Saperla lunga

Più volte mi sono trovato a contro-commentare su Facebook che “A Coso mica lo freghi così facilmente, lui ha capito tutto“. Ove Coso è il grillino di turno (ma anche il leghista o il fascistello, perché ormai pari sono), che ti spiattella, in italiano zoppicante, una teoria arzigogolata di qualche complotto dei poteri forti ai danni dei poveracci come lui (mai parola fu più calzante). Ma, siccome “se guardi nell’abisso, l’abisso guarda in te“, questa gente che in altri tempi sarebbe stata solo oggetto delle mie prese per il culo, mi ha stimolato qualche riflessione aggiuntiva.

In realtà, c’è pure che sto leggendo Up, Simba, reportage di (e à la) David Foster Wallace, in cui ha seguito per conto di Rolling Stone una settimana di McCain2000, la campagna elettorale di McCain per le Primarie Repubblicane (quelle che poi vinse Bush Jr., per dire il livello…)

Si interroga infatti DFW: che differenza c’è tra un leader e un venditore? Lui disserta brillantemente  sul quesito per pagine intere e arriva a concludere (iper-semplificando)

The point, leader-wise, is the difference between merely believing somebody and believing in him.

Niente di molto nuovo, almeno nelle conclusioni (il ragionamento per arrivarci invece vale 10 minuti del tempo di chiunque), ma il punto davvero interessante era quello da cui il tutto partiva che era qualcosa del genere (riassumo).

L’ultimo vero leader fu JFK. Quando disse “Non domandatevi che cosa può fare il vostro Paese per voi, ma che cosa potete fare voi per il vostro Paese”, inspirò una generazione (quella che poi fece il ’68, dice lui, anche se magari non c’è tutta questa causa-effetto). E le moltitudini che furono inspirate non si fermarono un secondo (almeno moltitudini-wise) a pensare “Ma che bello slogan accattivante, chissà chi glielo ha scritto e chissà ‘sto biondino che secondi fini ha quando me lo viene a dire”.

Da allora in poi, il marketing, che ai tempi di JFK era ancora di un pionerismo MadMen-style, ha preso il sopravvento ed ha trasformato i leader in venditori di se stessi, oscurati dall’ombra dei loro più o meno evidenti “secondi fini”. E gettando noi, marketing-nativi (quelli nati dagli anni 70 in poi), nella non invidiabile condizione di non poter credere più a nulla (anzi, in nulla) e di sentire in ognidove puzza di “venditore”.

E qui arriviamo ai grillini e ai complottismi. Il movimento di Grillo, e Grillo in particolare, con questo suo People have the power di poveri, ha compiuto il passo successivo, cancellando tout-court anche la possibilità stessa che esista qualcosa in cui credere. E lo ha fatto con una mossa estrema quanto semplice. Ha fatto credere alle moltitudini di avere una testa per pensare ed ha semplicemente insegnato loro un metodo: cercate il marcio.

Il fatto che in molte situazioni e in molte dinamiche il marcio ci sia, non implica:

  1. che il marcio ci sia sempre, né
  2. che tu sia così intelligente da capire se ci sia e quale sia, né
  3. che postularlo, senza un ragionamento e una cultura adeguata, migliori le cose.

E’ evidente che applicare questo metodo a tutto e a tutti, riduce ogni questione a dinamiche da riunione di condominio (remember the great battle of scontrini?) e introduce sulla scena milioni di Bertoldo che, con la loro saggezza popolare 2.0, hanno “letteralmente” capito tutto e sproloquiano a gettone su ogni argomento. Anche quelli, oggettivamente complessi (la faccenda del #pude, per dire), a cui, io – elitista di merda, come già ampiamente dimostrato – nemmeno mi avvicino, anche se penso di stare comodamente all’estrema destra del grafico qui sotto. 

Eppure, ti trovi a farti spiegare le cose da chi contribuisce alla literacy media più bassa del mondo civilizzato (?).

literacy
Fonte: First results from the Survey of Adult Skils (clic sull’immagine per deprimersi un altro po’)

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