Logicomix – Calculemus, sto cazzo

E’ tempo di graphic novel. Pur essendo un lettore avido di libri e storicamente appassionato di fumetti, credo di non aver mai letto un graphic novel. O meglio, di non averne mai “finito” uno, perché mio cognato mi regalò Maus in tempi non sospetti e, per quanto bello e commovente, è di una tale pesantezza che sto ancora a due terzi… Ma lo finirò.

In compenso stamattina, nella sessione (o seduta) mattutina, ho quasi finito Logicomix: mi manca metà delle note a fine libro, ma è una formalità cui adempirò prestissimo… C’è qualche biografia, qualche spiegazione di concetti logico-filosofici a corredo della narrazione principale, insomma, niente che già non si conosca…

L’idea di Logicomix è molto interessante e solo questa ne vale l’acquisto: la storia – a fumetti – segue la vita di Bertrand Russell dal 1890 circa fino agli anni ’30 e ne approfitta per fare una carrellata tutt’altro che banale sugli “anni che sconvolsero la matematica”. Frege, Cantor, Whitehead, PoincaréHilbert, Wittgenstein, Godel attraversano la vita di Bertie e contribuiscono alla sua “epica ricerca della verità” (che poi è il sottotitolo del libro).

La verità che il Nostro va cercando a costo di cocenti sconfitte, sguardi nell’abisso del paradosso e disturbi mentali sempre in agguato, è quella di fornire (finalmente) alla matematica delle basi solide mediante la logica formale, dopo i colpi che le sue certezze millenarie avevano ricevuto nella seconda metà dell’Ottocento. Tra geometrie non-euclidee e il lavoro di Cantor sugli infiniti, infatti, nulla era più solido come prima e la stessa logica aristotelica, che fino ad allora aveva sorretto ogni attività razionale, cominciava a mostrare la corda: non tanto perché sbagliata, ma perché assolutamente inadeguata alle nuove sfide dal punto di vista formale. Insomma, per farla facile, non era più tempo di romanelle: affinché la logica potesse diventare davvero uno strumento al servizio della verità matematica, essa andava rifondata e formalizzata, al punto di impiegare 362 pagine per dimostrare, evitando i paradossi, che 1+1=2.

L’obiettivo era grandioso. Era opinione comune (come affermò, fra le altre cose, Hilbert in un famoso discorso nel 1900) che una volta scelto un corretto set di assiomi di partenza non potesse esistere alcun verità (o negazione di essa) che non fosse dimostrabile in modo formale (Non ignorabimus). Quindi, pensava Bertie, bastava dare un’aggiustata alla logica “storica” da Aristotele a Frege, trovare gli assiomi giusti (né troppi, né troppo pochi, sufficientemente semplici da essere auto-evidenti e non in contraddizione l’uno con l’altro) e mettersi a “calcolare”, trovando una dopo l’altra tutte le proposizioni vere e dimostrando la falsità di tutte le altre. Insomma, il sogno illuminista del “calculemus” di Leibniz, riveduto e corretto, a distanza di due secoli.

Fino agli anni ’10, Russell si dedica anima e corpo a questa recherche e arriva pubblicare (*) i Principia Mathematica insieme a Whitehead nel 1913. E’ lui il primo tuttavia ad essere poco convinto della solidità di quanto scrive, come se presagisse che i suoi sforzi sarebbero stati spazzati via da qualcosa in prossimo futuro. E così infatti sarà. Prima Wittgenstein con il Tractatus mostrerà “filosoficamente” che per la maggior parte dei problemi “veri” che affliggono l’umanità il calculemus non serve a nulla ed arriverà a dire anche che tutto ciò che è alla portata della logica, anche di una logica “perfetta”, è di importanza marginale per capire e interpretare il mondo come “insieme di fatti” e in fin dei conti inutile per il progresso umano. Poi, nel 1929, arriverà Godel che, usando gli stessi formalismi della logica e della matematica, dimostrerà che, in un qualunque sistema di assiomi, esisteranno sempre delle verità indimostrabili, cioè degli enunciati, che per quanto veri, non sono dimostrabili all’interno del sistema stesso (**).

Dopo queste mazzate alla sua ragione di vita, all’ottimismo ottocentesco e alla matematica as we knew it, Bertrand ne esce ridimensionato nella sua hybris di volere e potere sapere tutto, ma decisamente più maturo e – diciamolo – più simpatico. Più intimista e borghese negli affetti, ma soprattutto meno ideologico, fino a consigliare l’analisi della propria coscienza come punto di partenza per ogni decisione. Fino a convincersi, lui che durante la Prima Guerra Mondiale era stato pacifista convinto fino a farsi incarcerare, che combattere il Nazismo è giusto, ma che quello che può essere giusto e vero per lui, può non esserlo per il vicino. In altre parole: Calculemus, sto cazzo…

Come vedete, gli argomenti sono affascinanti, ma abbastanza ostici. Proprio per questo, il team di greci, composto da uno sceneggiatore/ideatore, un matematico amico e consulente e due disegnatori, ha pensato che la forma del fumetto potesse dare la necessaria leggerezza alla narrazione, intercalandola anche con intermezzi, sempre a fumetti, sul making of dei diversi capitoli (***). Lo stile fumettistico è molto pulito, i dialoghi sono sufficientemente brillanti da sembrare reali e le diverse sezioni e linee narrative sono intrecciate fra loro, ma sempre distinguibili l’una dall’altra grazie ad accorgimenti cromatici e lettering specifici. Il libro, insomma, vola via che è un piacere e rimane un solo rammarico.

Che, nonostante tutti i loro sforzi, Bertrand Russell rimane sempre un po’ freddo, inchiodato sullo sfondo della narrazione, senza essere mai niente di più che un filo conduttore cui appendere, come panni stesi, i diversi episodi della storia della matematica… Anche se la storia è narrata in prima persona e si sofferma su numerosi aspetti della sua vita personale, Bertie non diventa un personaggio o un eroe letterario, ma rimane solo la figurina di un uomo intorno a cui sono capitate molte cose importanti e ne è uscito più o meno intero…

Ma forse, considerato che molti dei suoi compagni d’avventura hanno in un modo o nell’altro sviluppato o covato pazzie e paranoie fino ad essere anche rinchiusi in manicomio, questo potrebbe già essere un bel traguardo.

Ma l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale.

(Lucio Dalla)

 


(*) A proprie spese, perché agli occhi di un editore non è che proprio puzzasse di best-seller un opus magnum in tre tomi in cui si impiegavano 362 pagine a dimostrare che 1+1=2.
(**) Von Neumann, dopo il talk di Godel, commentò: “E’ finita”. In realtà, grazie anche Von Neumann, non è finita, ma è ricominciata in un’altra direzione. Questa, però, è un’altra storia.
(***) Vedere un’Atene a fumetti moderna, allegra e soleggiata, senza nemmeno un poliziotto antisommossa o una molotov che esplode sullo sfondo, è abbastanza straniante…

Post simili a questo

Un commento su “Logicomix – Calculemus, sto cazzo”

  1. Approfondimenti.
    “Il diavolo in cattedra”, “C’era una volta un paradosso”, “Le menzogne di Ulisse”. Tutti di, che ve lo dico a fare, Piergiorgio Odifreddi.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.