Un fatto culturale

Oggi, a pranzo con un’amica, ho sentito quella che secondo me è la chiosa definitiva su questo grillismo di massa.

E’ un fatto culturale…

Ha detto.

Ed è vero. In fondo era facile. (Qui per cultura, diversamente dal solito, non si intende “sapere le cose”. Ma proprio porsi dei problemi).

04-03-2013 10-09-36

Se la nuova capogruppa grillina alla Camera è una che dice (pure lei) che il fascismo “ha fatto delle cose buone” e a te non sembra una ragione sufficiente per cambiare marciapiede, è un fatto culturale.

Se, anche ammettendo che possa aver ragione, non ti domandi a che titolo e a seguito di quali letture e quali analisi costei possa affermare una cosa del genere, è un fatto culturale.

Se stai mandando a fare un lavoro delle persone con un sacco di lauree (forse) e tanti bei curricula (forse quadro), nessuna delle quali persone anche lontanamente preparata per quello che tu l’hai mandata a fare e per te non è un problema, è un fatto culturale.

Se Casaleggio vaneggia su Gaia e tu pensi che sia un suo hobby, tipo l’uncinetto, o magari in un angolo del cervello cerchi la sintesi fra Gaia e quello a cui stiamo assistendo in questi giorni, è un fatto culturale.

Se Grillo dice che non farà niente prima di avere il 51% dei voti e a te sembra una posizione seria e compatibile con la democrazia, è un fatto culturale.

Se pensi che basta essere onesti, giovani e laureati e poi tutto si risolve da solo, è un fatto culturale.

Se pensi che non rispondere ad una singola domanda nel merito di come il Movimento viene gestito, sia solo una legittima difesa verso i pennivendoli di regime (dio, quanto volevo scrivere “pennivendolo”), è un fatto culturale.

Se pensi che essere “migliori” e non-fare sia meglio di essere un po’ peggiori (forse) e voler fare, è un fatto culturale.

Se pensi che il futuro è il baratto, perché una volta ha scambiato un prosciutto con una tastiera del computer e sei tornato a casa contento, è un fatto culturale.

Se pensi che “il wifi libero”, qualsiasi cosa sia, sia una priorità irrinunciabile e la strada maestra verso le  magnifiche sorti e progressive, è un fatto culturale.

Se pensi che destra e sinistra sono categorie da Truman Show perché “tanto so’ tutti ladri uguale”, è un fatto culturale.

Se ti senti il comizio a Piazza San Giovanni e non ti sembrano toni e dinamiche da adunata fascista, è un fatto culturale.

Se non sei vagamente curioso di sapere se e cosa pensano i giovani-onesti-laureati che hai votato, ma ti basta qualche urlo di Beppe Grillo per fare tua la linea politica, è un fatto culturale.

Se pensi veramente che uno vale uno, non solo nel voto, ma nella produzione delle idee e nella comprensione delle proposte, e questa presunta “democrazia diretta” non ti sembra manipolabile direttamente o indirettamente, è un fatto culturale.

Se ti spaventa più “D’Alema agli Esteri” che la Corrida di Corrado(onesta-giovane-laureata) in Parlamento (a non far nulla), è un fatto culturale.

Se, infine, pensi che tu debba essere governato da tanti te e non da qualcuno “migliore” di te, è un fatto culturale (e ti credi pure un  po’ stocazzo, sia detto in amicizia).

Beh, a me basta uno – uno solo – di questi motivi (o anche il dubbio di esso) per non votare Grillo e i suoi tirapiedi, ma evidentemente al 25% degli elettori non basta: o non ci pensano, o ci pensano e gli va bene così.

E, se non è un fatto culturale questo…

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