Linux fa schifo

Già mi vedo qualcuno dei miei lettori che mugugna, però intorno al software open-source e in particolare intorno a Linux, ho sempre avuto l’impressione che si combattessero delle guerre di religione.
Gli atteggiamenti sono sempre poco laici e chi lo difende ha sempre la posizione di vantaggio di fare il robin hood che dà addosso alle multinazionali, tipo Microsoft, che – diciamolo – stanno sul cazzo a tutti e sono poco difendibili nel linguaggio comune.

Non sono un addetto ai lavori, sono solo un utente impiegatizio e casalingo (forse un po’ più sveglio della media, ma non è rilevante perché la media è bassina), non ho esigenze particolari di networking o di sicurezza… E, soprattutto, non me ne frega niente di capirne di più dal punto di vista tecnico…
Il mio rapporto con Linux è minimo, ma quelle poche volte che lo ho voluto approfondire, l’esperienza è stata abbastanza frustrante. Quanto ad “esperienza”, Linux fa schifo, davvero.
Non, si badi bene, perché “non ci sono le icone e le finestre”, ma perché mancano i rudimenti di quello che piaccia o no si è consolidato come il “vivere civile informatico”.

Tutto il materiale da novellino che si trova in giro, sono delle guide in formato solo testo, in domini bizzarri che finiscono con .edu… Cosa che già da sola basterebbe per mettere mano alla pistola. Bene che va sono stati scritti negli anni ’90 e con i criteri estetici degli anni ’80 (dell’Ottocento).

E qui veniamo al primo punto della requisitoria: perché tutto deve essere brutto? Questo atteggiamento dimesso – no frills, come dicono gli Americani – non ha davvero senso in tempo in cui sviluppi (fatti da altri, su altri sistemi operativi) hanno permesso a chiunque di creare un contenuto senza perdere di vista il contenitore. E questo è solo l’inizio.

Se passi al livello successivo ed hai un problema specifico, sempre legato a questioni casalinghe e triviali, bisogna passare per le forche caudine dei forum. Io non posto mai nulla, perché non ho la presunzione di credere di avere problemi che sono solo miei e che qualcuno non abbia già avuto e, auspicabilmente, risolto. Infatti, puntualmente, trovo i post di altri sfigati come me che osano chiedere cose tipo: “il player X, quello che sembra essere il più fico di tutti, mi suona tutti i formati, ma non gli mp3… Bizzarro, no? Che devo fare?“…
Io leggo la domanda altrui e mi dico “Proprio il mio problema! (che già di per sé è abbastanza assurdo, se ci pensate un attimo)… Vediamo ‘sti brufolosi saccenti che gli rispondono“.
I primi 5 o 6 post di risposta sono richieste astruse di configurazioni del sistema, distribuzioni installate, copia incolla di file di log, ecc.
Poi, una volta che il poveraccio ha obbedito e scritto vita morte e miracoli del suo sistema (di cui è evidente che non sa granché) inizia la lapidazione:
“Ancora con Fedora? Passa a Ubuntu”
“Per queste cose strane (suonare gli mp3…) ti conviene cambiare distribuzione..”

Noto a margine che questa gente è la stessa che afferma che con Windows stai sempre a riformattare il pc per un motivo per un altro… Beh, sicuramente non per colpa degli mp3…

Poi finalmente arriva l’anima bella che si fa largo tra i brufolosi maleodoranti (uno degli aspetti positivi dell’interazione virtuale è che riesci ad interagire con persone che nella vita reale non toccheresti nemmeno con un bastone) e gli dice “devi installare il pacchetto XY“, senza naturalmente spiegare “come”,…

Ora ci si potrebbe domandare perché il pacchetto XY che permette di riprodurre il file musicale più diffuso non sia già preinstallato insieme al player, ma ci arriviamo dopo…

Ovviamente il pacchetto è già installato/non si installa/non si trova… e quindi altri giri e ricicli…

Fino a che, uno non risolve come ho fatto io, ovviamente senza il bisogno di nessuno su nessun forum…

Fanculo tutti… Io su Windows (eeeeeek) uso Songbird e mi piace, Songbird lo fa Mozilla (quella di Firefox), Firefox esiste (forse è finanche nativo, non lo so) anche per Linux, magari c’è pure Songbird…

Detto fatto, scaricato e funziona… Con un’esperienza di utilizzo decisamente più appagante delle finestrelle bulgare del player più in voga tra i brufolosi, che nemmeno mi ricordo come si chiama…

Linux è gratis (più o meno)… Fico, a parte che tante cose sono gratis (più o meno) nell’era digitale, almeno per gli utenti privati…

Il fatto di essere gratis gli dà la caratteristica di poter virtualmente raggiungere tutti (almeno finché non gli passa la voglia girando sui forum) e che quindi tutti hanno le stesse cose a disposizione… E qui sorgono i problemi, perché se quello che si mette a disposizione come distribuzione/i di base contiene qualcosa anche vagamente a pagamento o illegale, questa viene tolta dalla distribuzione…

La naturale conseguenza di tutto ciò, visto che, nell’informatica moderna, il 98% delle cose utili sono “a pagamento” o illegali o una via di mezzo fra le due, è che il poveraccio che si installa felice la distrubuzione si trova con dei pezzi mancanti ed è costretto a pietire sui forum.

