#miRAGGIo

E quindi, pare che governare Roma non sia effettivamente questa passeggiata. Pare che il primato della Società Civile sulla Politica brutta, sporca e cattiva non sia così evidente. Pare anche che la buona volontà, ammesso che ci sia, da sola non basti…

Premessa doverosa. Non sono tra quelli che dicono “Ah, però mi dispiace! Non li ho votati, ma sarebbe potuta essere una buona occasione per fare il bene di questa città…” No, per me dovevano estinguersi in un lampo di fuoco già ai tempi dello streaming con Bersani (una delle pagine più buie ed infami della storia italiana) ed ogni minuto che ci separa da questa catarsi è un minuto sprecato.

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Ho provato la BMW S1000XR

La settimana che è appena passata è stata una settimana un po’ particolare. Quando, giovedì scorso, ho capito che le cose non stavano prendendo la piega che desideravo, per consolarmi, mi sono deciso a prenotare tre test ride sui rispettivi siti di case motociclistiche. Per cominciare volevo provare la Triumph Tiger Sport 1050, ma il giorno dopo mi chiama il concessionario e mi dice che mi devo attaccare al cecio, ché ce ne sono pochissime e nessuna per i test ride… Quindi, picche… Poi, la MT-10,ma dalla Yamaha, ad oggi ancora nessuna notizia (*)… Solo la BMW mi ha dato retta e così, martedì scorso, alle nove e mezza, me ne sono andato bel bello a Via Prenestina, a ridosso del raccordo, per provare la BMW S1000XR.

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Di fattacci e becerume

Sarà il weekend, sarà che c’ho un po’ di tempo libero, sarà anche la cronaca che ci mette del suo, ma da qualche giorno ho ripreso la (mal)sana abitudine di frequentare pagine Facebook note e meno note, il cui denominatore comune è il becerume e, benché qualche anima bella si ostini a non voler vedere l’evidente correlazione fra le due cose, l’abisso di ignoranza dei frequentatori.

Per fugare ogni dubbio, qui per “ignoranza” si intende, non solo la non-conoscenza dei fatti e dei contesti di cui si parla e in cui si conduce una grama esistenza, ma proprio l’ignoranza crassa: il non sapere e non voler sapere nulla, il considerare tempo perso leggere un libro o un giornale degno di questo nome, il non conoscere una lingua straniera qualsiasi (e addossare la colpa dell’italiano traballante al T9), il non saper coniugare il verbo (h)avere, il professare un approccio neo-dada alla punteggiatura, il credere a “fonti” ridicole, l’aver studiato all’Università dalla Strada, il postare, tra una notizia falsa e l’altra, foto di gatti, cani, tramonti, Minions che augurano Buongiornissimooooo! e procioni che stanno a rota di Kaffeeeeè!!!

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On Brexit

Brexit2

A me questa Brexit, da qualsiasi lato la si guardi, fa incazzare. Mai avrei pensato che con il Movimento5Stelle qui da noi, quella verduraia della Le Pen in Francia, epigoni di Salvini e Meloni in ogni angolo di Europa, proprio in UK, dove ci sono ancora la Regina, il Commonwealth e i Lord con la parrucca, ci potesse essere un’epifania così deprimente di quello che stiamo (tutti) diventando. Metto qua di seguito alcune riflessioni che ho fatto in questi giorni.

E adesso?

Tra tutte, la cosa che mi ha lasciato più l’amaro in bocca di questa brutta, brutta faccenda, è il fatto che non c’era un piano. Nel senso: porti il tuo popolo ad una decisione di tale portata, mediante un referendum che, per definizione, ha solo due esiti possibili, fai campagna per uno di quei due risultati, pure con toni e modi da fiera di paese, poi vinci e non sai cosa fare? Ti rimangi un’ora (nel senso di sessanta minuti) dopo le promesse che hai fatto per mesi e cominci a dire “Non così in fretta… Calma… C’è tempo…

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Blinkist

Smarter Me? Me?
Smarter Me? Me?

C’è stato un periodo della mia vita in cui mi sono letto diversi saggi anglo-sassoni, finalizzati, in teoria, al self-improvement professionale. (Del self-improvement personale me ne sono sempre abbastanza fregato, visto che sono già pieno di me, così, al naturale). Lavorativamente, invece, ho sempre pensato che si potesse migliorare e colmare qualche gap. Pensa te…

Il contesto professionale in cui questo avveniva, sebbene lì per lì non me ne accorgessi, non era dei più evoluti e quindi, da un lato questi “saggi” erano – forse – poco adatti al mio microcosmo e non riuscivano a generare la giusta “trazione” sulle mie beghe lavorative, dall’altro, nei rari casi in cui beccavo un saggio potenzialmente utile, l’effetto “perle ai porci” era drammaticamente in agguato.

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La clausola sociale dei call center

dilbert

Per motivi più o meno noti, seguo gli avvenimenti di quella meraviglia di ambiente che va sotto il nome di “mondo dei call center”.

All’inizio di quest’anno, è diventata legge la cosiddetta “clausola sociale“, che prevede, per come l’ho capita io, che, nel caso in cui un’azienda perda la gara relativa al rinnovo di una sua commessa, l’azienda vincente e subentrante si debba fare carico dei “livelli occupazionali precedenti”. Vale a dire che deve assumere tutti lavoratori dell’azienda perdente che altrimenti perderebbero il lavoro.

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