Di facce e di favole

Ieri sera, nello spogliatoio della palestra:

Carletto:Io ho sempre votato a destra, più o meno (che vuol dire più o meno?!, n.d.j). Però, forse, a Renzi l’avrei votato…

Io:Senza offesa, Carle’, però io ho votato Bersani alle primarie anche per questo motivo.

Carletto (giustamente): “?!

Io (peraltro supportato da un altro signore col pisello di fuori): “Non è che mi faccia schifo il tuo voto, anzi. Ma il punto è che quello che te lo faceva piacere a te, con buona approssimazione (parlo come scrivo, certe volte, abbiate pazienza n.d.j.), sono i motivi per cui non piaceva a me. Votare Renzi, tre mesi fa, sarebbe stato rinunciare per sempre alla mia idea di partito di sinistra. Potendo scegliere, ho scelto Bersani.

Questa breve e pittoresca conversazione e molti smadonnamenti (*) che si leggono in rete indicano con chiarezza che l’opinione comune è che Renzi avrebbe preso più voti di Bersani. (Ovviamente, non c’è e non ci sarà mai la controprova, anche perché i sondaggi in questo specifico accidente dello spazio-tempo lasciano decisamente il tempo che trovano).

renzibersani

Tornando a casa, ho portato un po’ avanti il ragionamento lungo queste linee e ho pensato questa cosa.

I risultati delle elezioni politiche dimostrano in modo plastico e inequivocabile che le elezioni in questo Paese si vincono con due cose. Le facce e le favole.

Cosa sono Grillo e Berlusconi se non due facce e due favole?

Ove per favole si intendono delle narrazioni della realtà e del futuro completamente avulse dal contesto in cui vengono fatte da risultare almeno “fantasiose”. Se uno deve inventare, si inventa proposte che piacciono alla gente, ovviamente: il wi-fi libero è una bella cosa, il reddito di cittadinanza pure, riprendersi i soldi dell’IMU non vi dico… Ma anche la cioccolata, gli scioglipancia, Padre Pio e la bio-wash-ball.

Sono favole (e le facce ad esse attaccate) che piacciono a tipi umani diversi, sommuovono pance diverse, sono due diverse narrazioni di Bengodi, ma probabilmente, proprio in quanto Bengodi, saranno anche aggregabili l’uno con l’altro. Infinito più infinito uguale infinito, no?

In tutto questo, e con li senno di poi, Renzi poteva essere la nostra faccia e, in parte, la nostra favola. La sua faccia sarebbe stata migliore di quella di Bersani (porello); forse avremmo parlato di Tarantino invece che di giaguari e detto cose più “televisive” di “mai più condoni! (ad libitum)”. E magari ci saremmo fatti anche due risate in più ai talk-show.

C’avevamo la faccia… c’era pure la favola?

Boh!… Essendo il PD nonostante tutto un partito serio, il programma di Renzi (o, meglio, la “narrazione del programma” di Renzi), per quanto più favolesco di quello di Bersani, era pur sempre un programma. Pure un po’ di destra, per usare categorie vetuste (dicunt), non certo un libro dei sogni. Sarebbe stato sufficiente a intercettare la deriva gonza del 54% (cinquantaquattro percento!) degli elettori?

Fatto sta, che su quel programma e con quella faccia, Renzi ha perso “in casa”, perché noi una casa ce l’abbiamo. E, onestamente, in un momento in cui si pensava che avremmo vinto anche candidando Pacciani, alle facce non è che ci si pensasse poi tanto (almeno io). Non era  forse ora di provare ad essere un paese serio e lasciarsi alle spalle nani e ballerine? Per questo scelsi Bersani.

Che sì, in campagna elettorale, è stato deludente e poco efficace. Ma mai quanto i miei connazionali.

