Pensieri sparsi su Burioni e il burionismo

Scrivevo tempo fa che l’antivaccinismo, per quanto deteriore, non può non evocare in alcune sue componenti e alcune sue orecchiate sentenze una certa sinistra d’altri tempi, a metà fra le fregnacce new-age e il sospetto a prescindere verso qualsiasi struttura più organizzata di lei (sia essa Big Pharma o un club di Forza Italia). Io c’ero fra loro e io me li ricordo: all’epoca stavamo parecchio avanti rispetto al resto del paese e quindi, oltre a tirarcela (tanto per cambiare), ritenevamo inconsapevolmente opportuno chiudere un occhio su certe approssimazioni di giudizio.

Naturalmente, non eravamo antivaccinisti perché all’epoca i temi erano altri, ma molti di noi, se ce ne fosse stata data l’occasione (e la prole necessaria per l’applicazione), probabilmente lo sarebbero stati.
Poi, almeno alcuni, abbiamo studiato e certe battaglie sono diventate di retroguardia: fa solo un po’ specie sentire verità orecchiate da un’altra epoca in bocca a gente che di sinistra non ha nemmeno la mano.

Fatta questa doverosa premessa, sorvolo sul tema del giorno che tira in ballo Burioni (chi è Burioni –> Qui; Il tema del giorno –> Qui e qui, per esempio) e inizio a scrivere un po’ di riflessioni sul tema Burioni e Burionismo. Cose che ho in mente da tempo e che ho già espresso in parte su Facebook in passato.

Primo pensiero sparso. Sull’onda del fatto del giorno, gira molto su Facebook un post di un maitre-à-penser de sinistra critico con Burioni, in cui essenzialmente si dice che le idee sono sempre state messe in crisi e che non esiste verità assoluta. Ve lo metto qui perché moltoo utile per capire il resto del post.

A parte la povertà di titoli del personaggio (che è già di per sé una dimostrazione della tesi che contesta), a me sembra che non si colga il punto. La scienza non è democratica (slogan felice o infelice che sia) vuol dire semplicemente che la scienza si mette in dubbio con le regole della scienza stessa, non con referendum, maggioranze e diavolerie alla Rousseau (TM, immagino). Se tu, seminatore autoconvocato di dubbi, non sei in grado di applicare il metodo scientifico a sostegno delle tue tesi “scientifiche”, non sei uno “scienziato” e come tale ti tratto. Il resto sono sovrastruttura e personalismi, che possono dar più o meno fastidio, ma non spostano il succo del discorso. Nello specifico, anche il fatto che venga fluidamente tirata in ballo dal maitre-à-penser anche la “scienza economica” è particolarmente significativo di un giocare con le parole piuttosto furbetto: la scienza economica NON è una scienza nel senso qui descritto – lo sanno tutti (economisti compresi) – ed è pertanto tirata dentro alla stracazzo di cane.

Secondo pensiero sparso. “Burioni non è un buon divulgatore (altro che la famiglia Angela)”. Si dice che Burioni non sia un buon divulgatore, perché il suo blastare le pippe lo rende inviso agli interlocutori e fa passare in secondo piano il messaggio. A parte che blastare le pippe è, secondo me, cosa buona e giusta e dovrebbe essere la norma in milamila (come dice mia figlia) altri contesti (cfr. Proverbi, 26:5), non vedo come il “messaggio” possa passare in secondo piano, se non per un deficiente. Il messaggio c’è ed è sempre ben veicolato e ben supportato da fonti. I blast, quando ci sono, vengono dopo e solo a fronte di improvvide affermazioni di altrettanto improvvidi commentatori. Senza i commenti, forse, non ci sarebbero i blast, ma sono due aspetti diversi, non mutuamente esclusivi.

Terzo pensiero sparso. “Burioni non convince la gente e, in particolare, i No-vax”. Burioni non deve e non vuole (!) convincere nessuno, quello è il compito della politica e in generale degli ambiti in cui ci sono idee buone e idee cattive, ma, purtroppo, la maggior parte di esse ugualmente plausibili. Un altro modo di vedere le cose è che, sulle questioni di opinione (non scientifiche), il risultato che si raggiunge non è mai un ottimo assoluto, ma solo un ottimo asintotico: più si hanno voglia, tempo, soldi per approfondire l’analisi e praticarne i risultati, più informati si diventa e migliori sono le decisioni che si prendono. Ovviamente, anche la gente che ha voglia di perdere tempo a fare ciò, decresce esponenzialmente all’aumentare della fatica che l’attività richiede con le conseguenze e i plebisciti che tutti vediamo. Di base però rimane che l’ottimo scientifico è invece un ottimo assoluto, perché frutto di un “metodo”: se e quando sarà messo in dubbio o in crisi potrà avvenire soltanto attraverso lo stesso metodo, con una fatica e un investimento di risorse, probabilmente, molto maggiore di quello che ha prodotto l’ottimo precedente. Scorciatoie non datur, tanto meno per chi ha frequentato l’università della strada e magari è anche il datore di lavoro di sé stesso. Se proprio dobbiamo riconoscere un obiettivo (e un merito) a Burioni è quello di aver compattato legioni di persone sparse che credono nella scienza e, in generale, nel “sapere formale”, assediate da seguaci invasati e sempre più organizzati di superstizioni, religioni e medievalismi vari (ci avevo scritto anche un post, in cui auspicavo un contro-messia, ma non lo ritrovo).

