For good

Ieri sera ho fatto tardi e non valeva la pena di mettersi a (provare di) dormire per un paio d’ore. Sono infatti le 5 di mattina  e sono a Rinas. In partenza per Roma, come dicono gli americani for good. Definitivamente.

Da oggi non abito più a Tirana. Tornerò qualche volta, ma saranno “avanti e indietro” per periodi limitati. Niente a che vedere con l’esperienza totalizzante, direi “fisica”, degli ultimi 17 (di-cias-set-te) mesi.

Persone con cui hai condiviso tutto, 10 ore al giorno (quando andava bene), da un giorno all’altro si trasformano in contatti Skype, in lettori del blog, in ricordi. Di persone e di momenti. Alcuni belli, altri meno.

Come mi sento? Beh, da un lato era un’esperienza intrinsecamente “a scadenza”, doveva finire ed infatti ora è finita, dall’altro ho chiesto io stesso di tornare perché erano venute a mancare delle condizioni di base di serenità professionale e questo rendeva virtualmente inutile, se non dannosa, la mia permanenza nei Balcani.

E allora perché questo magone? Beh, solo perché le persone, che sono quello che conta davvero, non c’entrano niente con la tua vita professionale e con le condizioni di base.
E’ un pezzo di te che se ne va. Che TU hai fatto in modo che andasse via, anche se per i migliori motivi del mondo. E questo fa male e mette tristezza, io sono fatto così.

E come mi dice Sting proprio ora nelle orecchie, in questo momento di perfezione, che solo l’ascolto random sa regalare: “Be yourself, no matter what they say“.

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