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In questi giorni ho molte idee, ma poca voglia e poco tempo di scrivere. Mi metto lì, le poche volte che posso, e, pur scrivendo qualcosa, non riesco ad essere produttivo come vorrei: un post di mezza pagina che ti porta via più di venti minuti è qualcosa che non vale la pena di pubblicare… L’italiano sarà faticoso, i titoli saranno inadatti o buttati là (io sono molto orgoglioso dei titoli dei miei post), le eventuali immagini saranno cercate con poca cura… E quindi questi aborti restano in bozze, come memento del fatto che la bulimia di scrittura è un male, come promemoria per tempi migliori. Mi dovreste ringraziare.

Rimane il dubbio che certi argomenti possano scadere… Tipo per quanto ancora parleremo di black bloc, der Pelliccia-Grisù, dell’inconsistenza degli indignados “buoni” (l’avete visto L’infedele lunedì? Mamma mia…)? Oppure di Berlusconi che “s’inventerà qualcosa, perché non ci sono i soldi“? Oppure di Di Pietro che rivuole la Legge Reale e che, se non ci fosse Berlusconi, apparirebbe a tutti per quel (ur-)fascista che è sempre stato?

Ma, oltre a questo, vorrei parlare del fatto che non ci sono più i precari di una volta, vorrei anche portare avanti il discorso sui call center, mio vecchio cavallo di battaglia, e mettere in evidenza la passione, ma anche l’inadeguatezza dell’azione sindacale in certi contesti. Per non parlare della Sinistra (Vendoliani, Di Pietristi e, un po’ meno, anche il PD), che fanno i barricaderi localmente, e si accodano a proteste e rivendicazioni di cui conoscono ben poco, quasi fosse un riflesso condizionato.

Insomma, vi direi Stay tuned… Ma non è che, scrivendo questa cosa qui (11 minuti, finora), mi sia tolto il torpore di dosso. Anzi.

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