Si potrebbero aggiungere altre riflessioni, più classiche: l’assenza di applicativi professionali utilizzabili out-of-the-box, la costante superiorità delle cose a pagamento sugli equivalenti gratuiti, l’assenza quasi completa di giochi per linux (piaccia o no, i giochi sono quelli che guidano i cambiamenti di hw e quindi il mercato nella maggior parte degli utenti consumer)…

Più tutta una serie di considerazioni tecniche, per cui vi rimando alla presentazione in fondo alla pagina, che tuttavia portano alla considerazione finale che il software open-source è una versione pulciara del software a pagamento: fa cose fiche, risolve problemi, ma, almeno per l’utente comune, 9 volte su 10 se c’è un’alternativa a pagamento, questa è migliore. E di molto.

Ricapitolando:

  1. scarsità di guide per principianti;
  2. forum squallidi e segaioli, assolutamente incapaci di dire “l’ultima parola” (che poi è quello che la maggior parte della gente cerca perché del resto non gliene frega niente);
  3. distribuzioni incomplete e politically correct;
  4. tristezza e incompletezza degli applicativi open-source rispetto agli equivalenti a pagamento;
  5. probemi vari (ma quelli ce l’hanno tutti)

Tutto questo, aggiunto ad una curva di apprendimento decisamente ripida (ma questo ci starebbe pure), non mi sembra assolutamente un buon biglietto da visita per un movimento che vorrebbe conquistare il mondo.

Almeno il mio…

Ecco la presentazione che ha dato origine al post. E non è detto che finisca qui.

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Rispondi

  1. Sul piccolino ho raggiunto la pace dei sensi… Le mie esperienze personali con Linux sono più o meno finite.

    Devo dire che la configurazione che ho ora sull’AspireOne non mi fa nemmeno tanto schifo…

    Il mio era solo un contributo alla guerra di religione… Oltre che un’analisi degli aspetti antropologici della questione.

  2. Da addetto ai lavori potrei scriverci un romanzo ma finirebbe in discorsi intorno al sesso degli angeli 🙂
    Posso soltanto dire che il Linux sul quale si fanno girare applicativi complessi e storicamente affidabili (Oracle tra i tanti) non è gratis manco pe’ niente. Le distribuzioni RedHat EL, Novell Suse ES od altre costano e danno supporto ed in genere si usano questi e non Ubuntu server (gratis) anche se, qualche temerario affronta CentOS (altrettanto gratuito) e lo mette in produzione ma su server rigorosamente “text-only” per capirci e dedicati…
    Ricordo poi che anni fa, sull’onda dell’entusiasmo dei cantinari brufolosi molte aziende andavano in giro gongolandosi dicendo che avevano tagliato i costi del software mettendo Linux e robaccia open sui desktop dei loro utenti…finché si accorsero che i risparmi servivano a pagare schiere di helpdesker in giro tutto il giorno a risolvere problemi…
    E infine ricordo che il 90% dei crash di sistema degli ormai stabili Vista (purché con almeno 4 GB RAM), XP SP3 e Windows Server 2003 e 2008 è causato da bachi nei driver terza parte delle componenti del sistema…

  3. Male che vada metti un emulatore di Windows e tutto funziona.
    Io ho lasciato perdere quando è stato impossibile far riconoscere la mia chiavetta WiFi a Ubuntu (passerò a Fedora).
    Già mi scoccio a configurare con Windows, figurati con Linux

  4. Beh, almeno i tempi sono cambiati.
    Ora il 25% dei giochi presenti su steam funziona su Linux.
    Alcuni programmi professionali, come maya si trovano anche su Linux e Blender è arrivato a un livello autorevolissimo, superando con il suo render il cassico mental-ray.
    Molti siti ora si sono rifatti graficamente. (bootstrap oramai è ovunque, anche se io lo trovo esteticamente brutto)
    L’open-source invece era superiore all’epoca come mentalità ed ha assolutamente vinto quella odierna. L’unreal engine da pochi anni è diventato open source e stiamo parlando del non plus ultra degli engine. (oltre a essere su linux ed avere ovviamente anche l’export per linux)

    Insomma. I tempi sono cambiati.
    (anche se ci manca ancora photoshiop, l’ultima eccellenza che ci farebbe veramente comodo. Anche se blender è di alto livello non si può dire lo stesso di gimp, per ora. Anche se esistono altri software anche migliori di photoshop ma per lavori di nicchia, come per le pixel-art, manga, ecc…)

    • Forse hai ragione, io non frequento più e vivo contento. Però, se noti, l’articolo, benché a quanto dici superato dagli eventi, era più di taglio antropologico che tecnico. Temo che quel tipo di aspetti siano più difficile da far migliorare…