MMXII

A me il 2011 non è piaciuto per niente. Non voglio esagerare con i toni perché per molte persone, anche vicine, è stato oggettivamente un annus horribilis, ma rimane che il 2012 dovrà essere migliore…

Nell’ultimo mese del 2011, sul mio personalissimo cartellino sembra che un po’ di cose si siano messe per il verso giusto e questo mi permette di guardare al nuovo che avanza con una serenità maggiore. Ma ancora nulla è a posto e potrebbe essere solo  il solito, maledetto wishful thinking… E comunque, quand’anche non lo fosse, l’equilibrio è davvero instabile e ci vuol poco a farlo vacillare.

Meglio che niente, comunque…

Quello che è interessante notare, tuttavia, è che quelli a cui questo 2011 non è piaciuto, cioè che, parlandoci nei giorni scorsi, erano molto contenti, quasi eccitati dal fatto di metterselo alle spalle, erano la netta maggioranza, se non tutti. Probabilmente succede tutti gli anni, sono solo io che stavolta sono stato meno disattento. Ma, al di là delle frasi di circostanza e delle statistiche casarecce, c’è una cupezza in giro trascende gli avvenimenti delle esistenze personali: sono (siamo) tutti un po’ più incazzati di qualche tempo fa e fin qui andrebbe pure bene… Ma sono, si sentono (siamo, ci sentiamo) anche sempre più impotenti contro i nemici che ci scegliamo.

Anche le poche cose belle che sono successe (che abbiamo fatto sì che succedessero), da condizioni sufficienti per essere contenti si sono trasformate l’attimo dopo in condizioni necessarie per non essere disperati.

In giorni come questi, quando ciclicamente ritornano, c’è una canzone, scritta per altri tempi difficili, che mi entra in testa e non esce più… Ma è una delle più belle di sempre e, almeno questo, va bene così. Diciamo che è la “mia preghiera per l’anno nuovo” (chi c’era capirà). Buon duemiladodici a tutti.

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