Chi mal fa, mal pensa

er0tic Chi mal fa, mal pensa

L’azienda per cui lavoro sta organizzando un evento per presentare i risultati di una ricerca che abbiamo fatto. Tra le diverse leve di pubblicità all’iniziativa, abbiamo pensato di creare un evento su Linkedin – cosa sia Linkedin e a cosa serva è uno dei grandi misteri del Web 2.0 – e di condividerlo il più viralmente possibile con i nostri contatti. Questo è il risultato.

Notate niente di strano? Beh, siamo stati costretti a sostituire le O di “erotico” con degli zeri, perché altrimenti Linkedin, sia nel titolo sia nella descrizione, non ci faceva salvare, dicendoci “This text can not be processed“.

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Serendipità pelosa

Forsenontuttisannoche nella Riforma del Mercato del Lavoro recentemente approvata, è stato approvato anche un emendamento, presentato da due parlamentari del PD, che rende difficile la delocalizzazione delle attività di call center in paesi stranieri, come ad esempio (ma è solo un esempio) in Albania. Avendo io stesso dedicato un anno e mezzo della mia vita a delocalizzare un call center italiano in Albania, è naturale che questa faccenda mi interessi, anche se ormai indirettamente, ed è facile capire come la pensi nel merito.

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Current Zeitgeist

Marketing Current Zeitgeist

Flow-enstein

Io per una lunga parte della mia vita sono stato un giocatore di videogames piuttosto accanito. E ogni tanto, mi ripiglia pure… L’ultima volta, complici le costole rotte, con questo, che secondo me è un capolavoro.

Mi ha fatto quindi piacere trovare – lavorando! – questi due grafici, che sebbene in altro contesto rendono icasticamente il perché alcuni giochi “funzionano” e altri no (prendendo tra l’altro ad esempio un grande classico a cui io sono molto affezionato). Io l’avevo sempre pensato, ma non mi sarebbe mai venuto in mente di farci un grafico.

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Licenza di licenziare

working class joes Licenza di licenziare

E’ quasi ufficiale che fra le prime azioni di questo governo Monti ci sarà la riforma dell’articolo 18. Tutti lo dicono, tutti o se ne dolgono o dicono “Era ora!“.

Hanno ragione tutti e due. Da un lato è un riconoscimento definitivo che i tempi delle vacche grasse sono finiti e che i diritti conquistati (e anche un po’ abusati) negli ultimi 40 anni sono ormai di difficile applicazione nel mondo di oggi. Il mondo del lavoro è regredito a velocità maggiore di quanto è regredito il benessere e la situazione economica generale e nella zona grigia fra queste due velocità, qualcuno – imprenditorialmente incapace, almeno in senso classico – si è anche arricchito. Quindi, a me rode che tolgano diritti in generale e l’articolo 18 in particolare. Sicuramente, una parte cospicua del benessere diffuso che ci rendeva proteggibili fino a qualche anno fa è finito nelle tasche dei cinesi, se pensiamo globalmente, e degli evasori, se guardiamo in casa nostra. E’ una sconfitta, anche molto amara, ma non ammetterla sarebbe come continuare a giocare da soli in uno stadio buio, quando pubblico, avversari e anche una parte della tua squadra se ne sono andati da tempo “sotto la doccia”.

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Bullet (points) can kill

Ritorno sul tema già affrontato in passato, visto che durante l’estate, a tempo perso, ho studiato un altro po’.

E’ opinione comune di tutti gli esperti che PowerPoint è utilizzato in maniera impropria e che:

  1. Non deve essere utilizzato come un word processor. Quindi, poco, pochissimo testo (e dio ci liberi dai punti elenco)
  2. Il poco testo che c’è non deve essere letto parola per parola
  3. Il poco testo che c’è non deve essere un aiuto al presentatore, che comunque farebbe bene a ricordarsi le cose di cui sta parlando in altri modi (tipo con foglietti e note). A questo proposito si arriva ad auspicare addirittura un applicativo che permetta di proiettare le slide “fichette” a schermo e di mostrare cue cards (foglietti con i suggerimenti) al presentatore
  4. Poiché è brutto mandare gli spettatori a casa a mani vuote, scrivere un report con uno strumento adatto (tipo Word o, se sono numeri, Excel) e consegnarlo dopo (sempre dopo) la presentazione. Mai, mai, mai stampare e consegnare le slide…

Come già detto nell’altro post, l’utilizzo di slide poco dense ed emozionali, mal si adatta al nostro lavoro (ricerche di mercato > numeri > tabelle > grafici > slide molto dense e ben poco emozionali) e questo, pur apprezzandone l’arricchimento sul piano culturale che ne proviene, rende abbastanza inutili tutte queste letture. Ma c’è un altro aspetto, diciamo, più relazionale che assolutamente relega questi bellissimi accorgimenti nel campo dell’avventuroso e dell’improbabile.

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