Di pozzi avvelenati

Oggi sul profilo di un amico ho trovato un grillino più pacato del solito, il quale, benché pacatamente, sembrava molto convinto che i “TG di Stato” raccontino solo bugie e che bisogna leggere altre fonti per avere accesso alla realtà delle cose.

Davanti a tanta pacatezza, ne ho approfittato e, pacatamente, gli ho chiesto quello che segue.

OK, i “TG di Stato” sono deviati perché al soldo della politica tradizionale (semplifico), ma davvero pensi che non siano più che sufficienti per una persona culturalmente normodotata per farsi un’idea della situazione e trarne le dovute e razionali conseguenze?

Quali sono le “altre fonti” che non sono i “TG di Stato” e da dove traggono l’autorevolezza che gli riconosci?

Non ti sembra strano che, guardandosi un po’ intorno, sono proprio le persone più deboli culturalmente, quelle che non si fidano più di niente e di nessuno e pretendono di saperla lunga perché hanno le loro “fonti alternative”?

Non penso che io debba spiegare ai pochi lettori di questo blog da dove venga la terza domanda, visto che sul tema ho scritto a profusione. Vi invito comunque a guardare ogni tanto nell’abisso dei profili di chi inveisce contro i media tradizionali e vi assicuro che, anche con tutta l’indulgenza possibile verso il prossimo, rivaluterete le vostre dotazioni culturali (e le vostre maestre delle elementari).

Comunque, tornando alle domande, sono in paziente attesa di una risposta, che arriverà sicuramente e altrettanto sicuramente sarà deludente. Vabbè.

Questa delle “fonti alternative” è una delle più grosse iatture della società italiana. In fondo, che i telegiornali della RAI siano un po’ filogovernativi l’abbiamo sempre saputo tutti, e fin dai tempi di Craxi e Intini ce ne siamo fatti una ragione. Molto più borderline, mi sembra la teoria che un giornale “serio”, come Repubblica o il Corriere, poiché “prende i contributi statali” (cosa peraltro falsa, ma non sottilizziamo), falsifichi le notizie perché non può dire cose contro il governo in carica.

In entrambi i casi, semmai, il problema è un altro: i media tradizionali sono sufficienti o no a fornire un quadro delle cose, che, una volta analizzato con gli strumenti culturali di ognuno, risulti sufficiente a capire l’universo mondo? Io dico di sì. Ampiamente. Anche se questo, ovviamente e proprio in virtù dei miei filtri culturali, non vuol dire “fidarsi”, “credere” e “concordare su tutto” quello che si legge o si guarda in TV.

A me sembra, quindi, che nel momento in cui si rifuggono a priori i media tradizionali, in quanto “prezzolati”, si stia in primo luogo mettendo in discussione se stessi.

Si stia dicendo “io non ho gli strumenti culturali per vagliare ciò che mi viene proposto, quindi per sicurezza penso che sia tutto falso“. Oppure “siccome non ho gli strumenti culturali per difendermi e farmi una mia idea, sono una persona facilmente indottrinabile e quindi non non voglio correre il rischio di farmi indottrinare“.

Il fatto è però che questi gonzi (termine tecnico), pur affermando di non esporsi alle manipolazioni di regime, poi vanno su Facebook e credono a qualsiasi cosa su cui posano gli occhi. Anzi, più la panzana è grossa e più proviene da fonti sconosciute, più li fa sentire appartenenti ad una specie di grottesca avanguardia culturale.

Sia chiaro: tutto questo è sempre esistito, anche se, in assenza di Facebook, era molto meno icasticamente evidente. La novità è che proprio la predicazione del “rifiuto dell’indottrinamento” – e quindi, in virtù di quanto argomentavo qui sopra, la selezione dei livelli culturali più bassi – è diventato uno degli strumenti principali dell’indottrinamento delle masse. Ove per indottrinamento si intende, funzionalmente, la mobilitazione delle masse all’interno di specifici “movimenti” politici. In altre parole, ora come allora, l’orientamento del voto.

Negli ultimi giorni, prima su BuzzFeed, poi, più all’amatriciana con l’inchiesta su LiberoGiornale.it di Paolo Attivissimo e David Puente, si è mostrata questa galassia di disinformatori per quello che è. Persone scaltre, di estrazione abbastanza eterogenea (ma nemmeno troppo), dedite con pervicacia e molti secondi fini alla circonvenzione di incapace.

Che lo scopo sia spargere idee filo-russe, guadagnare quattro spicci, santificare un Di Battista qualsiasi o, più probabilmente, tutte queste cose insieme, non bisogna dar loro tregua.

Sursum corda!

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