.italotreno, qualche tempo dopo… 

Anni fa, avevo scritto un post – non male, a rileggerlo adesso – in occasione del mio primo viaggio su Italotreno. Benché non parlassi solo di Italo e il post, come spesso accade, diventava l’occasione per parlare d’altro, era piuttosto evidente che l’esperienza mi era piaciuta parecchio e, al netto degli inevitabili poraccismi all’italiana, l’avrei ripetuta volentieri.

Nell’ultimo mese, per motivi che forse (finalmente) racconterò altrove, ho preso diversi treni Roma-Milano-Roma e, caso ha voluto, che abbia sempre preso il Frecciarossa. Per il viaggio di oggi, però, non so bene perché, ho preso Italotreno e, visto che l’esperienza si sta rivelando drammaticamente diversa dalla precedente, è proprio di questo che voglio parlare.

Tanto per cominciare, l’altra volta devo aver viaggiato a mia insaputa in qualche classe speciale e non, come oggi, in quella proletaria. Mi pare strano, perché non avevo l’abitudine di viaggiare da ricco, né, bisogna dire, l’esperienza benché piacevole evocasse chissà quale lusso, ma dev’essere stato un arbitrio della segretaria di allora.

Beh, com’è come non è, sappiate che la classe economica su Italotreno sarà presto studiata da Ryanair, perché non sopportano l’onta che possa esistere un mezzo di trasporto più scomodo dei loro aerei.

Io sono alto e corpulento e, essendo anche, ormai a pieno titolo, proletario, sono abituato alla scomodità dei sedili economici di treni, aerei e corriere. È una cosa che mi aspetto, e, quindi, vabbè, in Italotreno-zona-proletaria non c’entro con le gambe, niente di strano: le ginocchia sono fastidiosamente schiacciate (osso contro duro) contro il sedile davanti, la cui superficie è come al solito piena di spigoli, bordi, cordicelle e altre inutilità. Insomma, come sui peggiori aerei, ma niente di davvero nuovo.

Ma, fermo restando che, a parità di classe base, ciò non avviene sul Frecciarossa (sia nei posti con il tavolino, sia nei posti singoli con la ribaltina), questa è la base del problema, ma su Italotreno sono andati oltre. Tutto il sedile, infatti, inteso come spazio vitale + poltrona + tavolino + accessori è stato pensato da un ergonomo necessariamente nano e ubriaco.

Nano, per forza, perché il posto è così stretto che anche i diversamente alti stanno scomodi, ma soprattutto ubriaco, perché non c’è una sola cosa che è posizionata in un posto in cui non dia fastidio.

Iniziamo da tavolino, che è troppo basso. Forse (forse) va bene per mangiare, come se sul treno la gente passi il tempo a mangiare, ma è praticamente impossibile poggiarci sopra un pc portatile: oltre ad entrarci proprio pelo pelo come spazio, la tastiera starebbe troppo in basso e troppo vicina al corpo per essere utilizzata a lungo e, soprattutto, il display, a causa dell’inclinazione del sedile davanti è costretto a formare un angolo (acuto) che rende faticosa e disagevole la visione di film o altro.

La presa della corrente su Italotreno è anch’essa in un posto criminale: praticamente nella via di fuga del ginocchio. Quando non ce la fai più a stare con il ginocchio puntato verso l’interno (come in foto), giri un po’ il sedere e ti allarghi verso destra. E lì, bam, ci trovi il buzzico delle prese, pronto ad accogliere (osso contro duro) il tuo ginocchio. Tra l’altro i buchi della presa sono pure disposti in orizzontale, quindi, con la botta, oltre alle madonne, esce anche il caricabatterie.

Chissà se la poltrona la fa Poltrona Frau, come nelle classi dei ricchi. Forse sì perché non sembra esteticamente tanto diversa. Però qui non è marchiata: evidentemente non vogliono associare il brand a questa esperienza da tradotta del primo novecento. Comunque, è di pelle (?)  liscia,  scivolosa e pure un po’ in discesa, e contribuisce a far perdere la posizione (analgesica) una volta che l’hai trovata. Non contenti, sul sedile davanti c’è una retina elastica che, visto quanto è in basso, sembra fatta apposta per dimenticarci le cose dentro, e, in alto,

ci sono due fasce che dovrebbero/potrebbero contenere il telefono o altri piccoli oggetti. Potrebbero, ma non lo fanno: sono troppo lasche (o i telefoni troppo sottili) e anche il mio Kindle sta su solo fino a quando non apro il tavolino (foto sopra).

La meraviglia finale è il secchiello per i rifiuti che, come il buzzico delle prese, cui sta sotto, serve a punire qualsiasi tentativo di allargamento a destra, intervenendo sullo stinco/caviglia, invece che sul ginocchio.

Levateje er vino all’ergonomo che siamo ancora a Firenze.

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2 pensieri riguardo “.italotreno, qualche tempo dopo… ”

  1. Dimentichi l’appendino per la giacca posizionato in modo che la stessa finisca sull’incolpevole passeggero seduto accanto. Forse è messo lì in modo che la giacca possa nascondere alla vista il buzzico delle prese e attutire i colpi al ginocchio.

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