Lappost #1

Non so da che parte cominciare… Ho buttato giù un po’ di note, mentre ero lì, ma stavolta è davvero dura.

Dopotutto, quando ero tornato dal deserto tre anni fa, avevo aspettato un bel po’ a scrivere del fattaccio ivi accaduto e ancora di più per la parte più strettamente turistico-antropologica.

Dai… Cominciamo con le cose facili. Il viaggio è stato fantastico. Tutto – la natura, il posto, le persone che ho conosciuto, la motoslitta, l’esperienza in sé – sono state cose che in mille occasioni, nella solitudine del casco (anzi della balaclava completa), mi hanno fatto strillare (davvero!) di gioia e dire fra me e me: “Arbe’, ma ‘ndo te porto!

Le tre organizzazioni, quella logistica dall’Italia, quella in loco del raid vero e proprio e, nel mio piccolo, quella autogestita da me prima di partire hanno funzionato molto bene e, complice anche un tris di giornate belle e nemmeno particolarmente fredde (mai sotto i meno 15), tutto è andato nel verso giusto, anche in modo piuttosto elegante. Certo, partire dall’Italia per una cosa del genere, così diversa dalle solite cose, è più da immaginare che da organizzare e per questo, con calma, vorrei scrivere una guida furba, tipo quella che scrissi a suo tempo per l’Ardèche.

Due parole veloci di descrizione di quello che sono andato a fare, per capire le impressioni alla rinfusa. Sono andato in Lapponia (che presumo sappiate dove si trova) per un “safari” in motoslitta di tre giorni. Di giorno, neve, freddo, qualche renna e tanta motoslitta, di sera, poi cottage in riva al lago (ghiacciato, ovviamente), sauna, cazzeggio, pappe (ancora renna) e a letto stanchi morti.

La neve in pianura

Una prima cosa strana che mi è venuta in mente, oltre a non aver mai visto una neve così strutturale nel paesaggio, è che è pianura. Io (noi) siamo abituati ad avere la neve “anche in pianura” come un’eccezione al naturale corso delle cose che vede la neve associata alle montagne, alle salite, alle discese, agli sci, insomma a una qualche pendenza, dislivello, altitudine. Chi (sa) guida(re) sulla neve, in Italia, è automaticamente “il solito montanaro, che corre così, perché è abituato”, lì le strade e, più in generale, il paesaggio sono pianeggianti o al massimo lievemente ondulati. Si guida direttamente sulla neve più o meno battuta, anche piuttosto allegramente, con grandi slittamenti, controsterzi e scivolate controllate, tranquillamente parlando al telefonino o facendo attraversare il viandante sulle strisce (ghiacciate, ovviamente). Sempre, in virtù dell’essere pianura, la motoslitta è nel suo ambiente naturale, molto più delle poche applicazioni in cui si vede usare in Italia: i mezzi cingolati sono strutturalmente inadatti ai pendii e solo in pianura possono essere utilizzati come mezzi di trasporto vero e proprio.

In caso di neve
Downtown

La sauna

La sauna – oggetto a cui mi ero avvicinato sempre con un po’ di sospetto nelle poche esperienze precedenti – ha il suo perché con quel clima estremo e come completamento di una giornata passata a farsi il mazzo in mezzo alla foresta (*) e sicuramente ha contribuito significativamente al bonding con i miei 4 compagni d’avventura – che, va detto, erano un gruppo piuttosto bizzarro, al limite della pattuglia acrobatica. Risto, la guida (un grandissimo), si metteva alla bacinella e lanciava padellate e padellate d’acqua sulle pietre, provocando botte di vapore al limite dell’ustione. Ben presto, gli altri mollavano e restavamo solo io (adiabatico, come sempre) e lui (un po’ stupito) e si passava un paio d’ore a raccontarci i cazzi nostri (**). Sicuramente, come diceva Risto, è un modo efficientissimo per scaldarsi, rilassarsi e lavarsi in un posto dove ci sono a disposizione solo neve e legna… Nel primo dei due cottage, non c’erano né corrente, né acqua, però c’erano appunto legna e neve… E ce li siamo fatti bastare.

Preferisco l'hammam, però

Il gruppo

Eravamo in cinque. Quattro raiders e Risto, la guida.

Gli eroi del ghiaccio

Risto (estrema destra con gli occhiali) ha 45 anni, ma ne dimostra 30 (il freddo, evidentemente, conserva) e, anche se ha una laurea in Ingegneria forestale, preferisce fare la guida, sia d’inverno con le motoslitte, sia d’estate con canotti, canoe e kayak: come non capirlo? Immediatamente alla mia destra c’è Roland, belga, medico al Pronto Soccorso (cosa utile, visti i miei precedenti):una bella persona, nonostante una mia certa prevenzione verso i francofoni. Poi c’erano Avi (con la barba) e Levi (quello che pare un fantasma), due amici israeliani, over 60, veterani del Kippur (it wasn’t fun at all). Il primo molto protagonista, grosso raccontatore di barzellette, molto pieno di sé e inizialmente piuttosto antipatico; si è calato per ultimo nello spirito del viaggio, ma alla fine un buon diavolo pure lui (cosa che non mi ha impedito di dargli un paio di rispostacce il primo giorno). Levy, invece, è un tipo tranquillo, ottima spalla del suo amico, ma forse, nella sua flemma, il personaggio più piacevole e interessante del gruppo. Comunque, niente a che vedere con l’accolita di disgraziati con cui ero capitato nel deserto.

La motoslitta

Guidare la motoslitta è piuttosto facile, ma è molto faticoso. Colpi continui, strappi, saltelli e, soprattutto, va guidata di forza: tutto di braccia e di fisico, più sei grosso e meglio è. Di buono c’è che farsi male, aspetto a cui sono piuttosto sensibile, è molto difficile, perché, se cadi, cadi nella neve fresca, e comunque buona parte delle strade che percorri non ti permettono di spingere più di tanto. Sui laghi è una cosa un po’ diversa: lì è tutto aperto e battuto dal vento, quindi la neve non si accumula, e si possono anche tenere punte di 90 km/h e fare un po’ i matti. Io ero di gran lunga il più assatanato del gruppo (oltre che il più giovane… Pensa un po’) e l’unico, oltre a Risto, che cercava di prendere bene confidenza con questo mezzo bizzarro, che, fatte le dovute proporzioni di potenza e coppia, ha le doti dinamiche del trabiccolo per pulire i pavimenti dei supermercati.

Praticamente un carro armato
... pure parecchio aggressivo

La luce

In assoluto, però, la cosa che mi ha affascinato di più è stata la luce, il modo in cui cambiava rapidamente e riusciva a vestire ogni volta di nuovo un paesaggio, che, affascinante quanto volete, a metà del primo giorno era già diventato un po’ monotono. Le ore migliori sono l’alba (quando si va a fare pipì in ciavatte nella neve) e il tramonto quando me ne andavo solitario a tirare sul lago. Vi metto alcune foto, giusto per gradire (le sto ancora organizzando).

Daylight
Sunset
Dawn (almost)
Twilight

 

(*) Ne ha un po’ meno a Roma dentro una palestra, ma questo è un’altro discorso.

(**) Ho fatto anche dentro fuori (sauna, neve, sauna), ma non mi ha dato sensazioni particolari, a parte i piedi freddi, quando correvo nella neve, boh…

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