NFC tags, più ombre che luci

Venti giorni fa mi sono arrivati 5 NFC tags presi da Amazon. Le aspettative, come vedete dalla foto, erano alte e la tensione, giustamente, si tagliava con il coltello.

NFC

E’ quindi con una certa trepidazione che mi accingo a raccontare la mia esperienza con i diabolici dischetti dopo qualche tempo di prova su strada.

Cosa sono. Per i meno tecno-scafati (tech-savvy).

Sono dei badge, due a ciondolo e tre adesivi, in cui è “annegata” una spira: in presenza di un opportuno campo elettromagnetico generato dallo smartphone (NFC, Near-Field Communication), nella spira circola corrente che attiva un trasmettitore che impartisce un comando al telefono stesso. Sono quindi oggetti passivi, privi di alimentazione autonoma, che funzionano solo quando sono nelle immediate vicinanze di un telefono “disponibile”. (Qui e qui per saperne di più)

Che ci si fa.

Si programmano tramite un’app (Trigger, ma ce ne saranno altre) per far eseguire al telefono delle operazioni di base (accendi/spegni bluetooth, vai al link X, attiva l’app Y, ecc.) o combinazioni assortite di tali operazioni. Ad esempio, se ne può mettere uno sul comodino, per attivare la sveglia e attivare il wi-fi. Oppure

Che ci ho fatto.

Ne ho programmati 4 su 5 (la programmazione ovviamente può essere sovrascritta).

  1. Uno è appiccicato su un mobile a casa e fornisce ai cellulari degli ospiti le credenziali per accedere alla rete wi-fi di  casa, senza bisogno di condividere esplicitamente la password. Fico, ma risente dei problemi (1) e (2), vedi sotto.
  2. Uno è appiccicato sul cruscotto della macchina di D. e, se attivato, spegne il wi-fi, accende il bluetooth e connette l’auricolare, alza tutti i volumi e fa partire Waze. Molto fico, ma risente dei problemi (3) e (4).
  3. Uno è appiccicato sul casco e attiva il bluetooth e collega l’auricolare quando salgo in moto. Fico fino a un certo punto e risente pesantemente del problema (3).
  4. Uno è appeso da qualche parte in casa e, se attivato, manda un sms a mamma che sono tornato a casa e che sto bene. Fico, a parte il problema (3) e l’effetto vola-colomba-bianca-vola.
  5. L’ultimo, come ho detto, è ancora a piede libero.

Problemi

Una volta capite le cose che ci si possono fare (e che sono per loro natura pochine), vengono a galla i problemi che non ti aspetti e che, se non fosse per i soli nove euro di investimento, renderebbero fallimentare l’intera operazione.

(1) Per poter interpretare ed eseguire il comando proveniente dal badge, sul telefono deve essere installata l’app Trigger (o equivalente). Questo è un problema quando si vuole fare eseguire il comando a un cellulare qualsiasi, tipo quelli degli ospiti che devono collegarsi alla tua rete wi-fi, e non solo al tuo.

(2) Solo i cellulari android evoluti hanno la tecnologia NFC, quindi se per casa girano ospiti armati di cacate Apple o sumero-fonini, il vento del progresso non riesce a raggiungerli.

(3) L’attivazione del campo di prossimità avviene solo a telefono sbloccato. Se ci pensate è giusto così, perché una delle applicazioni dell’NFC, badge verdolini a parte, è quella di pagamento “contactless” e quindi, altrimenti, chiunque potrebbe rubarvi il telefono e pagare con i vostri soldi, anche a schermo bloccato. Per quanto comprensibile, questo è comunque il problema più grosso. Pensate al badge che ho sul casco: mi sono già messo il casco in testa e i guanti e mi accorgo che il bluetooth è spento e l’auricolare non si collega. Logica vorrebbe che tirassi fuori il cellulare, dessi una strusciatina al badge e finisse lì, ma se il cellulare ha lo schermo bloccato, devo comunque togliermi i guanti e svegliarlo… Tanto vale accendere il bluetooth manualmente.

(4) Simile al precedente. Per comprensibili motivi di privacy, il GPS non può essere attivato automaticamente da un’app, ma solo manualmente dall’utente. Questo vuol dire che anche nell’applicazione migliore della tecnologia, quella dell’auto di di D., c’è un pezzo mancante, perché dopo aver lanciato automaticamente Waze, devo comunque attivare manualmente il GPS.

Conclusioni

Parlando solo dei tag passivi e non della tecnologia NFC in generale, credo che, anche se costano poco, siano soldi buttati. Ci sarebbero delle potenzialità almeno sulla carta, ma le limitazioni di vario tipo che ho provato ad illustrare, li rendono piuttosto inadeguati alle situazioni di vita reale. Diciamo al limite dell’inutilità.

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