# pude

ggente

Stasera mi stavo guardando Ottoemezzo con Twitter davanti e ho scoperto il #pude.

C’erano Scalfari e Floris: era l’ultima puntata della stagione e c’era effettivamente un’aria un po’ da fine scuola e gavettoni. Ma insomma una chiacchierata normale su Letta, Renzi, l’Europa, Grillo, Berlusconi. La Gruber faceva domande assist, Scalfari diceva le cose che scrive e Floris diceva le cose che pensa (ma a Ballarò non può dire più di tanto, vista la brutta gente che deve invitare in trasmissione). Un po’ lo studio monocolore, un po’ il fatto che tutti e tre sono, per motivi diversi, invisi alla militanza twitterista (cripto-)grillina, il tono dei tweet era tutt’altro che lusinghiero. (Quello di sopra è l’unico ironico e controcorrente, perché, si sa, i grillini non ridono mai). read more

Meno temi, più maturità

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Oggi, sull’Espresso Online, c’è questo articolo sui temi, uno in particolare, usciti ieri per l’esame di maturità:

Perché alcuni di loro sicuramente quei temi saranno stati in grado di farli, ed anche bene, però non grazie a quello che hanno imparato a scuola, ma in virtù del fatto che nel tempo libero hanno letto i giornali, guardato programmi televisivi, si sono informati sul mondo per conto loro, e anche perché magari alle spalle hanno famiglie di buona cultura, letture e disponibilità economica che hanno reso loro più facile coltivare questi interessi extra scolastici. read more

Un francescano, uno bravo

olanda

Oggi sono andato con L. a trovare la mia amica A. che ha partorito nei giorni scorsi.

Lo ha fatto alla Santa Famiglia in Prati, business end di un convento di suore, punta di diamante della sanità convenzionata romana quando si tratta di finalizzare l’esortazione evangelica dell’andare e moltiplicarsi.

Dopo una mezzoretta che stavamo lì a spupazzarci un po’ il pupo e, soprattutto, a litigare con un tiralatte, L. commenta che magari qualcuno potrebbe pure venire ad aiutarla a fare queste cose. E aggiunge: “Pensa che in Olanda, hai per dieci giorni un’ostetrica a tua completa disposizione pagata dallo Stato…” Neanche il tempo di commentare che, a proposito di civiltà, in Olanda ci sono anche gli zoccoli, i mulini a vento, i pattini d’argento, i tulipani, il calcio totale e, soprattutto, il fumo legalizzato, e arriva una tizia (la caposala? quisas…). che solenne punta A. e le dice: read more

Tutti possono fare tutto

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In altri tempi, mi sono scagliato contro quelli che pensano di spostare montagne mettendo i “Mi piace” sui post di Facebook.

Il problema è semmai che c’è gente che pensa di fare la rivoluzione mettendo (o raccogliendo) Like su Facebook, azione che – diciamocelo – più passiva non potrebbe essere, una specie di Maalox della coscienza.

(Spesso, aggiungo, il “Like” viene messo su immagini fatte alla bell’e meglio con Paint o giù di lì, segno che per avere tanti Like bisogna pescare fra chi è allergico alla parola scritta…) read more

Fascio a me?

Questo post ce l’avevo in canna da tempo.

Tempo fa, un amico su Facebook, in risposta questo post (abbastanza profetico, tra l’altro), mi dava del “fascista”. Me lo dava, va detto/voglio sperare, per amor di polemica, visto che io davo del “fascista” al suo (più o meno) Grillo.

Cambio di inquadratura. Paolo Di Canio diventa allenatore del Sunderland e David Miliband, esponente di spicco del Partito Laburista inglese, si dimette dal consiglio di amministrazione di quella società calcistica, con questo comunicato (molto civile, secondo me): read more

Buddy ‘o animale

Play it again, Buddy

Mi sono più volte riproposto di parlare (male), qui sul blog, dei documentari di Sky. Devo premettere, nonostante quanto sto per scrivere, che ne sono un consumatore compulsivo, almeno per quelle volte in cui sto dedicando la mia attenzione ad almeno un’altra attività: guardare solo loro, a parte farmi venire voglia di parlarne male, mi fa notare troppo la pubblicità odiosa di cui sono infarciti.

Un giorno dovrò parlarne come dio comanda: parlare, per esempio, del fatto che sono fatti da americani per americani e quindi ripetono gli stessi concetti di base almeno venti volte nell’ora a loro disposizione, della iper-drammatizzazione delle cose più banali, delle traduzioni alla cazzo di cane, dei toni da esotismo ottocentesco con cui si dà conto (in italiano!) di cose che per noi italo-europei sono normalissime (*), del fatto che prima di far parlare uno scienziato qualsiasi bisogna farlo vedere affaccendato con fiale e provette, del fatto, infine, che la maggior parte di questi documentari parla di cose di cui a noi non ce ne frega una beata mazza: armi da guerra per uso personale, customizzatori di moto ottocentesche (i.e. Harley), distillatori di frodo del Kentucky, sfasciacarrozze newyorchesi, svuotatori di cantine  e davvero poco altro. Parlare di tutto questo è difficile almeno per me, perché ci sono una marea di micro-esempi, a loro modo indigeribili, che però ho sempre l’impressione che non riescano a trasmettere bene potenza al mio sdegno, soprattutto a chi non sa di cosa si sta parlando. E poi sono talmente tanti che finirei fatalmente per scrivere solo degli ultimi in ordine di tempo, tralasciando le perle del passato. read more