Kalokagathia

in un paese democratico e normale, in cui la coscienza civile e politica dei cittadini sia soddisfacente ma anche “normale”, con i limiti e le incompetenze medie, con le suggestioni umane ed emotive che abbiamo tutti, anche quelli di noi che pensano di agire sempre razionalmente, insomma in un paese così, le preferenze bloccate e affidate ai partiti sarebbero un’opportunità eccellente e proficua per costruire una classe dirigente all’altezza: uno strumento di compromesso che mette d’accordo i principi democratici e la libertà di scelta di tutti con l’idea che scelte importanti siano da affidare o far filtrare da persone competenti.

Luca Sofri su Wittgenstein

Dicevo della gente che [quando lavoravo in televisione] mi fermava per strada con affetto. Se capitava a me, immagino che capiti ancora di più ai conduttori televisivi di primissima fascia, che hanno contratti milionari: eppure, quando questi milionari denunciano la casta sono ritenuti credibili, e non interessa a nessuno che guadagnino in un mese quello che il deputato medio guadagna in un anno. Ecco, allora, il punto: non è probabilmente un problema di soldi – perché non mi risulta che quarant’anni fa un solo italiano abbia contestato l’indennità di Alcide De Gasperi o di Giorgio La Pira – ma di credibilità. È che non siamo ritenuti degni degni di nessuna cifra. E quindi siamo facile bersaglio del populismo, di destra e di sinistra, e in un certo senso ce lo meritiamo: quale credibilità può avere un Parlamento di nominati, che salva i suoi membri dai processi – domani vedremo cosa accade con l’onorevole Milanese – e che nomina una giovane prostituta marocchina “nipote di Mubarak”, per evitare guai al presidente del Consiglio?

Andrea Sarubbi, deputato PD, in aula qualche giorno fa

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