Modelli

A me hanno sempre fatto incazzare, fin da quando ero molto più giovane di adesso, quelli che ti dicono: “Lasciami perdere, io sono fatto così“. E, nascondendosi dietro queste parole, mostrano una insofferenza verso regole, comportamenti, coerenze di base, sia nel macroscopico delle ideologie che nel microscopico quotidiano delle proprie vite. Una specie di continuo elogio della follia (bacchica, non erasmiana) per giustificare le proprie pigrizie, le proprie pochezze e spesso (non sempre) la propria superficialità. Troppe volte, ed è la cosa più grave, a danno delle persone “normali” che li circondano e che magari vogliono loro anche un po’ di bene, nonostante tutto.

In fondo, è vero che il proprio carattere non si può cambiare più di tanto, ma sicuramente ci si può ammorbidire in certe intemperanze, capire, guardando gli altri, cosa “funziona” e cosa no, e , soprattutto, avere sempre a cuore la sanità mentale (quella sì) di chi ci circonda.

Io nel mio piccolo, pur essendo moderatamente tronfio di ciò che sono (diventato) a livello intellettuale, culturale e dialettico, ho sempre cercato dei modelli, delle persone che per un verso o per l’altro riconoscevo come decisamente migliori di me e quindi degne di essere imitate.

Questo è sempre stato, ci tengo a dirlo, uno sforzo consapevole di auto-miglioramento, che nel lungo periodo ha prodotto i suoi effetti. Molte espressioni, atteggiamenti, reazioni, schemi mentali che all’osservatore occasionale sembrano tipicamente “miei”, in realtà non lo sono e affondano le loro radici in persone che hanno popolato il mio passato. Io so chi sono queste persone, una per una, ma non ve lo dirò mai. 🙂

E, ovviamente, c’è ancora tanto da fare…

Nota: questo post è stato ispirato da questo estratto dal nuovo libro di Luca Sofri,  “Un grande paese“. Il libro lo leggerò presto, il titolo del post mi limito ad invidiarlo.

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