Il lettore giocoliere

Sia sabato scorso a pranzo con Jedan, sia domenica davanti a un bell’aperitivo al bar dell’Auditorium con L., mi è capitato di raccontare il modo in cui affronto la lettura in questo periodo.

Poi oggi, B. posta questa cosa su Facebook

e ho deciso che l’idea è matura ed è il caso di scriverne anche qui (tra l’altro oggi ne parla anche Mantellini).

Io sono sempre stato fin dall’adolescenza uno sdraiatore di libri. Ne prendevo in mano uno e, laddove non fosse insostenibilmente pesante, non lo poggiavo prima di averlo finito. Consapevole dei miei diritti di lettore sanciti da Pennac (*), non è che mi formalizzassi più di tanto a lasciarne qualcuno a metà. Però noncapitava molto spesso: sceglievo il libro con cura e tendenzialmente lo finivo senza troppi problemi. Era il tempo dei romanzi, dei libri “di genere”, degli autori scoperti, amati e letti in serie.

Adesso le scoperte sono sempre più rare, i classici o sono morti o hanno sparato da tempo le loro cartucce migliori o, più semplicemente, bisogna aspettare che scrivano un nuovo libro. Insomma, quei tempi, se non sono proprio finiti, sicuramente si sono rarefatti.

Nel frattempo, però, anch’io sono cambiato. Mi sono reso conto recentemente che negli ultimi anni ho letto molti meno romanzi che in passato: saggi (tanti), graphic novel, racconti. Ma soprattutto è cambiato il mio modo di leggere: in questo momento sto leggendo più o meno dodici libri contemporaneamente. Nessuno di essi è così coinvolgente da prendere il sopravvento sugli altri e, a seconda di come mi sento la sera, quando mi accingo alle mie venti pagine quotidiane (che ritengo il minimo sindacale per considerarsi lettori), prendo in mano l’uno o l’altro. Raccapezzandomici senza problemi, almeno per ora, con buona pace di Jedan.

Dopotutto non vedo a che titolo dovrei “divorare” – per dire – la biografia di Mustafa Kemal Ataturk che ho sul comodino da quando sono tornato da Istanbul. Il libro mi piace, mi interessa ed è anche ben scritto, ma leggersene un po’ di pagine ogni tanto penso che sia l’approccio più sano e appagante con un simile tomo. Lo stesso si può dire per il Vernant che ho (ri)finito qualche settimana fa o anche per Vita e Destino, che è un capolavoro, ma davvero non è che non ci dormo la notte per sapere come va a finire (Grossmann mi perdonerà).

Quando ho raccontato questo mia lettura diffusa a L. e a Jedan, mi hanno preso un po’ per matto. Eppure io, oltre che funzionale al mio ritmo di vita attuale, la trovo oggettivamente efficace. Leggere in questo modo permette di aprirsi alla lettura di libri interessanti, ma non appassionanti: quelli che in passato facevano da tappo a quelli che “filavano” di più. Almeno fino a che non si dava retta a Pennac e li si abbandonava malamente e non senza qualche senso di colpa. C’è un’ultima cosa importante da dire: secondo questa strategia, nulla impedisce che, se ci si imbatte nel libro della vita (tipo per me Libertà, quest’estate) o nel sempre più raro thrillerone che non-puoi-mettere-giù, tutti gli altri libri vengono momentaneamente messi da parte fino a cessata emergenza. Mica si offendono.

E qui veniamo a B., a Franzen e agli e-book. Il feticismo del libro in quanto oggetto non mi appartiene (vedeste come li tratto), ma convengo con tutti (in particolare, con Eco) che il libro di carta come oggetto è inarrivabile. Ma davvero… Quanti dei libri che abbiamo letto hanno perso di senso appena terminati, se non prima? E’ bello avere un oggetto in mano che faccia rivivere sensazioni ed emozioni, ma con quanti capita davvero? Quanti dei libri che avete letto volantinereste ai vostri amici tanto è il piacere della condivisione? Quanti libri, feticismi a parte, vorreste avere ancora fra i piedi fra quindici anni? Io credo ben pochi…. Beh, il mio consiglio è concentratevi su quelli e fottetevene degli altri.

Per questi ultimi, l’ebook basta e avanza. Se mi fosse capitato di leggere Libertà in formato ebook, lo avrei certamente ri-acquistato in formato tradizionale, tanto è vero che credo di averne regalate circa una decina di copie in sei mesi (chissà quante apprezzate anche solo una frazione rispetto a quanto l’ho apprezzato io…). Mi è capitato di farlo con The long tail di Chris Anderson e probabilmente lo farò con altri, se mi verranno in mente.

Ma, anche se io amo Connelly, perché devo ingombrarmi casa per avere il suo ultimo libro? Lo leggo sul Kindle (anzi, questo l’ho pure trovato epub pirata), me lo godo e lo dimentico, come ho fatto con tutti gli altri (tranne Void Moon, di cui conservo gelosamente la mia copia cartacea).

Tutti i libri “interessanti ma poco travolgenti” che sto leggendo, sono in maggior parte ebook… E quelli che non lo sono potrebbero esserlo tranquillamente.

 

(*) Mai letto Pennac, by the way…

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Un commento su “Il lettore giocoliere”

  1. Sarà come dici, sarà che ho già il mio bel da leggere in formato digitale per lavoro, ma il mio bel vecchio libro ciancicato e con le pagine ingiallite me lo tengo; anche se toglie spazio ai nuovi acquisti che si accatastano in orizzontale (che è fa tuttora inorridire mia madre!).
    L’unico caso di letture contemporanee che ricordi risale ai tempi dell’università quando preparavo esami complessi con testi diversi 🙂
    Per il resto apro un libro e lo finisco masochisticamente anche se non mi piace (tranne per quelli della Serrano come sai) e magari potessi trovare un autore che mi entusiasmi al punto da leggere di fila tutti i suoi libri come mi entusiasmavano la Allende da adulto o Sven Hassel da ragazzo…

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