Quarto pensiero sparso. “Da quando in qua non è una cosa di sinistra mettere in dubbio l’autorità costituita?” Le autorità costituite, ammesso che ve ne siano, non lo sono per caso o per cattiveria. Il più delle volte, specie se rivestono quel ruolo in un periodo storico integrato, evoluto e pacifico, lo sono perché se lo meritano e, soprattutto, perché è funzionale che sia così. Perché cazzo io dovrei diventare a 46 anni un esperto di vaccini? Ho studiato altro, mi piace fare altro, mi pagano per fare altro ancora: nessuna di queste cose prevede l’interazione con le centrali di pensiero pro o contro i vaccini. VA BENISSIMO COSI’ e anche per questo mi fido dell’autorità costituita: risparmio tempo, soldi, risorse, sbattimenti e rodimenti di culo. Probabilmente non sarà un metodo infallibile – qualche cantonata la prenderà pure l’autorità costituita –  ma è comodo e, soprattutto, la maturità di un individuo starebbe anche nello scegliersi le battaglie che vale la pena combattere. Ma anche scegliere e valutare una “battaglia” costa fatica e spesso richiede una certa attenzione ai contesti e ai metodi (aridanghete) che la riguardano, quindi non è cosa alla portata di tutti. Di base, le due colpe più grandi del grillismo sono, a mio avviso, il sospetto sistematico e preventivo verso tutto e tutti, che mina le basi della vita sociale e politica, e, soprattutto, la gratuità dell’esercizio di tale sospetto: tutti sono esperti di tutto, solo in virtù della loro esistenza in vita e della loro connessione a Facebook: nulla costa fatica, nulla richiede “strumenti particolari” per essere compreso, nulla prevede un esamino di coscienza prima di aprire bocca. Il mondo, banalmente, non funziona così e farlo credere alle moltitudini è circonvenzione di incapace.

Quinto pensiero sparso. “Burioni non deve essere un modello della sinistra”. Sono d’accordo. Il burionismo, tanto più se applicato a contesti diversi da quello in cui Burioni lo esercita, non porta voti. (I motivi per cui non porta voti sono tutti un po’ sparsi all’interno di questo post). Allora, però, sta alla sinistra stessa, con tutta la mia benedizione, cercare metodi non burionisti per racimolare voti… Anche se finora non vedo idee particolari in questo senso, una possibilità potrebbe essere quella di parlare al popolo e lisciargli il pelo nel verso giusto, in termini di linguaggio, di narrazione, di argomenti (anche se mi sfugge il modo in cui questo si possa fare senza assomigliare alla destra). Ma tant’è, lo facessero… Forse perderanno il mio voto, ma se se ne riescono a prendere altri due, meglio così per tutti. Buona fortuna. Ciò detto, è ovvio che un politico, specie se di sinistra, non deve abbandonarsi al blast gratuito, non solo perché ciò non porta voti, ma perché è proprio sbagliato. È infatti evidente che, comportandosi in quel modo, ignora le due precondizioni del Burionismo: l’ambito scientifico e non politico e la dimostrabilità oggettiva della propria autorevolezza.

Sesto pensiero sparso. L’ultima è una considerazione un po’ a latere che si riallaccia all’inizio di questo post. Nel calderone ideologico pre-laurea eravamo un po’ tutti uguali e ugualmente fessi. Andando avanti però, ognuno di noi ha avuto esperienze diverse e, in modo diverso, si è scontrato o anche solo imbattuto nella complessità del mondo. Il punto è che questo è avvenuto “a chi più e a chi meno”. A quasi tutti è rimasto un sistema di riferimenti di sinistra, ma gli strumenti che ciascuno usa ora per fare i conti con un mondo piuttosto più complesso di quanto si pensasse, sono stati sviluppati dopo quel periodo e plasmati da contesti generalmente a-ideologici. E’ in virtù di questo ragionamento,che, almeno per me, le critiche a Burioni (e, più in generale, al “tecnico”) mi sembrano sempre poco e male argomentate, tradendo uno o più dei seguenti bias:

a) l’arroganza dell’ignoranza sdoganata dal grillismo (e questi sono casi umani di cui si è ampiamente scritto);

b) l’allergia ai professoroni di solito molto velleitaria, indice di cursus scolastici piuttosto problematici;

c) una scarsa conoscenza dei termini della questione, spesso anche riconosciuta e ammessa, ma superata à-la Toninelli dallo slancio ideale dei bei tempi andati (autorità costituita –> cattiva a prescindere).

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