Corrispondenze balcaniche

Sono in Albania.
Non so bene per quanto e non so bene perché. Può essere per tanto e perché sono indispensabile, ma può anche essere che abbiamo scherzato, che qui serve tutt’altro e passerò a breve ai saluti. Oppure stanno bene così… Punto.
Ho girato come una trottola tutto il giorno e non ho avuto grandi occasioni di notare cose particolari, sempre preso dalla mia (presunta) missione qui.
Ma, forse, il non notare nulla di sensazionale (quelle cose da scrivere ASSOLUTAMENTE sul blog, per dire) è già una notizia in sé, per una corrispondenza da un paese almeno dieci volte più famigerato che famoso.

Io, pur non essendo un esperto di paesi in via di sviluppo, sono per indole e per cultura “di bocca buona” nel senso che non mi aspetto mai il peggio da nessuno e che il mio concetto di “peggio” di solito è abbastanza estremo ed è difficile trovarlo. Anche la Libia, sia Tripoli, sia quella profonda, non mi aveva fatto un brutto effetto qualche mese fa…
Certo faceva caldo, certo la monnezza puzzava, certo i palazzi erano bruttarelli e le strade sfondate, certo Gheddafi mascherato da drag-queen incombeva da ogni palazzo, ma decisamente tutto ben al di qua della soglia della mia meraviglia.

Qui, per quel poco che ho visto, c’è una vivacità anarchica che non offende il mio senso estetico (esigente, come sapete, quando si tratta di persone) e, aggiungo, non è molto diversa da quella che ci potrebbe essere in certe lande del nostro meridione, se solo, oltre ad essere pervicacemente anarchici, provassero ad essere anche “vivaci”.

Capannoni storti, abuso della lamiera ondulata, una fioritura di autolavaggi, benzinai e auto-accessori, insegne fatte con lo spray, semafori ignorati, finti o (misteriosamente) privati della lampada dell’arancione, cassonetti bruciacchiati, traffico assassino e su tutto loghi di brand conosciuti, anche se non propriamente “globali”…
Insomma, uno sviluppo frenetico, caotico, abusivo, grigiastro e colorato allo stesso tempo , ma, diciamolo, italianamente “all’amatriciana”, perché, come tutti sanno, il riferimento è il nostro paese di bengodi… Contenti loro.

A parte i semafori senza il giallo, la mobilità a Tirana (ma anche Durazzo non scherza) è un incubo (la nostra referente albanese: “Non è un consiglio, è un ordine: se avete la macchina DOVETE avere l’autista. Troppo casino, troppi cellulari, troppe cose c’avete da fare per mettervi pure a guidare”…

Quanto alla viabilità, anch’essa è un incubo, ma di tipo diverso. Uno (io) si immagina il lascito urbanistico del socialismo reale come una permutazione qualsiasi della terna “gigantismo, spazio (vuoto), fatiscenza”…
Beh, a Tirana la fatiscenza c’è tutta anche se è una fatiscenza molto “viva” (che su un immaginario asse, la posizionerebbe all’estremo opposto rispetto a Chernobyl…), mentre manca completamente lo spazio (vuoto): di vialone ce n’è uno, forse due, di piazza TienAnMen-equivalente ce n’è una, ma è decisamente buttata là…
Tutto il resto è un rincorrersi di stradelle strette (le macchine in doppia fila non aiutano), sterrate, senza uscita e pozzangherose, angoli acuti, e, soprattutto, planimetrie ubriache. In questo dedalo inatteso Mandrione-style, va notato, il traffico ha un disturbante moto browniano, ma – ed è questa forse la cosa più strana – è inspiegabilmente silenzioso. Come se avessero amputato a tutti il clacson e, ciononostante, li avessero comunque condannati a sfiorarsi, evitarsi, sorpassarsi, parcheggiarsi in un silenzio quasi mistico, che non fa che aumentare il disagio del viandante (io).
Quanto alla grandiosità, si potrebbe fare decisamente di più… Il travertino bianco, almeno in origine, c’è, ma riveste palazzi senza grosse pretese: qualche residenza ufficiale bassotta e senza balconi (una specie di viale Libia a tre piani), uno stadio pre-Italia90 e forse anche pre-Heysel, un palazzo dei congressi con gli infissi in alluminio. Ma tant’è… Comunisti sì, ma erano anche isolati, poveri, agro-pastorali e, soprattutto, pochi.

Passando agli interni, si notano due o tre cose inquietanti. I soffitti sono bassi, ma bassi veramente; le finestre non sono un requisito fondamentale per rendere abitabile una stanza; le scale del palazzo sono prive di balaustra… Forse per scoraggiare l’abuso di alcolici ai piani più alti… Chissà.

Le infrastrutture (telefoni, comunicazioni, strade) sono a prima vista in mano ad aziende (para)statali semi-monopolistiche, a loro volta controllate da ex-apparatchik con i quali in un modo o nell’altro bisogna scendere a patti… Generalmente pagando il meno possibile. In tutto questo però stanno sviluppando da qualche anno un progetto di e-government che pare stia avendo un discreto successo…
L’ultima è il consiglio dei ministri “a distanza” (video-conferenza?) che sarebbe una figata, se non fosse che ministeri e residenze dei ministri sono tutte a pochi metri di distanza l’una dall’altra… Se hanno paura ad attraversare la strada, non hanno però tutti i torti…

Vi lascio con un episodio bizzarro, che ancora non ho ben analizzato. Incontriamo un agente immobiliare con cui avevamo avuto rapporti qualche tempo fa, insomma i miei colleghi lo conoscevano almeno di vista…
Ciao, ciao, come stai? Tutti amici, pacche sulle spalle e subito si raccontano i recenti avvenimenti (un nostro collega ha avuto un brutto incidente qui in Albania e se la sta ancora vedendo brutta)…
Noi: “*** è a rischio infezione, ha molte ossa rotte, insomma molto grave…
Lui: “Ah… mi dispiace… Che brutta cosa… L’ho letto sul giornale…
Noi “Ora ha la febbre alta,…
Lui (giuro): “Una puttana mi ha rubato 500 euro… Ci andavo da tanto tempo e poi l’ultima volta mi ha rubato 500 euro…
Noi: “500 euro?!
E poi ha ricominciato a interessarsi alle condizioni di ***.

Saranno associazioni di idee balcaniche… Ancora non le capisco.

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