Un altro mantra

Tre giorni fa commentavo un mantra ripetuto dal governo sulla riforma del mercato del lavoro, oggi vorrei dire due parole su un altro di questi mantra, sempre più o meno di quella parte lì: quelli che dicono “io tutti questi imprenditori che non vedono l’ora di licenziare i dipendenti, in giro non li vedo“. Con i soliti sottotesti, che siamo tutti nella stessa barca, che i dipendenti sono l’azienda, che se si vogliono mandare le persone a casa, ci si riesce pure con le leggi attuali.

Tutto vero, più o meno, ma c’è un ma, uno solo, grosso come una casa.

In tutte le aziende, anche in quelle più dedicate e committed non solo al profitto ma anche al benessere e alla sicurezza dei propri dipendenti (tipo la mia), ci sono dei personaggi di cui, se si potesse, si cercherebbe di fare volentieri a meno. In diverse occasioni, ho sentito dire sia dai “padroni”, sia da colleghi (me compreso), quello/a là bisognerebbe cacciarlo e amenità simili. Qui, il non detto era: “Bisognerebbe, ma tanto non si può“.

Probabilmente, non tutto questo non sequitur è causato dall’articolo 18, ma rimane il fatto che il problema è sempre stato il licenziamento dei singoli, non quello dei molti (aree aziendali, rami d’azienda e agglomerati più grandi). E che, pur potendo cambiare attraverso le diverse epoche storiche, i bersagli di questo agognato (e spesso giustificatissimo) repulisti ci sono e ci saranno sempre.

Che poi personaggi professionalmente inutili, se non dannosi, debbano essere protetti solo da un articolo di legge o che, se passa la riforma, ci sarà la corsa per licenziare “per motivi economici” persone che andrebbero licenziate per altri motivi meno facili da individuare, è un altro discorso.

Il punto è che queste personae non gratae esistono e e sono in mezzo a noi, come esistono e sono in mezzo a noi gli imprenditori che vogliono togliersele di torno.

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2 commenti su “Un altro mantra”

  1. Tu parli di persone non grate da un punto di vista lavorativo, io penso che per i sindacati e per i lavoratori ci siano anche persone non grate in quanto impegnate, faccio un caso per tutti, sindacalmente.
    Penso che siano viste ancora più come fumo negli occhi rispetto a quelle che sono solo incapaci.
    Se il sistema fosse virtuoso con gli imprenditori non solo impegnati a fare soldi, i lavoratori non solo impegnati a lavorare e entrambi non impegnati a fotterse e fottere tutto quello che li circonda, anche questo tipo di persona non grata forse sarebbe visto come un possibile valore aggiunto all’azienda.
    Ma di sistemi virtuosi ce ne sono pochi.
    E si vede tutto attraverso la lente delle categorie e delle generalizzazioni

  2. Sicuramente è anche come dici tu. Ma quello è un licenziamento discriminatorio, che in teoria è vietato anche dalla riforma attuale.
    Il punto semmai è che, visto che in questo periodo tutti “vanno male”, ci vuol poco ad addurre “motivi economici” e fare un po’ di pulizia, ma qui si ricade nel tema della “fiducia” di cui ho già detto.
    A me comunque sembra che le realtà in cui ragionamenti del genere sono all’ordine del giorno e sono perciò caldeggiate questo tipo di discriminazioni sono sempre di meno e destinate a scomparire, sia in termini culturali che – soprattutto – competitivi.

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