e allora ho pensato di linkare quel post sul mio e utilizzare il pingback. (Il pingback è una specie di commento automatico che raccoglie chi da altri siti linka quel post. Non disperate, Wikipedia lo spiega meglio).

Poi sono andato a dormire.

Oggi, apro le statistiche e mi trovo che avevo già ricevuto, alle 10 di mattina, ben 120 visite solo sul post di Groupon, provenienti proprio dal pingback su il Post.

C’è sicuramente una morale in tutto questo, ma non sono sicuro che mi piaccia.

Aggiornamento ore 15:30: 238 visite and counting.

 

(*) O forse è una forma di modestia/insicurezza.

(**) Il post sui quadri 3d, tutt’altro che memorabile, è antropologicamente significativo anche da un altro punto di vista. Se fate caso a come si intitola, converrete con me che sulla pagina dei risultati di google la gente è attratta irresistibilmente dalle parolacce.

(***) Il post non lo linko per non creare il doppio pingback, ma se volete il link è in fondo al mio vecchio post.

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