What else?

Oggi mi trovo questo articolo su Dissapore che fa i conti in tasca ai Nespressisti e dice che io pago il caffè più di 50 euro al chilo, contro altre combinazioni che arrivano a costare 10 euro al chilo e anche meno.

CAPSULE:
Vergnano Espresso Arabica: 64 euro al kg
Capsule Illy 100% Arabica: 57,95 euro al Kg
Capsule Lavazza A Modo Mio: da 52,42 a 48,25 euro al kg
Per non parlare delle capsule Nespresso, in genere le più costose

CAFFE’ IN GRANI:
Illy: 26,16 euro al kg.
Segafredo: 13,75 euro al kg.
Lavazza Oro: 16,50 euro al kg.
Vergnano: 14,19 euro al Kg.

CAFFE’ MACINATO:
caffè equo-solidale Alce Nero Arabica bio: 15,80 euro al kg.
caffè di marca al supermercato: 8,20 euro al kg.
caffè macinato di qualità cru tipo Giamaica Caffè: 28/30 euro al kg.

Io come sapete sono sempre attento al lato economico delle cose e questa cosa dovrebbe farmi accapponare la pelle… Eppure non è così. E vorrei spiegarvi perché.

Una cosa che non sono mai stato nella vita è “maniaco del caffè”. Anche se ci sono oggettivamente dei caffè che ti capita di bere in giro che fanno schifo, non mi sono mai trovato a non frequentare più un bar perché “là il caffè fa schifo“.

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J’aime Vivalto, Fortissio, Livanto, Arpeggio e (meno) Ristretto.

Il caffè accompagna una socialità o, semplicemente, sveglia un po’ dal torpore. A volte, addirittura, rimette al mondo… In tutti questi casi, il sapore è anche importante, ma non è la cosa principale… Anzi, direi che, se il sapore fosse l’unico parametro, probabilmente al bar mi comprerei un bel Kit Kat che costa uguale e dà molta più soddisfazione.

Come per tutti i single che vanno ad abitare da soli, la Moka faceva parte delle poche cose irrinunciabili ed io, banale come sono, a casa ce l’ho sempre avuta. Non la usavo mai, però: quando qualcuno mi chiedeva un caffè, io controproponevo un tè, in seconda battuta un Nescafè (che tenevo per le poche volte che bisognava fare nottata per qualche motivo) e, se inspiegabilmente non funzionava nemmeno quello, gli dicevo la verità; cioè, che la Moka l’ultima volta l’avevo usata un paio d’anni prima e anche il caffè stava in frigo da forse ancora più tempo. In altre parole, va’ al bar che è meglio.

Ci sono alcune persone che sono venute con frequenza a casa mia e sanno che “a me il caffè non piace”, perché alla fine quella era l’informazione che ricavavano da tutta la manfrina. Proprio queste persone si sono stupite quando, due anni e mezzo fa mi sono comprato la macchinetta Nespresso, di cui, se non ci fosse George Clooney di mezzo, potrei essere tranquillamente il poster-boy.

Eh sì, perché la Nespresso fa tutto quello di cui ho bisogno lato caffè: molto di più che per altri tipi di economie familiari Moka-dipendenti.

  • Ne consumo poco a casa. La Moka me ne farebbe consumare di più o buttare quello di cui non ho bisogno.
  • Non lo prendo regolarmente (nel senso che non è un’abitudine: se salto una mattina, non sclero). Con la Moka mi impigrirei e, come in passato, finirei per non farlo mai, lasciandolo marcire in frigo e facendo arrugginire il ferro.
  • Proprio perché non è un rito, ma un consumo e, al limite, un bisogno, non voglio perdere tempo. 30 secondi ed è fatto, senza sporcare nulla.
  • Ho un consumo tuttora sbilanciato verso il caffè del bar rispetto a quello a casa. Se esco la mattina senza prendere il caffè e passo davanti a un bar, 9 volte su 10 mi fermo e prendo un caffè/cappuccino. Quindi, i 37 centesimi del Nespresso non sono da confrontare con quanto poco mi costerebbe la Moka, ma con i 90 che non lascio al bar.

Poi, per carità, c’è tutto il lato fichetto della cosa a cui, da cliente soddisfatto, non sfuggo. (Vorrei sottolinearvi il “da cliente soddisfatto”: non è stato quell’aspetto a farmi diventare cliente Nespresso in origine, ma ora che lo sono, vedo che l’ecosistema Nespresso è anni luce avanti rispetto altri tipi di cialdismi che lo scimmiottano).
In particolare, mi piace avere cialde di tipo diverso a casa (le 4-5 varietà che compro, io le trovo davvero diverse e adatte a momenti diversi). Mi piace il fatto che il caffè si compra su internet un giorno per l’altro e che non bisogna sbattersi in giro per supermercati.

Infine, vorrei segnalare che ormai le cialde compatibili Nespresso (spesso piuttosto goffe) si possono trovare con buona facilità anche dal pizzicarolo o al supermercato: ma finora – ne avrò provate 4-5 marche – la superiorità qualitativa delle cialde originali basta e avanza a giustificare la (marginale) differenza di prezzo.

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La meraviglia sarebbe leggere disclaimer in piccolo sul cartello, ma purtroppo non si legge.

Per tirare le somme, credo che anche qui ci venga incontro il concetto sempre utile di commodity. Wikipedia dice che una commodity è un bene per cui c’è domanda ma che è offerto senza differenze qualitative sul mercato ed è fungibile, cioè il prodotto è lo stesso indipendentemente da chi lo produce, come per esempio il petrolio o i metalli, che in parole povere vuol dire che un caffè (che ci piace) vale l’altro, conta solo il prezzo.

Per chi è abituato a farsi galloni di caffè con la Moka a casa, probabilmente è così e, senza dubbio, Nespresso e le sue capsule fichette costano davvero troppo per sostituirla del tutto. Per me, non avendolo mai fatto a casa, il caffè non è mai arrivato ad essere un item di spesa da supermercato (i.e. una commodity), quindi Nespresso mi offre un’opportunità che prima non avevo: non sostituisce nessun rito e, se proprio la vogliamo mettere su un piano economico, si confronta con il caffè del bar, di cui, almeno probabilisticamente, è migliore e sicuramente più economico.

Forse sono un po’ particolare io e il mio consumo di caffè, ma non mi sembra un ragionamento così sballato da poter essere confutato con un banale

Eeek, ma costa un sacco di soldi!!!

 

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