The L-word

ludditePremesso che a me Gramellini mi è sempre stato riccamente sulle scatole con quel suo modo piagnone-romanticone-puccettone di parlare di cose serie, l’altro giorno ha pestato una merda (anzi un merdone) scrivendo questo articolo.

Leggetevi, se vi va, la polemica che ne è giustamente sorta (qui, qui, qui, per limitarmi a quelli che ho letto io): io la condivido, ma penso che un dibattito analogo potrebbe sorgere su almeno un paio di suoi “Buongiorno” a settimana.

Ma anche se l’ “anti-scientismo a prescindere” è un tema caro al blog, non è di questo che voglio parlare. (Forse ne riparleremo, quando avrò letto questo libro qui, che ho in lista d’attesa).

Nei commenti al primo articolo linkato, una lettrice definisce l’atteggiamento di Gramellini e dei suoi lettori hard-core come “luddite“.

Come vi avranno, speriamo, insegnato a scuola, il Luddismo ( → luddista, → luddite, en anglais)

… è stato un movimento di protesta operaia, sviluppatosi all’inizio del XIX secolo in Inghilterra, caratterizzato dal sabotaggio della produzione industriale. Macchinari come il telaio meccanico, introdotti durante la rivoluzione industriale, erano infatti considerati una minaccia dai lavoratori salariati, perché causa – a loro modo di vedere – dei bassi stipendi e della disoccupazione. La distruzione di macchine industriali come segno di protesta avvenne già alla fine del XVIII secolo, ma solo sotto l’influenza della Francia e dei giacobini inglesi la protesta prese i caratteri di un movimento insurrezionale.

Il nome del movimento deriva da Ned Ludd, un giovane, forse mai esistito realmente, che nel 1779 avrebbe distrutto un telaio in segno di protesta. Ludd divenne simbolo della distruzione delle macchine industriali e si trasformò nell’immaginario collettivo in una figura mitica: il Generale Ludd, il protettore e vendicatore di tutti i lavoratori salariati oppressi dai padroni e sconvolti dalla rivoluzione industriale.

Oggi con il termine luddismo si indicano tutte le forme di lotta violenta contro l’introduzione di nuove macchine e, per estensione e con intento denigratorio, ogni resistenza operaia al mutamento tecnologico. [Da Wikipedia]

A chi le fa notare (alla lettrice) che non c’è bisogno di dire luddite, perché in italiano si può dire tranquillamente luddista, lei replica che luddite è ormai, nel linguaggio comune anglo-sassone, sinonimo di tecnofobo e non, come in italiano, “seguace di un movimento settecentesco”.

Ha ragione lei? Forse, tecnicamente, a leggere le ultime tre righe della definizione che dà Wikipedia, avrebbe torto: anche in italiano il luddismo, e quindi luddista, possono essere ricondotti a dei significati moderni e svincolati dalla Rivoluzione Industriale. Il problema, però, non è nella definizione, ma nel fatto che luddista – a suo e anche mio dire, per quel poco che io possa aver percepito – è ben lungi dall’essere una parola del “linguaggio comune” in italiano. Io stesso, che utilizzo correntemente quella parola e, soprattutto, quella categoria cognitiva, tutte le rare volte che la sento dire in giro, penso “Luddisti? Ah, sì… Quelli che spaccavano i telai… Tecnofobi, quindi…” Non credo quindi che “luddista = tecnofobo” sia una categoria così alla portata dell’uomo della strada.

Insomma, è inutile negare che “luddite” e “luddista” siano la stessa parola: però, la prima è in una lingua in cui quella parola si usa, l’altra in una lingua in cui quella parola si studia (forse) e basta.

Post simili a questo

3 pensieri riguardo “The L-word”

    1. Welcome! La rivoluzione dimenticata l’ho cercato, ma non l’ho trovato disponibile… Mi interesserebbe pure di più di Ingegni minuti

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.