Di ritorno

Sono stato una settimana in giro per l’Europa per motivi di lavoro. A parte il gusto di andare in esilio preventivo, visto che le urne erano ancora chiuse, sono tornato più depresso di quando sono partito e i post sottostanti dicono una parte della storia.

Pur avendo portato la macchina fotografica, non ho fatto molte fotografie. Come sempre. Sia il ricordarmi di prendere la macchina quando esco, sia il fermarmi a scattare una foto, sono azioni  per le quali mi mancano i cablaggi nel cervello.

Ho fatto tuttavia alcune importanti scoperte che vorrei condividere con voi lettori.

1) Se c’è traffico fitto sul raccordo di Parigi (che si chiama Périphérique, ed ha palazzi ai due lati della strada) le moto e i motorini viaggiano con le quattro frecce accese. Io non ce l’ho le quattro frecce sulla moto e mi sono sentito inadeguato.

2) Quando ti portano il salato, al ristorante, ti dicono Bon Appétit, quando ti portano il dolce ti dicono Bonne Dégustation. Forti ‘sti francesi.

3) Le moto dei francesi sono moto serie. Praticamente non esistono naked e supersportive, si vedono le piccole cilindrate, bandit, moltissimi transalp vecchi e v-strom, enduro vecchiotti, VFR, TDM e ho visto addirittura una Aprilia Futura (che in Italia ne avranno (s)vendute due, sì e no).

4) In Germania, invece, sono stato ad un luna park vero. Diverso dal Luneur (e ci vuole poco), ma anche diverso da Gardaland e compagnia, perché non era un parco a tema, ma attrazioni singole, destrutturate e soprattutto smontabili e caricabili su camion.
Dal punto di vista tecnologico, c’erano cose che io non ho mai visto che solleticavano la mia ormai conclamata “paura del vuoto”. Le cose qui sotto sono solo alcuni delle cose assassine che ci stavano. In particolare, la giostra da fiera, quella con le catenelle, volgarmente chiamata “calcinculo”, che a me fa paura pure raso terra, lì roteava felice su un traliccio a 40 metri di altezza.

Fruhling
5) Sempre alla FrühlingFest di Stoccarda, ho assistito ad un fenomeno inquietante. Nell’ameno consesso di bevitori di birra in piedi sui tavoli, con orchestrina e musichette in tedesco, equivalenti a “L’amico è” e “Il ballo del qua qua”, quando ormai tutto era pronto per invadere la Polonia la mattina dopo, è successo l’incredibile.
L’orchestra ha attaccato Summer of ’69 di Bryan Adams e tutti, mamme sessantenni, giovinetti adolescenti, semipunk, gruppi di trentenni, tutti, insomma, hanno cominciato a cantarla a squarciagola,  in inglese ovviamente, davvero coinvolti, agitando i pugni in aria… Sembrava una scena di Footloose, completamente fuori contesto e con circa 25 anni di ritardo.
E’ una canzone che a me piace molto, ma che ritenevo relativamente di nicchia. Sapere che è un inno  cross-generazionale di una nazione intera, nonostante la diversità della lingua, mi ha fatto effetto. E bravi.

6) L’outlet di Stoccarda non è un outlet come quelli nostri, con il paese finto, tipo ghost-town del west, col parcheggione intorno. E’ un paese vero, con i semafori, il comune, i parcheggi comunali in cui molti dei negozi sono negozi outlet e i centri commerciali sono dei mega outlet. Il tutto comunque molto destrutturato e di passeggio, oltre che di verkauf. E’ sempre un casino e se piove sono cazzi, ma è un po’ più a misura d’uomo e manca l'”effetto recinto”.

7) In Germania hanno un occhio di riguardo per chi ha la moto arancione. Infatti ho trovato e comprato questi.

8) Infine, forse c’è stata una recrudescenza dovuta ai Tokio Hotel (dio ci scampi), ma dopo la moratoria sulla pena di morte (condivisa da questo blog) e quella sull’aborto (non condivisa da questo blog), sento il bisogno di promuovere una battaglia di civiltà, la moratoria contro i parrucchieri tedeschi. Per favore. Abbiate pietà.

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Un commento su “Di ritorno”

  1. “L’orchestra ha attaccato Summer of ’69 di Bryan Adams e tutti, mamme sessantenni, giovinetti adolescenti, semipunk, gruppi di trentenni, tutti, insomma, hanno cominciato a cantarla a squarciagola”

    Ecco, qui ti ho invidiato.

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