On driving (o del guidare)

Come forse  è facile intuire da altri post, io, oltre alla moto, non possiedo altri mezzi di trasporto. In altre parole, non ho una macchina. Non vivo questo come un limite, ma come un privilegio di cui il mio stile di vita mi permette di godere. Le mie esigenze di mobilità sono ampiamente coperte dalle due ruote, grazie al clima della città in cui vivo, alla “stabilità” (nel senso di “fissità dell’indirizzo”) del mio posto di lavoro, alle distanze da coprire e, soprattutto, al traffico che ti fa passare la voglia di guidare un qualsiasi mezzo un filo meno agile.

Va così dal 2005, da quando mi hanno rubato l’ultima automobile che ho posseduto e, anche se prima o poi, per età o per altro, questa situazione dovesse cambiare, credo che il mio rapporto con le cose a quattro ruote si è ormai guastato al punto che guidarne una non potrò che viverlo come un passo indietro rispetto a quello che sto facendo ora. Nonostante i giorni di pioggia, nonostante il maggiore pericolo, nonostante il fatto che da automobilista (forse) non mi renderei nemmeno conto di quanto sono lenti e di quanto guidano male gli automobilisti.

Questo porta a una marea di considerazioni verso il mondo dell’auto e della guida in generale che vorrei mettervi qui alla rinfusa.

Non riesco a ritrovarlo, ma tempo fa girò su Facebook una “mappa del cervello del motociclista” in cui fra diverse aree dedicate a cose facili (tipo la birra, che io però sto bevendo sempre meno), una in particolare mi è sembrata particolarmente calzante e a suo modo geniale. Era “Extremely fancy cars“. Ed è proprio vero, più vai in moto più la macchina “normale” non ti basta più. E, si badi, non è una questione di soldi: di SUV da 100mila euro se ne vedono comunque tanti, di Mercedes da 80mila pure, di utilitarie ancora di più certo, ma tutte rientrano nella noiosa categoria del “già visto”. Analogamente, una “fancy car” può essere un’auto d’epoca da poche migliaia di euro o una supercar da un milione. Purché sia strana, sia fica e ce l’abbia solo tu (o quasi). In altre parole, il 99,99% del parco circolante è ai miei occhi noioso e assolutamente privo di fascino: tutte le pubblicità di automobili – patinatissime od orrende, fatte col copia-incolla o fichissime – mi suscitano la stessa reazione: “Dovrei stare proprio alla canna del gas esistenziale per comprarmi una cosa del genere…“. Tanto più quando la pubblicità stessa cerca di veicolare un senso di libertà, un rompere le catene di un mondo sempre uguale, del ribellarsi alla noia… “E quindi? Per fare tutto questo mi volete far comprare una macchina?!?!” Cambiate lavoro… Io intanto cambio canale.

(c’è lei che fa la vinaiola e lui che c’ha una fancy car… Tout se tient, ou pas?)

Poi c’è il concetto di “guidare”. Sabato scorso, per dire, ho fatto un giro in moto di 490 km, sono partito alle 9 e sono tornato alle 17:30. Che cosa ho fatto? Ho visitato posti? Ho mangiato fuori? Ho incontrato gente? Direi di no. Ho solo “guidato”. Anzi, ho cercato di “guidare bene”. Di piegare di più. Di migliorare le traiettorie. Di acquistare (ulteriore) sicurezza e confidenza con la moto. Ditemi voi se una cosa del genere è possibile per un automobilista… Non solo per  il fatto che molto difficilmente possiede un mezzo che è pensato per questo e nemmeno per il fatto che probabilmente si farebbe arrestare alla prima curva, ma proprio perché nemmeno gli passa per la testa di fare una cosa del genere…

