L’ombra del contabile di un post

Era l’ultimo. Dice che poi se ne va in pensione e quindi non si poteva mancare. Poi per un momento ci si √® messa di mezzo la neve e ho dovuto aspettare un altro mese. Nel frattempo, sono cambiate le complici designate ad accompagnarmi per questo ultimo, ottavo (?) concerto di Ivano Fossati. Due ore e quaranta di spettacolo vero con alcuni momenti da pelle d’oca vera (e per dirlo io…) I Treni a vapore, Carte da decifrare e Una notte in Italia su tutte…

All’inizio eravamo un po’ decentrati…

… poi ci siamo un po’ avvicinati ūüôā

Ma non ho voglia di scrivere male delle canzoni.

Il tema della serata è che il tempo passa: non solo per lui che chiude bottega, ma anche e soprattutto per me che dal 1991 vado ai suoi concerti.

Nei giorni scorsi, in giro per la rete e in mille altri posti c’√® stato un rincorrersi a condividere ricordi delle canzoni di Lucio Dalla: la nota comune di quasi tutte quelle considerazioni commosse era sempre legata ¬†momenti relazionali, di coppia, di famiglia, di amici sulla spiaggia, di concerti. Forse un po’ di questi ricordi ce li ho anch’io, sia per Dalla, sia per Fossati, sia per gli altri, ma il mio rapporto con Fossati va un po’ oltre. Le sue canzoni mi risuonano nelle orecchie costantemente e, in particolar modo, quando sono da solo a casa o a spasso o nel casco; quando parlo con la gente, quando scrivo, mi escono i suoi versi come se fossero parole mie. E non √® per piaggeria, come direbbe Gioacchino Pan√®, √® che io penso davvero a me stesso, alla mia vita a quello che mi succede intorno con quelle esatte parole.

Chi mi ascolta quando parlo e conosce un Basic-Fossati, potrebbe accorgersi che quando mi capita di dire in discorso qualsiasi che qualcosa “non √® che il contabile dell’ombra di” qualcos’altro √® Lindbergh. Che sentirmi dire “l’inverno passer√†” quando non si parla del tempo, sono i Treni a Vapore. Che sono particolarmente affascinato dai “diavoli al culo” di Discanto. Che come si nomina Alessandria, non si pu√≤ evitare di “sentire il mare“. E, molto banalmente, “per niente facile“, √® il modo in cui vedo me stesso, quello in cui mi racconto agli altri e quello in cui qualche fortunato/a ha¬†imparato¬†a conoscermi (sorry).

Questi esempi mi sono venuti in mente, facili facili, alle due di notte, ma vi assicuro che ce ne potrebbero essere molti altri. Ebbene, questa sera, ho sentito per la prima volta il peso di tutto questo: √® come se in questi ventun’anni di concerti e ascolti collettivi e canti solitari, tutto questo embedding quotidiano oggi si sia finalmente gonfiato come una grande onda¬†su cui surfare, nel bene e nel male, il resto della vita… Non so se √® la metafora giusta, ma oggi ho davvero avuto l’impressione, senza bisogno di ricorrere a ricordi precisi, di assistere alla rappresentazione di quello che sono (diventato), delle cose che mi danno forza, che mi fanno sorridere o incazzare, insomma, era come se qualcosa mi stesse dicendo “Alberto, questa √® la rincorsa che hai preso e queste sono le armi con cui combatterai per i prossimi 40 anni“.¬†Daje.

Vi lascio con questa canzone, tanto vera quanto sottovalutata.

 

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  1. “E prendiamola fra le braccia questa vita danzante” ūüėČ
    Complimenti

    PS) ammetto di aver ascoltato, finora, Fossati sempre con parecchia superficialit√† e mi son detto che se ho retto all’urto De Andr√® posso farcela anche con lui ūüėČ