“Credo nella mia cultura” (cit.)

Non sapendo cosa fare, stasera, uscito dall’ufficio alla solita ora, me ne sono andato a casa vedere Sanremo… Beh, non proprio con questo imperativo categorico, però, sai com’è…
Rai Storia il venerdi non fa documentari, ma uno sceneggiato d’annata, gli altri canali Rai sono oscurati che non sia mai si vedesse un pezzetto di Olimpiade sul satellite gratis…
Insomma, c’era solo Sanremo. Per il bene del paese andrebbe oscurato anche lui, ma evidentemente la nostra posizione sullo scacchiere mediterraneo (su cui, bonario, veglia Hot-bird) è compromessa a tal punto che dell’”immagine dell’Italia” non gliene frega più niente a nessuno.

Cosa ho visto?
Ho visto un ciccione sudato che cantava, nel visibilio dell’impupazzatissimo pubblico dell’Ariston, una canzone inutile con una musichetta già sentita (pubblicità? boh…);
ho visto un comico (?) che sicuramente non faceva ridere, ma che ballava molleggiato e diceve cose che non si capivano;
ho visto una televendita del Philadelfia (?!);
ho visto una buzzicona bionda che intervistava un’altra strappona di nome Jennifer Lopez (non posso dire di non conoscere il nome, ma che cosa faccia e abbia fatto in passato non  saprei dire e, dalla qaulità dell’intervista, sembrerebbe nemmeno lei);
ho visto un soggetto con i capelli unti cantare una canzone furbetta con tanto di bambina al seguito (ma perché i bambini in TV ogni tanto li “censurano” e ogni tanto no?)…

Fin qui tutto bene, solite zozzerie, solito provincialismo, solita povertà intellettuale, solita noia.

Poi, sono entrati loro, il trio, e hanno cantato di tradizioni, di cultura, di Cannavaro e Lippi, e mentre ero lì che mi chiedevo con cosa potevano fare rima pizza, baffo nero e mandolino, sono apparse le immagini delle nottimagichediberlino e si è addirittura materializzato Lippi, in un completo nero truzzissimo, a benedire pastoralmente lo scempio.
Il pubblico ha fischiato malamente e io ho pensato per una frazione di secondo che ci fosse ancora speranza per tutti noi, ma poi i fischi si sono chiarificati in un “Cassano! Cassano!” e ho dovuto spegnere… Fortunatamente, avevo ancora qualche CSI da parte.

Ogni tanto, mentre Grissom squartava cadaveri e spolverava scovolini del cesso alla ricerca di impronte, davo un’occhiata al blog di Assante e Castaldo su Repubblica.it.
Molto autoreferenziale e alla lunga noioso, come Sanremo del resto, ma utile per sapere se la monnezza sta traboccando o rimane al di sotto dei livelli di guardia. Se lo guardano loro, posso evitare di guardarlo io.

Qui ho scoperto che Sanremo da due o tre anni è monopolizzato da personaggi para-televisivi provenienti dai “programmi che piacciono ai giovani”, tipo Amici, X-Factor e altre nefandezze nazional-artistico-popolari.
Qui si apre lo spazio a una riflessione: se Sanremo se lo vedono i vecchi, tanto è vero che il premio per chi paga il canone rai è la poltronissima all’ariston (e c’è ancora chi cerca altri buoni motivi per non pagarlo…), perché vincono i giovani che piacciono ai giovani? Io azzarderei due possibili interpretazioni del fenomeno: uno, perché gli ricordano il nipote, due, perché cantando delle canzoni di merda, che sono le stesse che si sono sempre cantate a Sanremo dai tempi degli Etruschi, sono dei giovani ammaestrati e quindi rassicuranti, probabilmente più dello stesso nipote.

In cauda venenum, ha vinto la sezione-giovani un giovane, tale Tony Maiello (con quel nome, in altri tempi sarebbe emigrato in Belgio a spalare carbone), prodotto di X-Factor, scoperto, prodotto e lanciato da una certa Mara Maionchi.
Di costei, che io non avevo mai sentito nominare, Assante e Castaldo riconoscono il fiuto e la lungimiranza e rilevano la potenza con cui fa sistematicamente vincere i suoi pupilli. Io sono andato su wikipedia e ho scoperto che questa Mara Maionchi non ha nemmeno una faccia conosciuta, ma soprattutto che devo essere proprio un intellettuale snob di merda, visto che è “oggetto, in più programmi televisivi, di simpatiche parodie, che sottolineano il suo carattere pugnace e la sua propensione al turpiloquio”.

O tempora, o mores.

PS: il titolo del post, forse non siete ancora pratici, ma è un immortale passaggio della canzione del trio (principe + pupo  + tenoretto) e, beffa oltre al danno, è un pezzo che canta il principe.

 Credo nella mia cultura (cit.)

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2 pensieri su ““Credo nella mia cultura” (cit.)

  1. Jedan58

    Oltre al danno, la beffa ed un minimo grado di plagio…visto che le note del ritornello della canzone del trio monnezza somigliano troppo al Don Chisciotte di Guccini…

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  2. utente anonimo

    …sono sempre i migliori che ci lasciano…

    "cute people all over the world. If you’re out there and you’re cute, maybe you’re beautiful. I just want to tell you somethin’ — there’s more of us UGLY MOTHERFUCKERS than you are, hey-y, so watch out. "

    tua
    Clod

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