La fine di ogni bene, l’inizio di ogni male

Si parla (ancora) di sudditanze psicologiche, di Juventus ladrona, di rigori dati o non dati e di fuorigioco fantasma. Tutto capita, ma tutto capita sempre a senso unico. E la simpatia innata di certi personaggi non aiuta a rasserenare gli animi.

Ma non è di questo che voglio parlare, anche perché, dopo quello che ha (ri)combinato la Roma ieri, non ho nessuna intenzione di prestare il fianco a ulteriori sfottò.

Mi ha colpito però una cosa. Leggo su Repubblica che il guardalinee protagonista della svista più eclatante di ieri avrebbe avuto (nientemeno che) lo scudetto della Juventus sul suo profilo Facebook. Pare che la cosa sia anche un falso, ma il fatto che il presidente del Catania lo abbia dovuto segnalare come smoking gun è significativo in sé.

Insomma, secondo Pulvirenti (e immagino milioni di pecoroni pro- o anti-Juve), il guardalinee Maggiani avrebbe sbagliato la chiamata non per insipienza o per dolo, ma perché “tifoso della Juve”. Praticamente, c’è una parte d’Italia che pensa che l’essere tifosi di una squadra valga briscola rispetto sia all’essere incapaci, sia all’essere corrotti.

Visto che questi ultimi due mali sono quelli che meglio definiscono l’italiota attuale e che tutto il mondo ci invidia, se bisogna prenderne in considerazione anche un terzo (che avevamo già commentato come surreale) c’è ben poco da stare allegri.

Ho detto che non volevo parlare della Juventus e del suo essere “diversamente sportiva”, ma già che ci siamo…

In tempi storici ho letto un paio di romanzi inglesi che parlavano di calcio (uno l’ho anche recensito qui). Trattandosi di calcio anni 70 e 80, a un certo punto inevitabilmente entrambi hanno affrontato il tema Juventus. Nonostante l’aplomb anglosassone e, in uno dei due casi pure il “senso di colpa” post-Heysel, l’immagine che ne risultava non era molto diversa da quella che ne abbiamo noi qui in Italia. Anzi…

Mezz’ora prima del calcio d’inizio Peter irrompe nello spogliatoio rosso in faccia gridando: “Haller, la loro riserva, è di nuovo nello spogliatoio di quel cazzo di arbitro. L’ho appena visto entrare. E’ già la seconda volta, e parlano in fottuto crucco.”

“Lascia perdere – gli dico – potrebbe essere qualsiasi cosa.”

“Col cazzo – grida Pete – Haller è un tedesco di merda e lo è anche quel cazzo di arbitro, Schulenberg. Non è giusto. Te lo dico io, stanno tramando qualcosa.”

“Lascia perdere – gli dico un’altra volta – pensiamo alla partita e al gioco”.

[…]

Poi Furino mette un gomito in faccia a Gemmil. Archie reagisce, appena leggermente, ed ecco che Gemmil finisce sul taccuino dell’arbitro.

Roy Mc Farland salta per contendere un pallone alto a Cuccureddu. Le teste di Mc Farland e Cuccureddu si scontrano. Mc Farland, il nostro capitano, viene ammonito.

“Per cosa? Per cosa, cazzo? Per un cazzo di niente. Niente!”

Gemmil ammonito. Per niente. Mc Farland ammonito. Per niente.

Con Gemmil e Mc Farland diffidati nel turno precedente, questa è proprio la cosa che volevi evitare. Adesso i due nostri uomini più importanti saranno squalificati per il ritorno, proprio la cosa che volevi evitare.

“E loro lo sapevano, lo sapevano eccome, cazzo!” Pete aveva visto giusto.

 […]

 Si va all’intervallo.

Haller, la riserva, si alza dalla loro panchina e scende nel tunnel assieme a Schulenberg, l’arbitro.

“Guarda là – dice Pete – si può essere così sfacciati?”

E poi corre giù dal tunnel dietro di loro.

“Scusatemi signori – grida – io parlo tedesco. Vi dispiace se ascolto?”

Ma Haller inizia a colpire Pete nelle costole, chiamando a gran voce gli addetti alla sicurezza, che spingono Pete contro il muro del tunnel e lo tengono fermo lì.

Io non posso intervenire, cerco di fare in modo che la squadra non sia coinvolta nel parapiglia, entro con i giocatori nello spogliatoio, è qui che mi guadagno da vivere.

 […]

 I truffatori non dovrebbero vincere mai.

“Maledetti bastardi truffatori” – grido ai loro giornalisti – “non parlo con dei bastardi truffatori!”

Ma ormai è tardi, sei fuori dalla coppa.

Odi la Juventus.

Odi la Vecchia Fottuta Signora di Torino.

La Put/tana d’Europa.

Ricorderai il suo fetore, il suo tanfo, lo ricorderai per il resto dei tuoi giorni.

Il fetore della corruzione, il tanfo del marciume.

La fine di ogni bene, l’inizio di ogni male.

Non ti consola che la Juve venga poi battuta 1 a 0 dall’Ajax nella finale di Belgrado.

Non ti consola che l’arbitro portoghese, Francisco Lobo, racconti all’Uefa del tentativo di corromperlo, dell’offerta di 5000 dollari e una Fiat che ha ricevuto per farli vincere la partita di ritorno.()

 […]

 Non ti consola un cazzo di niente.

Non può esserci consolazione.

La Juventus vi ha steso e derubato, la Vecchia Put/tana vi ha sottratto con l’imbroglio al vostro destino, la Coppa dei Campioni.

Questi episodi saranno sempre con te, non ti lasceranno mai. Ancora ti perseguitano e ti braccano, e ti braccheranno per sempre.

La fine di ogni bene, l’inizio di ogni male.

David Peace, Il Maledetto United

(la partita è la semifinale di Coppa dei Campioni Juventus – Derby County, 3-1

dell’11 Aprile 1973, io non avevo nemmeno un anno)

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