Un lunedì di Pasquetta di qualche anno fa, me ne stavo in giro con Bnb per stradelle (SS 314, per chi conosce). Saranno state le tre del pomeriggio, era una gran bella giornata e tutta Italia se ne stava felice a gozzovigliare da qualche parte. La strada era deserta ed invogliava a spingere un po’ di più. Improvvisamente nel verso opposto abbiamo incrociato una fila di 7-8 supercar (un paio di Ferrari, una Lambo, delle Lotus Elise ed Evora) che scendevano a cannone a una velocità quasi da rally. Ora, al di là di considerazioni condivisibili sull’incoscienza e la pericolosità del tutto, quelli stavano “guidando” davvero, esattamente come me e Bnb, sia pure con un budget decisamente più ridotto. Il problema è che per farlo avevano a disposizione solo il giorno di Pasquetta, in cui i vecchi col cappello, i camionisti e molta Polizia Stradale erano, sia pure solo probabilisticamente, assorbiti dal panino con la frittata. Valeva la pena? Boh. (Però, erano davvero fancy cars, soprattutto le Lotus).

Un altro segno inequivocabile che le auto non servono per essere guidate è l’evoluzione delle dotazioni di bordo, che tende a riprodurre con pervicacia sospetta il setting del salotto di casa. Media player, touchscreen, navigatori, collegamenti assortiti, bluetooth, integrazioni con telefoni… Sembra quasi che siano costruite per stare fermi, non per muoversi. Prendete ad esempio, questo video che parla della Tesla S (via Mantellini)

dov’è il fascino di un oggetto del genere? Una console così non mi servirebbe nemmeno a casa. Che emozioni può dare un touchscreen di 17”? Ma non dovrei stare a “guidare” invece che strusciare le dita su un vetro? (Si badi che, anche se lo penso, non sto dicendo che sono ordigni che distraggono e causano incidenti. E’ proprio che sono fuori luogo in senso letterale e non capisco quali sinapsi possano muovere a chi.)

Oppure, tutti le diavolerie per aiutare nella guida: la diffusione dei cambi automatici, il sensore di pioggia che accende lui i tergicristalli, i bip del cazzo per la retromarcia, l’accrocco che ti parcheggia lui (park assist?) … Tutto è teso a togliere divertimento anziché ad aggiungerne: anche perché – almeno secondo me – in città l’unica cosa divertente che rimasta da fare sarebbero i parcheggi, quando ne trovi uno.

Oppure, infine, l’insistenza sul gas, sull’ibrido, su quanto sono risparmiose… Certo, lo capisco che non tutti quelli che sono costretti a possedere un’auto navigano nell’oro e odiano il benzinaio con tutti loro stessi, ma togliere cavalli, sia pure per una buona causa, a una macchina è comunque rovinarla e trasformarla sempre di più in un elettrodomestico. E gli elettrodomestici non “si guidano”, si usano. Proprio per questo (o, meglio, proprio perché ho la possibilità di evitarlo) mi ritengo, come ho detto, un privilegiato.

Finché dura.

Aggiungo in cauda che non avere l’auto evita par defaut di dare passaggi a tutti.

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3 pensieri riguardo “On driving (o del guidare)”

  1. Aggiungo alle Fancy Car quei ‘simpatici’ bidoni alla Doblò.
    Se hai una moto vuoi avere una macchina che ti da sensazioni o utilizzi che la moto non ti da. Per cui o una spider o una macchina vecchia, o un simpatico bidone.

    1. Confermo.
      L’anno scorso di questi tempi mi è capitato di girare su un Berlingo e mi sono molto divertito a far finta di essere il mitragliere dal portellone laterale aperto.
      helo
      Con la moto non lo puoi fare, per dire…

  2. Da motociclista ed automobilista con svariate centinaia di migliaia di km percorsi posso aggiungere che ci sono anche gli automobilisti che, come me, guidano per il piacere di guidare. Spesso mi ritrovo a ripercorrere con la macchina le stesse strade e stradelle fatte in moto anche se ovviamente la sensazione di libertà che dà la moto è inarrivabile e quando ho potuto mi sono divertito anche a far fischiare le gomme 🙂
    Concordo ovviamente con la maggioranza delle cose che hai scritto ed aggiungo però che da automobilista potresti ad esempio renderti conto di quanti utilizzatori delle due ruote, motociclisti compresi, siano degli aspiranti suicidi.
    Concludo con una considerazione mia che ritengo inattaccabile: chi va in moto guida la macchina molto meglio di chi non ha esperienza su due ruote.

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