Letture per ragazzi

IMG-20150121-WA0001[1]So bene che dovrei averne ben altre, ma tra le preoccupazioni della paternità ce n’è una di cui mi va un  po’ di parlare qui: mi piacerebbe che mia figlia leggesse tanto e possibilmente più di quello che leggo io. Per ora non riesce a dirigere la sua pur biblica avidità oltre il biberon e le famigerate apine della Chicco, ma alle cose importanti è bene pensarci per tempo.

E’ naturale che non si tratta di imporre nulla a nessuno – Il Profeta di Gibran l’abbiamo letto tutti, pure troppo e purtroppo – e quindi lungi da me ammollare i mattoni che mi leggo io a mia figlia, come provo a fare con Daniela (poveraccia). Però, una lettrice avida e di buone letture per casa mi farebbe molto piacere (oltre che molto comodo) e mi renderebbe ulteriormente orgoglioso.

Penso due cose.

La prima è che dovrò – mio malgrado – tollerare per qualche anno che si legga le monnezze assolute della letteratura per ragazzi, purché siano scelte da lei. Roba alla Hunger Games, quindi, zozzerie coi vampiri, fantasy tanto al chilo… Non so poi cosa le piacerà, ma saranno anni difficili… Comunque, non c’è troppo da disperare: ‘sta roba a suo tempo l’ho letta pure io e, conoscendo la “bestia”, potrò cercare di allungarle con discrezione qualcosa di lievemente migliore da leggere.

La seconda è che per lei, fin da piccola, vedere persone che leggono e che parlano di quello che hanno letto o stanno leggendo dovrà essere la normalità. Delegare la lettura (e direi pure la cultura) alla scuola, con la relativa roulette russa dei professori che ti capitano, è assolutamente suicida. E’ vero che i libri alla fine ti scelgono, molto più di quanto tu scelga loro, ma è un fatto che, pur mantenendo un’opinione generalmente positiva sulla mia esperienza scolastica, la scuola dal punto di vista dell’amore per la lettura non mi ha aiutato affatto. Anzi, ha sistematicamente remato contro, almeno fino a quando, per età o per quieto vivere, gli ho dato retta.

Oltre all’ordalia dei “libri di Narrativa” (vedi sotto), pratica orrenda dei programmi ministeriali di allora e ancora mai giustamente inquadrato tra i crimini del Novecento, ricordo, fra le altre, le letture estive de I Malavoglia, di Cristo si è fermato a Eboli, di Mastro Don Gesualdo, di Fontamara, fino a un terrificante FuMattiaPascal che, diversamente dai precedenti, non ho avuto ancora il coraggio di rileggere. Il punto è che tra Hunger Games e Pirandello, c’è tutto un panorama di letture possibili, godibili, appassionanti e – udite, udite – anche utili a capire un po’ il mondo e che, a mio avviso, potrebbero incontrare i gusti di una giovinetta sveglia.

Ecco mi vorrei porre, padre e mentore, in questa zona grigia del gusto; punto di riferimento ineludibile fra l’ansia da prestazione della scuola italiana e il pressapochismo consumista della letteratura per ragazzi. Dopotutto, è vero che ci sono tanti libri che ho letto troppo presto (tipo quelli sopra, ma anche, più da grandicello, Dostojevskij, Goethe e Gogol, per dire) e altri che ho letto troppo tardi (tipo il povero Siddharta fricchettone fuori-tempo-massimo, o Il (penoso) Piccolo Principe o Il (troppo facile) Gabbiano Jonathan Livingston), ma è vero anche la maggioranza di ciò che ho letto, tendenzialmente, lo rileggerei. O meglio, ripeterei i percorsi mentali che mi hanno portato leggere quel dato libro la prima volta, indipendentemente dal fatto che poi mi sia piaciuto meno.

Per tutti questi libri esiste una stagione necessaria ed una sufficiente per la lettura, io vorrei stare lì, prodianamente semaforico, ad indicarla con certezza a pora Gemma.

Digressione in cauda sul libro di Narrativa. Libri di testo a parte, la lettura di per se stessa era relegata all’assegnazione di libri da leggere durante le vacanze estive (i soliti, inopinati, già detti Silone & C.) e, durante l’anno, alle nefandezze di Narrativa. Narrativa, per chi non sa o non ricorda, era una materia delle medie (non so se le cose sono cambiate nel frattempo), un’ora a settimana gestita dalla professoressa di Lettere. A inizio anno veniva adottato un libro di Narrativa, appunto, che veniva letto/commentato in classe. Spero che un giorno ci saranno le macchine del tempo per tornare indietro e assistere da osservatore a questi dibattiti…

Nell’attesa, sappiate che io nei tre anni di medie ho “letto” in questo modo surreale (i riassunti sono trovati in giro e l’italiano approssimativo non è colpa mia) :

  1. Il segreto etrusco, di Giuliana Boldrini – Storia del primo lungo viaggio per mare di Vel Aules Pulena, un giovanetto etrusco figlio di un ricco mercante di Tarquinia. Il racconto delle sue avventure offre molte informazioni sulla vita e i costumi degli Etruschi: dai banchetti alle danze, ai giochi del circo, ai traffici, alla scienza degli oroscopi, alla medicina, al lavoro, alla vita familiare e politica.
  2. Maia delle streghe, di Giuliana Boldrini (io ci vedo un pattern) – La storia narra che durante il periodo medioevale le streghe, le protagoniste del libro, venivano perseguitate perche’ considerate alleate del demonio. La protagonista, Maja, e’ costretta, assieme alla matrigna Ragna, a sfuggire alle persecuzioni e soprattutto alla morte (soprattutto, eh?) . Il popolo le considerava streghe o alleate del demonio perche’ Ragna, avendo studiato presso Salomone Bartolo di Vignavecchia, il medico piu’ bravo del tempo, aveva imparato cose che in quel periodo sembravano sortilegi. Avventure lieti e tristi si susseguono senza fine lasciandoci con il fiato sospeso. Ragna sopravvivera’ alle persecuzioni? E la piccola Maja riuscira’ a trovare l’affetto di cui aveva tanto bisogno?
  3. I problemi della modernità AA.VV. (o un titolo di pari effetto) – Con cambio di prospettiva importante e coraggioso, si passava dalla fiction del Bildungsroman etrusco-medievale al corpore vili della droga, delle periferie, delle borgate, dell’emarginazione, mettendo in guardia i giovinetto, con una serie di sferzanti saggi, dalle insidie der monnoinfame e dalle sirene della tivù commerciale e della società dei consumi (abbiamo visto con quale efficacia).

Io credo che dedicare un’ora a settimana per leggere questa roba ridefinisca il concetto di perdita di tempo ed abbia probabilmente contribuito, almeno sui grandi numeri, ad allontanare dalla Narrativa (vera) molta più gente di quanta avrebbe dovuto attrarne.

Eppure, direte, dopo trent’anni ancora te li ricordi ‘sti libri… Beh, se dite questo, vuol dire che non mi conoscete abbastanza.

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