(*) Smadonnamenti, quando va bene. Molti dichiarano che hanno votato Grillo o peggio, perché avevano votato Renzi alle primarie e lui ha perso… Per carità, ognuno è libero di fare ciò che vuole e di deludersi come vuole, ma non votare il PD perché hai perso le primari vuol dire che o non hai capito cosa sono le primarie o che tu e/o Renzi non siete il PD…

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7 commenti su “Di facce e di favole”

  1. 2 considerazioni. 1. Chi ha votato Grillo è una grossa percentuale che prima votava PD e quindi se sono gonzi ora, erano gonzi anche prima, ma questo ai dirigenti e a molti elettori del PD non è ancora entrato in testa.. 2. un leader politico quando vede il 35% dei suoi elettori votare per qualcuno alle primarie, lo chiama e lo costringe a fare campagna elettorale insieme e gli promette anche un posto nel governo. Bersani come si dice è una brava persona, ma non un leader politico.. e mi dispiace. Purtroppo signor d’Amico il suo modo di pensare (a mio avviso ideologico), è il motivo per cui il PD perde e continuerà a perdere.. e anche questo mi dispiace.

    1. Caro Emiliano.
      Sono parzialmente d’accordo con lei.
      Sul punto 1, il problema è semantico. Per me chi vota Grillo è un gonzo perché crede alle cose che dice Grillo e perché si dà delle priorità invece di altre. Giudico il comportamento elettorale, non certo i QI dei singoli. In altre parole, la deriva gonza non è la deriva “dei gonzi”, ma la deriva di “persone che si comportano (secondo me) da gonzi”. E non dimentichi che nel 54% più della metà ha votato Berlusconi…
      Sul punto 2, sono invece d’accordo. Non credo che la sua soluzione di “costrizione” fosse granché praticabile, ma comunque la campagna elettorale di Bersani – moscia, l’ho scritto alla fine del post – sarebbe dovuta essere più di sintesi con i renziani e meno di cooptazione…
      Ma, ripeto, del senno di poi…

      Poi, il PD perde e continuerà a perdere perché dice cose che sono minoritarie nel paese, da sempre. Lo dice la storia e lo dicono i numeri. Il punto vero è che abbiamo perso *questa* specifica volta in cui – per l’ultima volta, pare – c’era una legge elettorale (truffa) che avrebbe potuto farci avere un premio di maggioranza pure rimanendo minoritari. Il vero problema del PD sul medio termine è questo. Non perché sia l’unico problema, ma perché tutti gli altri ci sono SEMPRE stati.

      Grazie per l’intervento.

  2. Un intervento sui numeri.
    Il Pd ha perso 3 milioni di voti
    Il PDL ha perso 6 milioni di voti
    M5S ha preso 8.5 milioni di voti
    Conti alla mano mi pare che due terzi di colori che hanno votato M5S ERANO dei gonzi (semanticamente o meno), forse lo SONO pure.

    PS: perso è un anagramma di preso

  3. Siamo abbastanza d’accordo, ma ‘col senno di poi..’, non l’accetto. Sono anni che Grillo dice al PD le cose che non vanno e lo so è ingenuo ma nel mio piccolo ho scritto alcuni post sul sito del PD ricevendo spesso insulti.. quindi ‘col senno di poi’ un cavolo!! Bastava semplicemente ascoltare!

    1. Il senno di poi è il mio che me lo posso permettere visto che faccio un altro lavoro. Per il resto, OK. Ciao

  4. Il problema più grosso del PD è quello della comunicazione. La campagna è stata indubbiamente “moscia” spesso più verso l’interno che verso l’esterno.
    Sono stati sfruttati alcuni dei suggerimenti renziani che avevano permesso di coinvolgere nelle primarie per il segretario tante persone, ma ancora molto c’è da fare, come si dice tra chi parla bene “bisogna cambiare e innovare i corpi intermedi”.
    E poi diciamolo pure: il PD sopravvaluta il popolo italiano ossia si illude che parlare di proposte serie, parlare di innovazione economica, di lavoro, di contratti , presentare programmi perseguibili, possa interessare l’elettore medio. E invece no all’ italiano medio piace più uno spettacolo di clown…

    1. Sono d’accordissimo sulla sopravvalutazione dell’elettorato (era un po’ il tema sottotraccia del mio post). Sulla comunicazione, ti aggiungo questo ulteriore elemento di riflessione.

      Chiudo con un elemento che ho trovato interessante: la stima, tra i militanti, per le tecniche di comunicazione adottate dal team Grillo, Casaleggio & figli. C’è un’esaltazione da addetti ai lavori che è addirittura sinistra. La comunicazione è tecnica: non è la Notte dei Pubblivori, è il parlamento. Se convinci la tua platea di qualsiasi stronzata, sei molto bravo nella convinzione, ma il punto restano le stronzate.

      Da qui.

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