Il ferro da stiro e la pistola

E’ normale che quando diventi papà di una bella patatona (che sta bene, cresce e vi saluta a tutti) ti si pongano davanti un botto di nuovi problemi e di questioni a cui devi pensare in fretta a dare una risposta, perché qualcuno, quando avrà finito di ingozzarsi di latte e cacare fango fetido, te ne chiederà conto. Tutto però avrei pensato tranne che la prima (purtroppo solo in ordine di tempo, temo) di queste questioni sarebbe stata relativa alla gender-neutrality del mondo che le stiamo creando intorno.

Almeno per come l’ho capita io (e se ci pensate il fatto che non si capisca tanto bene, è già un problema), un genitore “moderno” dovrebbe scegliere qualsiasi “cosa” che possa influenzare lo sviluppo culturale di un infante (ci vorrà l’apostrofo?) in modo gender neutral. Il linguaggio, l’abbigliamento, le abitudini famigliari, i programmi televisivi, la scelta dei giochi e dei giocattoli, ecc. non dovrebbero in nessun modo indirizzare le scelte di genere che l’infante farà una volta cresciuta (notate l’ardita consecutio). Tali scelte, e qui sta la sottigliezza, non riguardano semplicemente se potrà entrare nella comunità LGBT (non so se ultimamente si è aggiunta qualche altra lettera) senza sensi di colpa, ma anche non essere cablata in modo da pensare che una femmina debba per forza stirare e accudire la prole, mentre un maschio possa solo sparare con le pistole, giocare a pallone e spargere cromosomi in giro.

La vulgata gender neutral vorrebbe quindi che non stia bene regalare alle infante femmine a Natale ferri da stiro giocattolo, vestiti da principessa, passeggini e bambolotti che pisciano, né agli infanti maschi pistole, coltelli e manganelli (esistono); in altre parole, non dovrebbero esistere giocattoli (o vestiti, o programmi, …) “da femmina” ed equipollenti “da maschio”. Tutti dovrebbero avere accesso alle stesse cose, in modo neutro, crescere nella tolleranza e nella comprensione del prossimo e fare, quando sarà il momento, le loro scelte in modo libero.

Neanche nei film horror ci sono questi bambolotti
Neanche nei film horror ci sono questi bambolotti

Boh… Sicuramente tutto molto bello (anche se poi rischi di ritrovarti con un figlio laziale).

Più seriamente, qualche commento su questa questione vorrei farlo.

Uno. Una cosa è la neutralità dell’accesso, una cosa è la neutralità del gioco. Se guardiamo i tanto decantati cataloghi-di-giocattoli-danesi vediamo giocattoli normali (bambole, playmobil, tartarughe ninja, mitra sparapalline) con cui giocano, con un’insistenza un po’ stucchevole, sempre sia un bambino maschio, sia una bambina femmina. Insomma, i giocattoli sono gli stessi che qua, con lo stesso potenziale educativo o diseducativo, l’unica cosa diversa è che sono accessibili e (apparentemente) “acceduti” da ambedue le metà del cielo. Il giocattolo in sé, però, è tutt’altro che neutralizzato.

DueQuest’altro post, invece, presenta delle idee regalo in cui sono i giocattoli stessi ad essere gender-neutral, nel senso che (alcuni di essi) non presentano famiglie tradizionali, ma “bambine con due papà”, non stereotipi di genere, ma”ostetrici maschi” (io negli anni 90 sono andato in settimana bianca con un “ostetrico maschio” e non mi era sembrata una situazione professionale borderline) e “muratrici”. Ha senso tutto questo? Ha senso presentare il mondo come vorremmo che fosse (approfittando a fin di bene dell’innocenza dei bambini) e poi trovarseli catapultati in un monnonfame in cui tutto questo è ancora l’eccezione e non la regola? Me lo domando e sospendo il giudizio. Però…

Tre. A parte che “la muratrice” a me mi sembra un assist all’industria del porno, per chi sono pensati questi giochi “neutralizzati”? Per il figlio del muratore (sia detto con il massimo rispetto) o per il figlio di una famiglia fichetta e politically correct? Ma, a parte il discorso sulla nicchia di mercato che vanno ad occupare, la famiglia fichetta (al limite anche la mia, eh?) non ha già altri strumenti più pratici e meno militanti per educare alla diversità e alla gender-neutrality i suoi rampolli? E al muratore (sempre con rispetto), che difficilmente farà parte di quella nicchia di mercato, quali strumenti diamo? E – per dirla proprio tutta – lo facciamo per i bambini o per noi stessi? Per evitare di farci dire da una famiglia più fichetta di noi che stiamo allestendo un ambiente sessista intorno alla creatura?

Quattro. Il gioco deve essere divertente prima che educativo. Quindi, qualsiasi indottrinamento dovrebbe passare per il gradimento da parte del giovinetto: regalate a tutti indistintamente una pistola, un ferro da stiro e un mazzo di carte gender neutral e lasciate scegliere al bambino.

Cinque. Chi gliela spiega la gender-neutrality alle nonne e alle zie, che sono la fonte primaria del 70% dei regali?

Sei. Io sono cresciuto negli anni Settanta quando queste pippe mentali non c’erano: è bastata l’educazione alla cultura e alla tolleranza che mi ha dato la mia famiglia. Siamo negli anni dieci e c’è una nuova famiglia con la stessa voglia di cultura e di tolleranza… Come checklist dovrebbe bastare.

Sette. Anche se fosse tutto giusto, sensato e fattibile, continua a sfuggirmi il nesso rigidamente causale fra i vestitini rosa, le pistole e il sessismo. Tema, fra l’altro, su cui tutti (gli illuminati) sono d’accordo a dire che c’è e che è un problema da risolvere, ma sulle cui sottili manifestazioni pratiche è difficile trovare due opinioni concordi.

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