Magnum P.I. (trent’anni dopo)

Shirt + pants

Nella testa ho tutt’altro, però (o forse proprio per questo) mi sto guardando Magnum P.I., prima stagione, a 3-4 episodi a botta.

E’ uno dei pochi telefilm che vedevo già negli anni Ottanta. Un mio amico di allora – eravamo al ginnasio – era convinto di assomigliare (“essere il sosia”, diceva lui) di Tom Selleck e, Ferrari a parte, si atteggiava e vestiva come lui, dalle Lacoste, alle (tristissime in ogni epoca) Timberland “estive”, fino al gioco di sopracciglia piacione. Ovviamente, non gli somigliava per niente, come dice Johnny Stecchino, e l’intero Giulio Cesare, almeno per quella parte che era cosciente di questa asserita somiglianza, lo prendeva per il culo (io certamente lo facevo).

Negli anni Ottanta, comunque, pur essendo già allora Magnum un telefilm “di culto”, non c’era ancora quel feticismo che c’è adesso per le serie TV e ce ne fregavamo di tante cose. Del doppiaggio che rovina tutto, tanto per cominciare… La voce di Tom Selleck, ad esempio, è decisamente più “frocesca” di quella del doppiatore italiano, per non parlare di quella di Higgins e del fatto che si dice MaGHnum e non Magnum, come il gelato… Della traduzione, che nel caso specifico potrebbe essere peggiore, ma prende i suoi begli strafalcioni senza colpo ferire… Della linearità della narrazione, perché è vero che ogni puntata fa più o meno storia a sé e le cosiddette trame orizzontali sono quasi assenti, ma la ruggente Fininvest di allora non è che andasse tanto per il sottile e rispettasse, avendo ben tre stagioni di ritardo rispetto agli USA, la storyline originale… Delle guest star delle varie puntate, alcune delle quali, tipo una Sharon Stone da sturbo, avrebbero fatto un bel po’ di strada…

Insomma, ogni puntata è una miniera di stimoli a guardarla con attenzione e, anche le puntate già viste e sepolte sotto decenni di vita e di minutaggi, riescono ad essere interessanti e godibili.

Scenografie, ambienti e situazioni di Magnum P.I. sembrano vecchie ora, ma negli anni Ottanta, complici la Ferrari e le Lacoste che confondevano le acque e i 10 anni secchi di ritardo sull’America che avevamo a quei tempi, sembrava tutto molto contemporaneo. A guardarlo adesso, certo, le auto sono vecchie: anche la Ferrari, stylish e vintage quanto volete, è un po’ un baraccone seventies (italiano, per giunta). E vogliamo parlare dei capelli di Rick? Delle camicie hawaiiane? Del fatto che si fuma, si beve e non ci si mette la cintura? Dei costumi da bagno (maschili)? Dei pantaloni di Magnum, quei jeans finto scolorito con vita alta, pacco a sbalzo e culo a pizzo? (le Lacoste, no, quelle sono senza tempo e tra i miei capi d’elezione oggi come allora).

Pants + Ferrari + pelo

Ci sono tre cose, però, che si sono praticamente estinte nel tempo dai telefilm e che allora c’erano in tutte le puntate di tutti i telefilm.

La prima è il pagare cash portieri e parcheggiatori in cambio di informazioni. Magnum, che non è uno dei peggiori sotto questo aspetto, lo fa almeno una volta a puntata come se fosse la cosa più normale del mondo: forse perché è un investigatore privato, figura a sua volta sempre meno diffusa nei telefilm molto poliziotteschi di oggi, e non ha il badge dalla sua parte.

La seconda sono gli inseguimenti in macchina. Negli anni Ottanta erano un sottogenere vero e proprio (pensate ad Hazzard, che visto oggi, diversamente da Magnum, è insostenibile) e Magnum stesso, pur con lo stress addizionale di non graffiare la Ferrari, non si tira certo indietro… Anzi, tutte le volte che per un motivo o per un altro non prende la Ferrari, si può star certi che ci sarà un inseguimento più o meno rocambolesco, che si concluderà, più spesso che no, con la parziale o totale distruzione del mezzo (*). Sul perché si sono (quasi) estinti si può solo speculare: perché l’America è diventato un tale stato di polizia che in trenta secondi avrebbero un elicottero armato che vola a cinque metri dal tettuccio e gli intima di accostare? Perché le strade sono troppo trafficate per chiuderle al traffico e inseguirsi come se non ci fosse un domani? Perché tra assicurazioni e cazzi simili gli costerebbe troppo? Perché ormai si gioca più di fino a prescindere? O – mio vecchio pallino da quando ho guidato in America – anche loro si sono resi conto, con l’arrivo sul loro mercato di auto europee, che i barconi americani dei telefilm hanno la mobilità di una foca zoppa e che se si inseguissero in bicicletta, come Sante Pollastri, sarebbero più credibili? Come si fa ad inseguirsi con il cambio automatico?

La seconda ha anche un corollario o per meglio dire un topos (ugualmente estinto) che quasi sempre la precede: l’accorgersi che qualcuno sta seguendo il protagonista nello specchietto retrovisore; cosa che mi sono sempre domandato se fosse facile o difficile da notare… “Oh, qualcuno ci sta seguendo…” “Abbiamo compagnia…” “Prova a seminarli…

La terza è un po’ più seria e sono i reduci del Vietnam. Non c’è un film o telefilm di allora in cui il protagonista e/o altri personaggi principali, purché maschi e nel fiore degli anni, non siano stati a spararsi nella giungla e siano di conseguenza tormentati da incubi, angosce e, molto più raramente, rimorsi. Questa, se ci pensate, è davvero strana perché non è che gli USA si siano fatti mancare guerre del cazzo negli ultimi vent’anni: la PTSD è una patologia conclamata che – leggevo tempo fa – ha portato al suicidio più reduci di quante sono state le vittime propriamente dette in Iraq o Afghanistan e non è raro vedere alcune puntate di alcuni telefilm “moderni” ruotare intorno al reduce sfortunato e/o violento di questa o quella guerra. Ma i protagonisti degli stessi telefilm fanno sempre altro e, pur con tutta la loro capacità ed empatia, non vanno oltre il trattare questi veterani traumatizzati come il freak of the week di turno per poi passare ad altro, magari un po’ più glamour.

E’ una rimozione? E’ dimenticanza? E’ che sti tipi tristi e cupi hanno stufato? Qualsiasi cosa sia, o esageravano negli anni Ottanta o mettono la polvere sotto il tappeto oggi.

(*) E qui non si può non pensare a Sergio e a Stanis sul trattore…

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