Friends and Foes

Da un po’ di tempo, su Facebook, ho una nuova amica; è americana, un po’ agée, si chiama Hillary e vuole diventare Presidente degli Stati Uniti.

Friend
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A me lei piace molto: la trovo una tosta, cazzuta e realista e, soprattutto, capace e preparata per fare quello che vuole fare. Devo anche dire che ora che è più vecchietta, rispetto a quando era “solo” First Lady, ha un po’ perso la fisionomia banalmente americana da avvocatessa battagliera, raggiungendo un nirvana estetico da nonna rassicurante. (Anche se bisogna dire che le foto di lei da giovane con quegli occhialoni da sfigata sono inarrivabili).

Ammesso che vinca (mo ci arriviamo), sarà una Presidente di sinistra? Boh, forse no, ma il bello/brutto del maggioritario è che sono solo due e ti devi far piacere quello che passa il convento… Poteva capitare di peggio… A noi c’è toccata Virginia, per dire… E poi, andrà pur sempre a fare il Presidente degli Stati Uniti, che, insieme al Papa, è pur sempre il capo dell’Impero del Male… Ripeto, meglio lei di moltissimi altri.

Vedo quello che scrive su Facebook, vedo ogni tanto le dirette dei suoi comizi “vecchio stile” col palchetto di legno e con la partecipazione più o meno straordinaria di quella (che fa di tutto per sembrare una) band of brothers, che è l’attuale Amministrazione (Obama, Biden, Michelle, ecc.) Vedo pure che finanche poro Bernie Sanders (Sindaco-de-Roma) ultimamente si spende molto per lei, alla faccia di quei naiffissimi sostenitori che lo hanno appoggiato alle primarie contro Hillary (Bernie or bust, stocazzo). Insomma, quello che vedo mi piace.

Meglio lei di moltissimi altri, dicevamo. Il problema è che dall’altra parte stavolta c’è il peggio del peggio. Altri tempi, davvero, da quando si poteva pensare (io per esempio ai tempi di Clinton marito, lo pensavo) che tra il candidato repubblicano e quello democratico l’unica differenza era che quest’ultimo si faceva le canne al college. Altri tempi anche da quelli dei bigottoni del sud, creazionisti del cazzo, born-again alla Chuck e Nora alla Bush piccolo, che facevano decisamente schifo, ma, in qualche modo, si potevano interpretare senza chiamare la Neuro.

Foe
Foe

Ora – ed è qui il busillis – dall’altra parte ci sta Trump. Trump dice, pensa, rappresenta e fa tutto quello che un presidente (anche un presidente di una bocciofila) non dovrebbe dire fare, rappresentare o pensare. (Probabilmente non sa neanche che c’è un dibattito fra creazionisti ed evoluzionisti, per dire). Si sa che le elezioni americane sono un pochino macchinose in conteggi e attribuzioni, i sondaggi, perciò, lasciano il tempo che trovano e a Novembre soltanto sapremo come andrà a finire. Forse vincerà la mia amica Hillary, speriamo di sì: tireremo un sospiro di sollievo e ci faremo Natale tranquilli.

Eppure, non dovremmo.

Trump, fin da quando si è candidato alle primarie, non sarebbe dovuto nemmeno esistere. Diceva (e dice) una enormità dietro l’altra, offende minoranze ogni volta che apre bocca, dimostra una totale insipienza del contesto internazionale, se ne frega della trasparenza sul suo conto e sui suoi soldi, è razzista, sessista, trafficone e ignorante.

Ora, è chiaro che non è che noi possiamo fare tanto le verginelle: abbiamo avuto il Berlusca, abbiamo ancora – noi e altri vicini di casa europei – leader di movimenti politici che sbagliano i congiuntivi, che agitano bambole gonfiabili ai comizi, che credono alle sirene e alle scie chimiche, che mandano a fanculo la gente, che si dimettono dopo aver fatto uscire il proprio paese dalla UE, anche grazie alle loro bugie. Però, a parte che questi, almeno per ora, bene che vada non andranno tanto oltre la bocciofila, tutte quelle cose brutte che fa Trump sono l’esatta negazione di come ci hanno raccontato negli anni la scena politica americana.

Senza andare tanto lontano, rimanendo a casa della mia amica, quando il marito di lei nello Studio Ovale si è “distratto” con la stagista, tutti dicevano: “E’ l’America: il problema non è che il Presidente si faccia fare le pompe dalla stagista, ma che il Presidente abbia mentito alla Nazione“… Ecco, noi all’epoca avevamo Berlusconi che ce ne raccontava un paio all’ora e sentivamo, almeno io, un po’ d’invidia…

Beh, Trump è il segno evidente che qualcosa è cambiato. Forse non vincerà, ma, come dicevo, non sarebbe nemmeno dovuto esistere come candidato. La sua campagna elettorale non ha cambiato tono con il passare del tempo; lui ha detto cose sempre peggiori, tiene duro a non rivelare nulla di sé e delle sue “fortune”, racconta bugie a rotta di collo, insulta praticamente chiunque, fa l’amicone con Putin (pure lui! Un giorno bisognerà parlare seriamente di questa cosa che Putin piace alle persone…).

Tutte queste cose la stampa e la mia amica Hillary su Facebook non perdono occasione di evidenziarle e metterle nel giusto contesto di inadeguatezza e povertà spirituale del personaggio, ciononostante non sembra funzionare, lui rimane uno sfidante credibile e pericoloso. Perché? Perché un popolo che sussultava quando qualche candidato aveva un amante o un figlio illegittimo o una colf a nero, ora sembra seguire bovinamente questo pifferaio impresentabile sotto tutti i punti di vista e che non fa nulla (NULLA) per nascondere di esserlo?

La mia amica dovrà governare anche su questa gente e dovrà provare a fare qualcosa per invertire questa china di barbarie ed ignoranza così brutta e così (mi piace pensarlo) poco americana. Dovrà ricostruire la cultura della competenza, della fiducia nel prossimo, nella politica. Dovrà dare risposte articolate a problemi complessi, facendosi largo ed invertendo la marea di bava alla bocca di molti suoi (e nostri) connaazionali. 

Non c’è riuscito Obama in otto anni, che – bisogna dirlo – è molto più fico e paraculo di lei.Ma forse una nonna tosta e meno paracula come la mia amica Hillary potrebbe arrivare dove the coolest non è arrivato.

Speriamo.

Daje.

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