Macarons

Premessa: più vedo i grillini e il grillismo all’opera, più mi viene da ri-linkare i  miei post del passato. (Repetita iuvant, per esempio, però due palle).

La scorsa settimana sono stato a Parigi per lavoro (chi vivrà, vedrà…). Il penultimo giorno che ero lì, Ale mi scrive da Roma e mi dice:

Se hai tempo vai qui http://www.pierreherme.com/ e mi compri una scatolina di macarons e altri dolcetti se ti ispirano? Sul sito trovi tutte le locations a Parigi!

Ero a pochi isolati dalle Galeries Lafayette (una delle locations di cui sopra) e mi è sembrato giusto andare. Entro nelle mille luci di questa mega Ur-Rinascente, dove non ero mai stato (nemmeno in gita scolastica, per dire). Un palazzo molto bello infestato da specie di luxury-suk del XXI secolo (a cui però è molto difficile non far caso in nome dell’architettura): un non-luogo strabico, che con un occhio vigilerebbe arcigno sul gusto francese, mentre strizza l’altro al burinismo italo-giappo-sino-slavo-arabo.

Non senza una certa difficoltà mi dirigo verso il buzzico del maccaronaro. Perché di buzzico si tratta, visto che sta nel mezzo di un corridoio già stretto di suo e il banco sarà lungo 2 metri (si e no). Dietro il banco (accalcati, considerato lo spazio), si trovano piuttosto svagati e nullafacenti, ben quattro addetti, uno per colore, in modo da non farsi sorprendere da eventuali dignitari in visita con esigenze linguistiche bizzarre. (Questo tratto è comune un po’ a tutti i buzzichi, tanto che appena entrato, mi sono detto “Guarda quanti cazzo de bottegari giapponesi ci stanno qua dentro…” In realtà, dopo qualche minuto di attenta osservazione etnografica, ho realizzato che i giapponesi erano soprattutto i clienti, mentre i “bottegari” erano impiegatucci di origine giapponese appositamente reclutati. Sono sempre stato un ragazzo sveglio, lo sapete).

Appartenendo ad una etnia del tutto non egemone, per quanto ancora largamente rappresentata fra gli avventori delle Galeries, vengo servito da una specie di gnappetta mediorientale. Scelgo una scatoletta da sette (7) macarons e lei mi chiede quali voglio, perché come sapete “è facile dire macaron“… Io, proprio perché è facile, le dico “Fa’ un po’ te… Misti“. Lei non si muove e aspetta che io le indichi esattamente quali voglio…

(Mi ha ricordato un po’ il tassista quadratico medio che ti viene prende sotto casa alle 6 di mattina e pretende che tu, ancora assonnato e stordito, decida quale strada fare per andare all’aeroporto… In modo che, se si trova traffico e si fa tardi, la colpa sia la tua e non la sua).

Effettivamente, ci sono dei gusti – ho scoperto dopo – abbastanza borderline (tipo Rosa-e-Petali-di-Rosa ed altri), ma alla fine il macaron è un’esperienza borderline in sé, quindi pure se ti capita Abbacchio-Candito e Peperone-Marcio, alla fine ce devi pure sta’ (qui noto en passant che sarebbe facile citare Forrest Gump, ma Forrest Gump mi fa l’effetto dei grillini, quindi evito).

Allora io comincio ad indicare i vari mucchietti, rigorosamente a caso e spiaccicando ben bene il dito sul vetro, fino a che, faticosamente, non si raggiunge il numero di sette (7) macarons. Il fatto è che io, per motivi che non sto a dirvi, di scatole ne voglio tre e quindi, fatta la prima, la levantina pretende che io rifaccia, sditazzando, la stessa pantomima. Figuriamoci: io gli dico “boh, uguale“. Nel senso, ovviamente di “hai visto che te li ho indicati svogliato e alla cazzo di cane, fai un po’ come ti pare“, lei invece mi prende alla lettera e, tenendosi accanto come modello la scatolina già fatta, ne compone altre due con gli stessi identici colori nello stesso identico ordine.

Credo che il prezzo surreale a cui tali oggetti (che, sia detto, nemmeno mi piacciono particolarmente) vengono venduti, giustifichi una tale ossessione anale nella composizione del pacchetto, della scelta dei gusti e nella soddisfazione senza se e senza ma delle richieste (e delle non-richieste) del cliente: insomma le solite pippe sull’immagine, sulla customer experience e tutti gli altri cazzi moderni… O, più prosaicamente, il rischio reale di essere licenziati in tronco dall’occhiuto supervisore giapponese.

Non un bello spettacolo. Comunque.

Ah, dimenticavo il prezzo:

Post simili a questo

2 commenti su “Macarons”

  1. 2 € per una meringa colorata (non voglio sapere come),,,è un fatto culturale 😉
    PS) li ho visti anche in Belgio…dove hanno decisamente di meglio per la glicemia!

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.