Fricchettonismi

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Mi sono letto questo bel post di Leonardo su Grillo, il M5S e i “grillini”, in cui dice con chiarezza una marea di cose tanto evidenti quanto poco dette, almeno secondo me.

Perché si tratta di tre cose diverse: (1) Grillo, (2) il MoVimento, (3) i grillini. Sono connesse, ma non è detto che vadano sempre d’accordo; dopo il big bang di questi 2-3 anni potrebbero ritrovarsi in zone molto lontane dell’universo. E non ha senso parlarne come se fossero la stessa cosa. Personalmente il primo mi preoccupa un po’, i terzi mi avviliscono, ma il secondo m’incuriosisce.

Leggetelo, perché le descrizioni sono molto calzanti e ben argomentate (oltre che, come sempre, ben scritte), ma il nodo centrale della questione è il seguente:

(1) Il primo è Beppe Grillo, predicatore. […] Grillo è l’unico leader politico extraparlamentare sorto in Italia negli ultimi dieci anni – ma facciamo pure venti, ed è anche quello di maggior successo. […] La differenza, mi è già capitato di scriverlo, sta nella leadership. Benché diversissimi per metodi, finalità, ideologie, tutti i movimenti dal Duemila in poi si caratterizzano per il rifiuto della leadership. […]  L’unica faccia nuova che riesce a spuntare in mezzo a tutto questo è Beppe Grillo. Che infatti non è proprio una faccia nuova, anzi. […] Sin dall’inizio il suo volto è un’icona riconoscibile universalmente. […] Ma soprattutto gli anni Novanta sono troppo vicini, in Italia le elezioni si vincono conquistando i cinque-sessantenni, e quelli conoscono Grillo: e quindi Grillo sia.

(2) Il Movimento è una cosa seria. […] È composto di attivisti ormai di lunga data (nessuno ci fa caso, ma il Movimento è nato un po’ prima del PD e del PDL), che se dovessimo proprio collocare sulla solita linea retta, orribilmente semplificatrice, definiremmo “di sinistra”: ci sono ambientalisti, teorici della decrescita e del consumo sostenibile, ecc.

(3) I grillini sono legione. Sono quelli che stanno riempiendo le piazze, e le riempiono sul serio. Hanno mai partecipato a un meetup? Sanno cosa sia? Conoscono i candidati M5S nella loro circoscrizione? Hanno letto il programma? Alcuni magari sì, la maggioranza no, come avviene poi per tutti i partiti.

Insomma Grillo è riuscito nel capolavoro di imporre candidati e programmi di sinistra a un elettorato di destra, anche se per farlo è ricorso in dosi abbondanti a una retorica che nessun politico di centrosinistra maneggerebbe volentieri.

Ho accorciato tantissimo, ma è un fatto che quelli entrati in parlamento sono persone del “movimento” e non “grillini”, nell’accezione di Leonardo. Guardavo le loro facce su Repubblica.it e in effetti vedevo un certo family feeling con un me fricchettone e caudato di qualche anno fa.

Di base, meglio loro che Razzi e Scilipoti (che, per inciso, sono fra i numerosi che dovevano “andare a casa” e non ci sono andati), ma il velleitarismo di certe posizioni “fricchettone” (la decrescita felice, piccolo è bello, gli orti cittadini, la bicicletta, il wi-fi a manetta, ecc.), oltre ad andare poco d’accordo con un’organizzazione verticistica, rimane tutto là.

Ovviamente, non li conosco tutti, anzi, grazie a Grillo, non ne conosco nessuno, ma conosco i tipi. Quello che mancava a quelli che conoscevo io era l’approccio sistemico ai problemi. Il più delle volte ignoravano proprio che ci fossero dei problemi un po’ più grandi della loro micro-soluzione (indubbiamente valida a Roma, possibilmente sulla Nomentana, in una bella giornata di estate, insomma, in una parola, universale); altre volte, i più scafati dicevano “io lo faccio, se lo facessero tutti, il problema sarebbe risolto“. Appunto. Se lo facessero tutti… E’ proprio quello il problema in democrazia e per quello si media. Ma questo l’ho già scritto.

Leggendo la “lettera di Grillo agli Italiani” – alcuni punti della quale fanno davvero tenerezza, tipo il numero 2 – il déjà vu è totale. E’ come se dal pantano attuale in cui si trovano l’Italia, l’Europa e (a suo modo) il mondo se ne possa uscire a suon di referendum sull’acqua pubblica, con tutto l’armamentario di palloncini, bambini in passeggino e simboli della pace.

Questo ovviamente è lo scenario migliore, perché alla fine è sinistra anche quella. Lo scenario peggiore – e più probabile, perché dopo ieri non c’è limite al peggio – è che, a differenza dai fricchettoni di mia memoria, che almeno lo facevano, (ancora) non cominceranno a pensare con la propria testa e si irrigidiranno sull’unica idea oggettivamente condivisa (e conosciuta) da tutta la base elettorale “grillina”: BA$TA KA$TA (*).

Cioè, prendere il 25% dei voti e avere un bel po’ di “dipendenti pubblici” in Parlamento, pagati per starsene seduti in riva al fiume ad aspettare le prossime elezioni. Chi capisce un po’ di “sistemi” parlerebbe di configurazione di minima energia… La più stabile, la più probabile e la meno rivoluzionaria.

(*) Che è l’unico messaggio che può far votare alcuni fasci antichi per delle zecche colorate.

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